Lupiae Servizi, avanti in extremis. Nuova ricapitalizzazione ma la maggioranza sbanda

Manca una relazione contabile sul piano industriale e il centrosinistra avanza richiesta di sospensiva mentre il Nuovo Centro Destra chiede il ritiro della delibera. L'atto arriva in tutta fretta tra mille polemiche. Alla fine 17 i voti favorevoli

Paolo Perrone.

LECCE – Via libera al piano industriale e alla ricapitalizzazione di Lupiae Servizi. Ma sul voto a colpi di maggioranza pesa l’assenza del Nuovo Centrodestra e le riserve, esplicite e tacite, all’interno delle forze della coalizione di governo. Tanto che il consigliere di Lecce Città del Mondo, Gianluca Borgia, ha chiesto di procedere con l’appello nominale e con l’annotazione degli assessori presenti (Coclite, Delli Noci e Monosi).

Già prima dell’inizio del consiglio comunale gli esponenti del centrodestra si erano seduti attorno al tavolo della sala giunta per cercare di smussare i toni inaspritisi ieri In commissione Bilancio, infatti, aveva tenuto banco la polemica, sostanzialmente tutta interna alla maggioranza, su costi del management della società interamente partecipata dal Comune di Lecce e sulla mancanza della “certificazione” di fattibilità del piano industriale. In gergo tecnico si chiama asseveramento e implica l’intervento di un professionista indipendente ed era stata richiesta dai revisori del Comune di Lecce nel parere messo a verbale il 13 marzo a proposito della ricapitalizzazione di Lupiae.

Loredana Capone, a nome del centrosinistra, ha chiesto in apertura dei lavori la sospensiva sostenendo, appunto, che non si potesse procedere senza che il piano industriale venisse asseverato: l’esponente del Pd ha ricordato come tutti i precedenti impegni programmatici sulla Lupiae fossero miseramente falliti, annunciando pareggi di bilancio per poi ritrovarsi con perdite di esercizio, tanto da indurre i revisori di Palazzo Carafa a sollecitare che alle rinnovate intenzioni di buona gestione facesse da complemento il sigillo di un terzo sulla ragionevolezza e sulla attendibilità del piano.

Suscitando una certa sorpresa, il consigliere del Nuovo Centro Destra, Giuseppe Ripa ha chiesto il ritiro della delibera anche perché “carente”. Ma già nell’intervento precedente, quello di Angelo Tondo di Forza Italia – colonna portante dell’amministrazione -, era emersa la convinzione che l’asseverazione fosse necessaria e che al massimo si sarebbe potuto procedere ad approvazione con riserva. E mentre l’assessore Monosi faceva la spola tra i banchi della maggioranza per cercare di superare l’empasse, la discussione si è incentrata sul tipo di professionista idoneo, secondo la legge, a procedere alla “certificazione”.

Per l’opposizione sarebbe dovuto essere, senza dubbio, esterno all’amministrazione e soprattutto alla Lupiae Servizi, su cui sarebbe stato chiamato a giudicare: Carlo Salvemini, di Lecce Bene Comune, richiamandosi alla normativa fallimentare in vigore, ha sollecitato l’amministrazione a non essere “superficiale” e a non presumere di essere infallibile. Monosi ha invece sostenuto che anche lo stesso revisore dell’azienda avrebbe potuto asseverare il piano. E così ad Antonio Carlà, revisore legale unico, è stato chiesto di redigere la relazione: il documento è poi arrivato intorno alle 14, tre ore dopo l’avvio della discussione. Nel frattempo la maggioranza ha cercato di prendere tempo: D’Autilia, capogruppo di Forza Italia, ha chiesto di passare ai successivi punti all’ordine del giorno, Antonio Lamosa (Lecce Città del Mondo), ha invitato il presidente del consiglio, Alfredo Pagliaro, a concedere alcuni minuti di sospensione per chiarire meglio la vicenda. E’ stata soprattutto la capogruppo di Io Sud, Francesca Mariano, a spingere perché il dibattito proseguisse verso la discussione nel merito del piano industriale.

Il sindaco, Paolo Perrone, ha messo l’accento sul versante politico della questione arrivando a porre una sorta di prendere o lasciare all’opposizione: “Mi impegno a ritirare la delibera, in attesa dell’asseveramento, se voi vi impegnate a votare il piano industriale e la ricapitalizzazione una volta ottenuto il parere positivo”. Secondo il primo cittadino, solo in questo modo si sarebbe chiarita la natura della condotta del centrosinistra, avendo lui il sospetto che la finalità fosse mettere il bastone tra le ruote di un provvedimento senza il quale si sarebbero innescate conseguenze gravi per l’azienda e quindi per i lavoratori. Ne è nato un braccio di ferro, con repliche molto determinate di Antonio Torricelli e di Loredana Capone che hanno ricordato al sindaco come la città intera, cioè i contribuenti leccesi, abbiano ripianato nel corso degli anni circa 16 milioni di euro a furia di ricapitalizzare le conseguenze di una pessima gestione della Lupiae, controllata dal centrodestra sin dalla sua nascita.

commissione_turi 001-2Alla fine il piano è stato approvato con 17 voti favorevoli (maggioranza meno Ncd), 5 contrari (il centrosinistra), e un astenuto (Melica, Udc). E con una grande assunzione di responsabilità da parte del revisore unico di Lupiae Servizi. Via libera – questa volta con l’astensione dell’opposizione – agli emendamenti che la maggioranza aveva concordato sin dalla mattinata: tra di essi quello che abbassa i costi del management da 290 a 189mila euro annui, confermando però un incremento nella retribuzione del presidente, Tatiana Turi (nella foto, accanto), che ha assunto su di sé anche molte delle funzioni esercitate dalla figura del direttore generale, di recente eliminata dall’organigramma societario.

Stessi numeri in sede di votazione per la ricapitalizzazione: ma anche qui punti di vista diametralmente opposti. Per Salvemini si sarebbe potuto procedere solo alla ricostituzione del capitale minimo, a garanzia dei creditori, ma i rapporti di forza non concedono ulteriori margini di discussione e l’amministrazione incassa il sì anche alla seconda delibera. Resta in sospeso l’ordine del giorno, illustrato dallo stesso capogruppo di LBC, sulla possibilità di intraprendere, da parte del Comune di Lecce, un’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori della società che hanno determinato la perdita registrata nell'ultimo esercizio: in quel momento i consiglieri di maggioranza avevano già lasciato l'aula.

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A margine del consiglio la soddisfazione del rappresentante della Cisal, Luca Panico, che ha voluto ringraziare la presidente Tatiana Turi per la sua vicinanza alle ragioni dei lavoratori, chiamati a fare sacrifici per contribuire al salvataggio dell’azienda.

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