Provincia, consiglio fermato dalla protesta dei lavoratori: chiesto lo sgombero

Mattinata di grande tensione a Palazzo dei Celestini. La discussione su tagli all'organico e ai costi è stata sospesa quasi subito: aula imbandierata e gremita da dipendenti e addetti di Alba Service che occupano la sede e Palazzo Adorno da venerdì scorso

Forze dell'ordine in aula consiliare a Palazzo dei Celestini.

LECCE - Tanta è la tensione che è stato chiesto al personale della Digos di sgomberare l’aula consiliare. E mentre la protesta dei lavoratori montava, ogni minuto di più, è stato deciso di sospendere la seduta del Consiglio provinciale. Come era prevedibile, quella di oggi è stata una mattina di nervosismo generalizzato a Palazzo dei Celestini. L'assise convocata per discutere dei tagli di organico e di risorse è stata sospesa e rinviata a data da destinarsi per le proteste dei lavoratori, quelli direttamente dipendenti dall’ente e quelli di Alba Service che, per rivendicare gli stipendi di gennaio e le certezze sul futuro della società partecipata, da venerdì occupano anche Palazzo Adorno, sede della giunta. Ma a dar man forte nella protesta erano presenti anche i colleghi delle società Nuova Salento Energia ed Axa.

L'esposizione da parte del presidente, Antonio Gabellone, della situazione economico-finanziaria dell'ente ha preso il via in una sala gremita e addobbata con le bandiere sindacali, è durata poco. Al grido di “dimissioni, dimissioni”, i consiglieri hanno lasciato l’aula per mezz’ora senza farvi più ritorno. Si è sfiorata la rissa e sul posto sono intervenuti gli agenti di polizia. I nervi, del resto, erano già tirati al massimo sin dalle prime ore della mattinata: ancor prima che la seduta straordinaria avesse inizio, infatti, una parte dei dipendenti dell’ente (che conta 563 unità) ha deciso di occupare la sala consiliare con il preciso intento di non far passare la delibera incriminata, ‘indirizzi per far fronte alla crisi economico – finanziaria’,  collocata al terzo punto dell’ordine del giorno.

Dall’atrio di Palazzo dei Celestini, contemporaneamente, i sindacalisti scaldavano i motori: la recriminazione iniziale, rivolta all’amministrazione guidata da Gabellone, è di aver tirato dritto su un atto di indirizzo politico così importante, senza consultare le parti sociali. La concertazione preliminare, oltre ad essere un preciso “dovere morale”, è dettata da precise disposizioni di legge: “L’ente si è rivelato sordo alle nostre richieste e incapace di intrattenere rapporti sindacali, nonostante si tratti di un tema così delicato ed importante: se la delibera dovesse passare, si verificherebbe il collasso irreversibile dei principali servizi gestiti dalla Provincia”. La sforbiciata prevista dalla bozza è pari al 60 percento su costi vari (cancelleria, carburanti, luce, gas e via dicendo) che andrebbero a sommarsi alle restrizioni imposte, nel 2014, dalla ‘spending review’. Impossibile, o quasi, dunque, garantire un servizio efficiente per l’utenza.

E lo sa bene anche il presidente Gabellone che non ha mai fatto mistero del rischio “collasso” e della difficoltà di garantire i servizi essenziali a partire dal 1° gennaio 2015. Lo stesso amministratore ha ribadito la propria posizione nel corso della breve introduzione della seduta: l’effetto combinato della legge Delrio (che mira a ridefinire le funzioni degli enti provinciali) e della manovra finanziaria ha determinato una situazione di caos, seppur temporaneo, che si sbloccherà solo quando la Regione Puglia interverrà a fare chiarezza sulla distribuzione delle competenze.

Si parla dei servizi essenziali di manutenzione delle strade, edilizia scolastica, pari opportunità e politiche ambientali: finora la decisione sull’affidamento tra i diversi enti locali è stata rinviata. Procedendo di proroga in proroga, fino all’ultima conferenza Stato-Regioni. E l’osservatorio adibito a tale scopo, composto da sindacati, Anci, Upi e Regione, sta ancora vagliando le carte. L’unica certezza rimane quella dell’entità dei tagli progressivi nei trasferimenti alle Provincie d’Italia: un miliardo nel 2015, 2 miliardi nel 2016 e 3 miliardi nel 2017.  Il bilancio di Palazzo dei Celestini, in premessa, già soffriva di una decurtazione di 5 milioni di euro datata 2014, cui si aggiungeranno i tagli fissati dalla legge di Stabilità: quindi meno 15 milioni e 700 mila euro l'anno prossimo, meno 31 milioni di euro di trasferimenti nel 2016 e ben 46 milioni di euro tagliati nel terzo anno.

Se il perimetro economico entro cui ci si potrà muovere risulta a dir poco soffocante, sindacati e dipendenti non hanno dubbi rispetto alle priorità d’intervento: eliminare innanzitutto gli sprechi, i privilegi, e gli incarichi superflui (vedi lo “staff esterno del presidente”), cominciando dalle spese “inutili” del riscaldamento di palazzi utilizzati poco e nulla (Adorno, Colonna, Cicolella). Anziché, spiegano Rsu e parti sociali, rivalersi sull’utenza (vale la pena di ricordare il recente scandalo delle scuole al gelo per la razionalizzazione del gas) e sugli stessi lavoratori che temono una decurtazione sugli stipendi tale da affamarli.

Del medesimo avviso sono i consiglieri di opposizioni che parlano di decisioni “calate dall’alto, senza possibilità di discussione” e denunciano un lavoro dell’amministrazione di Palazzo dei Celestini “approssimativo e finalizzato a interessi politici, considerato che l’osservatorio regionale attende ancora un piano dei servizi e del personale credibile”.

Un’altra lettura politica della giornata è affidata alla vicepresidente  Simona Manca che denuncia un atteggiamento scandaloso del sindacato: “Oggi, dopo un incontro con i rappresentanti provinciali di tutte le sigle sindacali, in cui si era concordato un rinvio della discussione della delibera, la Cgil, con evidente ed esclusivo scopo auto promozionale, e strumentalizzando le preoccupazioni dei lavoratori, li ha fomentati fino a provocare pesanti attacchi al presidente Gabellone e ai consiglieri di maggioranza presenti”.

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“L’azione della Cgil, intervenuta dopo l’assenso del presidente della Provincia e di tutti i sindacati al rinvio della delibera, probabilmente concordata in precedenza in altre sedi, è stata di una viltà e di una scorrettezza inaudite – prosegue -. Non si possono strumentalizzare le ansie e le preoccupazioni dei lavoratori, di cui Gabellone e la sua maggioranza, con senso di responsabilità, si stanno facendo carico”.

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