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Litigi post elettorali, il consiglio di Salvemini: "Il partito è un'idea da servire"

Non appena si è delineato il responso delle urne, con il successo di Blasi, il secondo posto di Abaterusso e lo scontento degli altri, si sono riaccese le polemiche sulla gestione della segreteria provinciale. L'esponente di Lecce Bene Comune invita alla calma

LECCE – Le lacerazioni interne al Partito democratico salentino e successive all’esito delle elezioni regionali hanno invaso anche i social network. Talvolta con uscite di pessimo gusto. L’affermazione di Sergio Blasi che è risultato essere il candidato più votato in Puglia, e il conseguente secondo posto di Ernesto Abaterusso, sono diventati tasselli del dibattito sulla segreteria provinciale.

Salvatore Piconese, sin dai suoi esordi alla guida del partito salentino, convive con una minoranza composita e piuttosto rumorosa che nel dato di Blasi ha letto in maniera inequivocabile un segno di incoraggiamento nel tentativo di imporre una nuova linea politica. Poi ci sono gli scontenti, come Loredana Capone che pur ottenendo quasi 13mila preferenze, non è riuscita a conquistare il seggio, e anche i delusi, ben al di sotto del risultato atteso.

Tutto questo non passa inosservato all’opinione pubblica che fa fatica a spiegarsi la irrefrenabile litigiosità di un partito che è il primo in Puglia e anche in Italia. Spettatore interessato è Carlo Salvemini, consigliere comunale di Lecce Bene Comune, uscito dal Pd nel 2010 ma rimasto in rapporti di reciproca stima con molti suoi dirigenti e militanti. L’esponente della sinistra progressista ha rivolto una sorta di appello ai “compagni” di una volta attraverso la propria pagina Facebook parlando “da elettore e amministratore che con voi condivide uno spazio politico che non è naturalmente impermeabile alle vostre vicende: che piaccia o no i veleni, le accuse, gli attacchi che vi rivolgete riverberano sull'immagine che si da alla cittadinanza di uno schieramento di forze che con voi governa in tanti comuni e alla Regione”.

“Dividetevi pure. Non spegnete il vostro dibattito. Non censurate i vostri pensieri. Purché tutto ciò che dite, precisate, puntualizzate abbia un interesse che vada oltre la sede della vostra federazione e sia capace di parlare agli altri. Purché questa vostro animus pugnandi sia rivolto ad esprimere idee di governo, priorità programmatiche, opzioni politiche e non alla denigrazione reciproca. Se non riuscite a dare un profilo diverso a questo litigio camuffato da dibattito nel vostro interesse vi dico: abbandonate i media e silenziate i social perché i danni che state producendo non sono quantificabili in termini di consenso (che pure vi ha premiato alle urne), ma di perdita di immagine, autorevolezza, credibilità che sono i valori più preziosi per una comunità politica”.

“Io non penso che ci sia qualcuno che possa salire sul pulpito e dare agli altri una lezione di coerenza, di rigore, di infallibilità. Per una ragione semplice: chiunque ha memoria politica e onestà intellettuale sa - o dovrebbe sapere - che le sofferenze e i veleni di oggi sono il frutto di semine trascorse sbagliate; che chi oggi viene indicato come avversario fino a poco tempo fa era alleato; che le decisioni prese nel tempo e che oggi presentano il conto sono state il frutto non solo di indicazioni espresse ma di silenzi complici, di alleanze occasionali, di opportunità e convenienze. Lo dico senza alcuna valutazione denigratoria, sia chiaro. Ma per semplice necessità di ricostruzione”.

“Per questo penso che nel vostro interesse - e non solo - sia più utile chiudersi in assemblea, guardarsi negli occhi, parlarsi con il linguaggio della verità.  Alla fine, io penso, potreste scoprire che siete più comunità di quanto immaginate perché è tantissimo ciò che vi accomuna:  non solo in termini di valori condivisi ma anche di errori e scelte. Che vi tiene legati gli uni agli altri più di quanto siete capaci di accettare”.

“Uscire da una situazione cosa lacerata diviene impossibile se qualcuno pensa di essere monumento di virtù politiche; praticabile se, nella consapevole ammissione dei propri errori, ci si sente portatori di una parte della responsabilità. Naturalmente non è sufficiente. Per riportare armonia, entusiasmo, passione, rispetto ci vuole altro: dirigenti nuovi capaci di esserne espressione autentica; un'idea di partito da servire e di cui non servirsi, di strumento utile a raggiungere interessi plurali e non solo obiettivi individuali, di programmazione politica e non di pianificazione di carriere”.

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