Mercoledì, 16 Giugno 2021
Politica

Conti in rosso, maggioranza blinda Macculi e rilancia

I gruppi consiliari che sostengono l'amministrazione Gabellone estendono l'invito al confronto "carte alla mano" al Partito democratico: "Contro l'assessore non hanno nemmeno protocollato la sfiducia"

I capigruppo della maggioranza riuniti a Palazzo Adorno, al centro Biagio Ciardo (foto di archivio).

LECCE - Alla richiesta di una formale mozione di sfiducia nei confronti dell'assessore al Bilancio, Silvano Macculi, la maggioranza di centrodestra alla Provincia di Lecce risponde in maniera compatta attraverso un documento che porta la firma di Biagio Ciardo (Pdl), Mino Miccoli (La Puglia prima di tutto), Salvatore Polimeno (Azzurro popolare), Carlo Merenda (Udeur), Tonino Rosato (Progetto Provincia) e di Severo Martini e Paolo Cairo (Gruppo misto).

Non un semplice difesa d'ufficio, si evince leggendo il comunicato, ma un vero e proprio rilancio che parte del disvelamento di un bluff. "Non ci sarebbe neppure la necessità di esprimere solidarietà dopo l'ultimo attacco frontale del gruppo consiliare del Partito democratico; non fosse che lo stesso Pd non ha avuto neppure il buon gusto istituzionale di protocollare in Provincia questa presunta mozione di sfiducia verso l'assessore Macculi, della cui esistenza apprendiamo solo attraverso i mezzi di informazione".

Il centrodestra, dopo aver fatto accenno ai meriti del responsabile delle finanze di Palazzo dei Celestini nel contenimento della spesa, nel taglio agli sprechi e nella gestione attenta delle società partecipate, lancia per la seconda volta (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=29322), platealmente, il guanto della sfida alla minoranza democratica: "Abbiamo già fatto una domanda all'onorevole Ria (presidente dell'ente per due consiliature, Ndr, caduta nel vuoto, che ora estendiamo al Partito democratico: accettino entrambi il confronto carte alla mano con le argomentazioni e con i risultati conseguiti dall'assessore Macculi.

Pdl e soci chiedono dunque di misurarsi "prove alla mano" con i loro oppositori perché, si conclude il comunicato, "è veramente paradossale, chiedere le dimissioni di chi risana un ente sull'orlo del fallimento finanziario".

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