Martedì, 27 Luglio 2021
Politica

Pd, è l'ora della resa dei conti: Marra, con una lettera, attacca i big

Coordinamento cittadino allargato ai candidati, ma non ci sono nè il segretario regionale nè quello cittadino che però rilancia: "Drammatico problema di legittimazione". Salvemini commenta il risultato di Lecce Bene Comune

Foto di repertorio.

LECCE - La resa dei conti nel Partito democratico leccese dalle colonne dei giornali è passata ai locali di via Tasso, sede della federazione dove però, a fare gli onori di casa, questa sera si è ritrovato il solo Salvatore Capone, segretario provinciale. Assenti Fabrizio Marra, le cui dimissioni da responsabile cittadino sono irrevocabili, ma anche il segretario regionale Sergio Blasi che ha auspicato un rinnovamento radicale del gruppo dirigente cittadino. Non c'era nemmeno Loredana Capone, che si è presa qualche giorno di riposo dopo la sconfitta elettorale, ma che ieri ha radunato separatamente prima i candidati della lista del Pd e poi quelli delle sue tre civiche per discutere del percorso da fare di qui in avanti. 

L'assenza dei protagonisti principali, tuttavia, non ha impedito che ci fossero motivi di discussione accesa e, tra questi, proprio una lettera che Marra ha voulto inviare ai partecipanti. Dopo aver rimarcato il fatto che la paternità della candidatura di Loredana Capone è da attribuire al segretario regionale, è passato all'analisi della composizione della lista: "Devo registrare che l'apporto dato in termini di proposte di candidatura, da parte di molti autorevolissimi esponenti di questa commissione è stato pressoché inesistente. Le liste non si costruiscono a colpi di bacchetta magica, ma preparando per tempo classe dirigente ed impegnando nella loro stesura tutte le migliori e più autorevoli risorse che il partito può offrire".

Marra è andato fino in fondo, chiamando in causa tutto lo stato maggiore democratico: "Le domande che oggi pongo ai big del partito, dal segretario regionale a quello provinciale, passando dai parlamentari ai dirigenti apicali del Pd leccese, è quali siano i candidati al consiglio comunale da loro votati, poiché è importante comprendere anche le ragioni profonde dell'assenza di preferenze importanti su talune candidature.  È evidente che delle due l'una, o c'è stato uno scarso impegno da parte di molti dei suindicati autorevolissimi dirigenti sui candidati, oppure questi autorevolissimi dirigenti, nonostante il loro spasmodico impegno, hanno prodotto aria.  Ciò pone drammaticamente un problema di legittimazione". Insomma, le acque in casa democratica sono più che agitate e la sortita dei "dissidenti" che ieri si sono autoconvocati in un hotel cittadino - rivendicando un azzeramento del gruppo dirigente - e che oggi hanno comunque partecipato all'incontro, ha aggiunto legna al fuoco. 
 
Carlo Salvemini: "Partiti con risorse nazionali hanno raccolto meno di noi. Ripartiamo da due consiglieri".
 
Dopo tre giorni di silenzio, a commento del risultato elettorale, è intervenuto Carlo Salvemini, il più suffragato di tutto il centrosinistra e capolista di Lecce Bene Comune che ha conquistato due consiglieri. Il cosiddetto listone da lui allestito è stato trascinato sia da Sergio Blasi che da Salvatore Capone nel calderone della disfatta generale. Un giudizio troppo severo, al quale Salvemini ha voluto replicare.
 
"In questi giorni sono stato naturalmente sollecitato ad intervenire e commentare. Ho ribadito quanto detto a caldo; non ho mai fatto riferimento ai risultati dei partiti del centrosinistra. Nè ho celebrato risultati personali o di lista. Leggo invece da giorni, e anche oggi, che ci si esercita nel definire deludente il risultato di Lecce Bene Comune, definito un listone di quattro forze".
 
"Credo sia utile, a questo punto, qualche precisazione. La nostra lista riuniva due forze politiche, Sel e Federazione della Sinistra, un associazione di cittadinanza attiva nata nel 2010, Lecce2.0dodici, ed un movimento politico formalizzatosi su base regionale a inizi 2011, la Puglia per Vendola. Non aveva consiglieri comunali-provinciali eletti tra le sue forze, nè deputati o senatori: poteva contare sulla sola presenza di un consigliere circoscrizionale uscente e di un consigliere regionale in carica (Dario Stefano, ndr)".
 
"Forse si è inconsapevolmente, da parte di tanti, sovraccaricata di attese un'esperienza che partiva da queste premesse e bagaglio di forze. Gli elettori ci hanno assegnato 2mila 511 preferenze, pari al 4.6 per cento. Abbiamo deluso? Certamente mi aspettavo anche io qualcosa di più. Evidentemente lo tsunami ha travolto anche qualche incauta speranza. Ma di qui a parlare di fallimento del nostro progetto ed evidenziare il nostro risultato per dare spiegazioni della sconfitta è esagerato".
 
"Voglio solo ricordare che partiti nazionali e movimenti locali ben più strutturati in termini di radicamente, storia, disponbilità finanziarie hanno raccolto meno di noi. Che solo 300 voti ci separano dal movimento di Io Sud, tanto per fare un piccolo esempio. Non voglio entrare nei dettagli: chi vuole capirne di più può scorrere questi dati.
Abbiamo eletto due consiglieri: uno di essi è il più votato del centrosinistra e il quarto dell'intero consiglio. Ci sentiamo sconfitti come tutti. Ma vorremmo ricevere lo stesso rispetto che mostriamo nei confronti di altri. Ciò detto rimettiamoci al lavoro tutti insieme".
 

 

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