Martedì, 27 Luglio 2021
Politica

Pronto soccorso dell’ospedale di Copertino, allarme per la carenza di infermieri

Il sindacato autonomo Fsi – Adas Sanità denuncia la situazione ai vertici sanitari, chiedendo il loro intervento. “Un’infermiera trasferita e mai sostituita, necessaria la sorveglianza 24 ore su 24 ed anche la camera mortuaria presenta problemi di gestione”

COPERTINO – L’unità operativa del Pronto soccorso di Copertino non ce la fa: mancano gli infermieri. E la carenza di personale si è aggravata in seguito alla chiusura dei punti ospedalieri vicini. La denuncia arriva dal sindacato autonomo Fsi – Adas Sanità che già alla fine del 2013 aveva segnalato la situazione mediante una nota inviata ai vertici dell’azienda sanitaria locale. La risposta del 2 febbraio aveva evidenziato come presso il Pronto soccorso del nosocomio fossero state assegnate le seguenti figure, da integrare appena vi fossero state le condizioni: un infermiere coordinatore; 20 infermieri; 3 operatori socio sanitari; 3 ausiliari specializzati. 

Nel corso del 2013 il servizio dell’ospedale San Giuseppe da Copertino è stato trasferito in nuovi locali, sicuramente più confortevoli, dove l’organizzazione del percorso delle attività è stata distinta in macrofasi (pre-visita, visita, esito). Questa iniziativa però, a detta del sindacato autonomo, non ha determinato benefici immediati, perché contemporaneamente non è provveduto ad adeguare il numero del personale medico, infermieristico e di supporto da assegnare ad ogni singola fase.

Anzi , il segretario provinciale Francesco Perrone, ha inviato una nuova comunicazione ai vertici sanitari per segnalare un lungo elenco di presunte criticità: innanzitutto un’infermiera sarebbe stata trasferita presso la Asl di Brindisi senza relativa sostituzione e, nonostante le ripetute richieste di personale di comparto e la mancata sostituzione della suddetta unità, anche un altro infermiere non avrebbe ottenuto la proroga.

“Attualmente sono assegnati 17 infermieri ed un infermiere con limitazioni ( mattina e pomeriggio a secondo dell'esigenza) e un incaricato – aggiunge il sindacalista -. Tra ferie e malattie ed infortuni si può godere di soli tre infermieri a turno, di cui uno isolato nel triage e solo due nel reparto con un livello di stress psico-fisico sempre maggiore”.

“Il Triage non ha una porta d'accesso per ‘la fuga’ ma rimane staccato dalle sale interne del Pronto soccorso – prosegue Perrone- . Le sale sono piccole e non possiedono possibilità di privacy per i pazienti in visita, sia per le sale (solo due) e l'osservazione breve con due posti letto che è una sala molto piccola e non basta per monitorare i pazienti che eseguono cardioversioni elettriche in ps e dolori toracici sempre più in aumento”.

La nota prosegue con altri rilievi: i dati degli accessi nel 2013 corrispondono a più di 37mila con incremento dei codici gialli e più volte è stata richiesta la permanenza del personale di vigilanza 24 ore su 24 a causa delle sempre più in aumento aggressioni verbali all'infermiere di triage (pubblico ufficiale).

Un altro problema specifico riguarda  la gestione della camera mortuaria relativamente alla manutenzione delle celle frigo, al possesso chiavi, all’ impegno di registrare i defunti dai vari reparti: più volte il sindacato avrebbe sollecitato la direzione sanitaria del Presidio a stilare un protocollo per la gestione della stessa camera, senza ottenere tuttavia alcun riscontro.

Per queste ragioni la segreteria Fsi Adas chiede un intervento tempestivo, al fine di poter garantire un adeguato numero di personale medico, infermieristico e di supporto da assegnare ad ogni singola fase dell’unità operativa di Pronto soccorso, con  particolare riferimento ai numeri di accesso. Contestualmente chiede di precisare quali saranno future determinazioni della dirigenza medica  relative ad una nuova organizzazione della stessa unità operativa.

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