Domenica, 16 Maggio 2021
Politica

"Il corso in Medicina opportunità unica per Lecce". Parola di chirurgo, padre e politico

Il consigliere regionale Luigi Manca interviene sulla questione aperta. Il cda d'Ateneo stima in 12 milioni di euro il sostegno necessario dalla Regione

LECCE – L’attivazione del corso di laurea in Medicina e Chirurgia, a Lecce, dipende essenzialmente dalla disponibilità della Regione Puglia a sostenere economicamente l’iniziativa. Da quando si è diffusa l’ipotesi di ampliare l’offerta formativa dell’Università del Salento con una disciplina così importante, si sono generate molte aspettative.

L’ultima seduta del consiglio di amministrazione è stata però molto indicativa dell’atteggiamento prudente dei vertici dell’Ateneo: da una parte è stato approvato il protocollo d'intesa con Asl, Comune di Lecce, Comune di Gallipoli, Ordine dei medici della provincia di Lecce, per l'attivazione di iniziative formative in area sanitaria, ma allo stesso tempo è stato espunto il riferimento al prossimo anno accademico "al fine di avere il tempo adeguato per una valutazione delle condizioni oggettive che possano consentire l’avvio delle iniziative formative e per assicurare una consultazione più ampia con la comunità universitaria". Nello specifico è stato chiarito che il fabbisogno finanziario aggiuntivo e da utilizzare anche per reclutamento di personale è di due milioni di euro per ognuno dei sei anni del primo ciclo di attivazione, in modo analogo a quanto già avviene per le università di Bari e Foggia.

Sulla vicenda è interventuo oggi Luigi Manca, consigliere regionale di “Noi con l’Italia” e vice presidente della commissione Sanità. Per l’esponente del centrodestra, un corso di laurea in Medicina e Chirurgia, tra l’altro in inglese, è una grande opportunità: “Lo dico da padre  di una figlia che sta studiando medicina fuori dall’Italia, quindi sono uno di quei genitori che devono vedere il proprio figlio lasciare la propria terra per realizzare il proprio sogno professionale”.

Manca, affermato chirurgo, fa pesare anche il suo punto di vista di tecnico: “Lo dico da medico conoscendo la carenza di medici che esiste in Italia e la necessità di ampliare l’accesso agli studi oggi penalizzati da un test che può essere superato solo dal 15 per cento di chi vi partecipa. Chi rimane fuori o va a studiare in università private o all’estero, se dietro ha una famiglia che se lo può permettere, oppure cambia facoltà abbandonando il sogno di una vita: quello di indossare un camice”.

Per il consigliere regionale l’attivazione del corso di laurea innescherebbe una serie di ricadute positive per il territorio ospitante: “Non entro nel merito di chi è favorevole e di chi contrario. Una cosa è fin troppo scontata: il corso di Medicina deve prevedere risorse in più. Certo non deve essere istituito a discapito degli altri corsi presenti. Ma questo è un impegno che deve riguardare tutti perché vi siano risorse idonee e nuove per portare a termine il progetto. Io sono pronto a fare tutto il possibile. Gli altri?”.

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