Giovedì, 17 Giugno 2021
Politica

Costretta a vivere in auto. Quando la sensibilità chimica diventa indifferenza sociale

Giuseppina Marazia, alla soglia dei 60 anni, è affetta da una patologia rara e non riconosciuta ufficialmente. La pensione sociale non copre spese e affitto: si trasferirà in strada, nel silenzio assordante delle istituzioni. A settembre la prima udienza della causa contro lo Stato

Giuseppina Marazia

LECCE – L’elenco dei diritti ignoranti è lunghissimo: vita, salute, cura, lavoro e dignità sociale. Tanti sono quelli che, leggendo la Costituzione italiana, l’avvocato di Giuseppina Marazia è riuscito ad individuare e sui quali ha costruito l’impalcatura di una vera e propria causa contro lo Stato, con richiesta di risarcimento dei danni che ammonta ad 1 milione di euro.

La sentenza è fissata per il 17 settembre. Ma la donna, affetta dalla cosiddetta ‘sensibilità chimica multipla’, considera questo ricorso al tribunale un mero atto dimostrativo. Poche sono, infatti, le speranze che la legge possa intervenire efficacemente per risollevare le sorti della sua esistenza, al pari di tante altre.

Perché? Semplice: alla Mcs non è stata ancora accordata la dignità di malattia vera e propria. Questa patologia  viene considerata come un complesso di sintomi variabili da persona a persona, magari slegati tra loro, facilmente confondibili con quelli di altre sindromi,  prevalentemente di origine allergica (difficoltà respiratoria, nausea, emicrania, dermatiti da contatto, vertigini, ipersensibilità agli odori e manifestazioni, talvolta anche gravi a livello neurologico, come sdoppiamento della personalità e amnesia).

 La stessa Regione Puglia non ha ritenuto di inserirla nell’elenco delle malattie rare, allineandosi così all’indirizzo dettato dal Consiglio superiore della Sanità. Paradossalmente, per ottenere un aiuto dal sistema sanitario, Giuseppina dovrebbe accettare di preparare i bagagli e partire. Trasferirsi nel Lazio. Oppure all’estero. Laddove l’ufficializzazione di questa complessa malattia ha permesso alla ricerca scientifica di fare passi avanti ed il sistema sociale favorisce politiche inclusive.

Ma i suoi 58 anni le impediscono di sradicarsi dalla propria terra e dagli affetti. E lei continua a muoversi, come può, nella zona grigia di una nuova malattia, presumibilmente legata ai processi d’industrializzazione ed esposizione ad agenti inquinanti. Esistono le cure, destinate ad alleviare i sintomi,  spiega, ma sono prive di rimborso. Ogni farmaco è completamente a suo carico e pesa gravemente sulle tasche di chi percepisce  una pensione di invalidità pari ad appena 290 euro mensili.

Non rimane che una strada: evitare l’esposizione a determinati profumi, solventi, detersivi comuni e ad ogni altro fattore chimico capace di scatenare una crisi. E le situazioni più rischiose coincidono, perfettamente, con i luoghi della vita sociale. Dal supermercato affollato nell’ora di punta, ai cinema; dai locali della pubblica amministrazione fino agli uffici di un’azienda privata.

Giuseppina ha gradualmente rinunciato alla possibilità di trovare un impiego e si è ritirata, suo malgrado, a vita privata. Lamenta un’assenza completa delle istituzioni, un’indifferenza  palpabile: a nulla è servito il suo recente sciopero della fame, per non parlare delle interrogazioni parlamentari cadute nel vuoto.

Oggi è ritornata a farsi sentire, scegliendo la sede del tribunale penale di Lecce. In questa drammatica esperienza, che si trascina da cinque anni, c’è la novità infatti di non poter più vivere nell’appartamento che un amico le aveva messo a disposizione. A titolo gratuito, perché non potendo lavorare, Giuseppina non è in grado di onorare spese di affitto, bollette, tasse e quant’altro.

Non ci sono possibilità, al momento, di ottenere un alloggio popolare presso il Comune di Lecce. Inutile scontrarsi con la burocrazia ed il rimpallo tra municipio e Regione si è risolto, a suo dire, in un nulla di fatto. L’unica soluzione è vivere in auto. Un’automobile diverrà la sua dimora perché “non ci sono alternative”. E solo a titolo esemplificativo vale la pena sottolineare come nella vicinissima e civilissima Svizzera, a Zurigo, sia già stato allestito il primo condominio idoneo ad ospitare persone e famiglie affette dal medesimo problema. Proprio a due passi da casa nostra.

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