Crisi nell’orchestra Schipa. I lavoratori respingono l’ipotesi mobilità

I tagli alle Province stanno creando non poche difficoltà anche nella Fondazione Ico. Le parti sociali hanno proposto soluzioni alternative, raccogliendo il consenso del presidente Gabellone. "Invece delle dichiarazioni sulla stampa, attendiamo una convocazione"

LECCE – “Non accettiamo quello che sta avvenendo sotto gli occhi di tutti e sulle spalle dei lavoratori dell’orchestra Ico Tito Schipa di Lecce”: è duro il giudizio di Uilcom-Uil territoriale sulle ultime, sconfortanti, notizie relative al futuro della Fondazione finanziata per il 90 percento dalla Provincia.

Si tratta di una delle prime dieci istituzioni concertistico orchestrali d’Italia che è riuscita a tenere i propri conti in ordine fino alla mannaia del recente riordino delle provincie, superando anche il problema degli incassi del botteghino necessariamente risicati per effetto della crisi. Ora, però, i tagli sanciti dalla legge Delrio e dalla legge numero 89 del 23 giugno stanno mettendo a repentaglio il più sostanzioso finanziamento pubblico ed il futuro sembra vacillare.

L’appello alle istituzioni era già stato lanciato. Ma nel corso degli ultimi mesi è cambiato poco o nulla. O meglio, le recenti dichiarazioni del presidente Gabellone hanno impensierito non poco le parti sociali. Ma andiamo con ordine: nel corso dell’ultima riunione che si è tenuta il 25 novembre presso la sede dell’ente, la situazione illustrata dal numero di Palazzo dei Celestini ha avuto riscontri laceranti su tutti i componenti dell'orchestra e degli altri lavoratori. In quella circostanza, infatti, le organizzazioni sindacali e i dipendenti hanno chiesto che l'apertura delle procedure di mobilità fosse scongiurata, dichiarato la propria disponibilità per soluzioni alternative, finalizzate alla continuità dell'attività concertistica.

Nello stesso giorno, informate le confederazioni territoriali provinciali Uil, Cgil e Cisl e le categoriali regionali Uilcom, Slc e Fistel, si è deciso di porre come pregiudiziale al tavolo provinciale per il prosieguo della discussione, l’eliminazione della procedura di mobilità con l'impegno a perseguire altre strade. Il giorno seguente le confederazioni hanno posto la pregiudiziale direttamente al presidente, il quale con difficoltà ha convenuto che si seguiranno tutte le strade alternative per una soluzione di continuità delle attività.

“Le ultime dichiarazioni di stampa, tuttavia, ci lasciano sgomenti- commenta Artidoro Zilli di Uilcom - perché non si capisce come mai tutti sentano il bisogno di incontrarsi sulla stampa: chi ha responsabilità istituzionali dalle quali dipende il futuro dei lavoratori, dovrebbe sentire il bisogno, quando necessario, di convocare le parti sociali ai tavoli ufficiali e lì assumere le responsabilità dei propri atti decisionali”.

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Di fronte a questo presunto atteggiamento di “scaricabarile”, il sindacalista chiede sarcasticamente se il prossimo passo “sarà quello di chiamare l'Onu e l'invio dei caschi blu per verificare le responsabilità sul campo”. “Noi come Uilcom siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità e cosi è certamente per Cgil, Cisl e i lavoratori- conclude Zilli- . Ma gli altri?”.

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