Martedì, 27 Luglio 2021
Politica

Erosione: l’importanza del Piano delle coste e le responsabilità politiche

Lecce Bene Comune ripropone la necessità per i Comuni di dotarsi dello strumento di programmazione previsto dalla legge regionale del 2006. La preoccupazione, spiega Rita Miglietta, non riguarda solo il turismo: "La cattiva gestione del demanio crea solo danni"

San Cataldo.

LECCE – Certo, la preoccupazione per la stagione turistica c’è. Ma il problema dell’erosione non è una novità. Esiste una filiera di responsabilità nella quale inserire la gestione spesso improvvisata del demanio. Rita Miglietta, architetto ed esponente dell’associazione Lecce Bene Comune ripropone il tema della necessità, anche per Lecce e i comuni limitrofi di dotarsi di un Piano delle coste, seguendo le indicazione di un legge regionale del 2006 sostanzialmente disattesa. E la stessa Regione Puglia, aggiunge, dovrebbe attivare il potere di sanzione che ha in caso di inadempienza delle amministrazioni.

“La nostra costa cambia: crollano le falesie e la spiaggia si erode sempre più. Nel frattempo la politica pare immutabile. Sono passati due anni da quando Lecce Bene Comune pose l’emergenza ambientale della costa adriatica della città e dei comuni limitrofi come un fatto e non una opinione.  Proponemmo l’urgente redazione di un piano intercomunale delle coste, come previsto da una legge regionale del 2006 in attuazione al Piano regionale”.

“Consapevoli che anche per il nostro litorale fosse importante e non più rinviabile dotarsi dell’unico strumento di programmazione per interventi di mitigazione e monitoraggio dei fenomeni di criticità ambientale, a garanzia della sostenibilità ambientale, della libera fruizione e dello sviluppo turistico. Consapevoli che i fenomeni ambientali non seguono i confini amministrativi e un’emergenza ambientale di un comune si ripercuote sui comuni confinanti. La nostra mozione, i nostri ripetuti appelli sono per ora caduti nel vuoto”.

“Mentre ci sono piccoli comuni che hanno già redatto i loro piani, non si conosce ancora lo stato dell’arte della programmazione di quelli più grandi; se si facesse una ricognizione di quanti si sono adoperati per attuare il piano regionale approvato nel 2011 scopriremmo che i clamori ciclici non servono a nulla.  Gli unici a potersi sollevare dalle responsabilità in questa cronica situazione di emergenza sono i cittadini, ai quali ricordiamolo, l’inadempienza sta negando la fruizione di un bene ambientale comune: la costa”.

“A leggere commenti, dichiarazioni, polemiche, proteste pare invece che l’unica preoccupazione sia la tutela della stagione balneare. Gli operatori sanno bene che invece non è così: la cattiva gestione del demanio, fondata sull’improvvisazione, crea solo danni. Prima ambientali e poi economici. Ma è giusto dire che esiste una catena di responsabilità; per cui oggi è doveroso sollecitare la Regione ad intraprendere la azioni previste dalla Legge regionale 17 del 2006 su tutela e uso della costa, attuando le azioni previste in caso di inadempienza degli enti locali. In questi anni questa azione di sollecitazione e supplenza non è stato mai attivata”.

“Agli operatori balneari suggeriamo di pretendere dai propri comuni la programmazione sull’uso della costa. Si richiamano studi che non tengono conto della pianificazione regionale, e si commette l’errore imperdonabile di ritenere che i piani comunali delle coste non intervengono anche sulle dinamiche idrogeologiche ed erosive. Fino a quando ci si illude di risolvere i problemi tamponando una tantum l’emergenza ambientale non ne usciremo. Fino a quando si lasciano le leggi nel cassetto senza monitorare la loro attuazione, saremo in balia dei fenomeni naturali, rinviando sine die la responsabilità del governo”.

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