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"In cronica attesa": al via i nuovi progetti di formazione professionale

Presentati oggi dal dottor Minelli corsi e master per la presa in carico dei pazienti affetti da patologie croniche: in Italia sono il 40 percento

LECCE - Sono stati presentati questa mattina, presso la sede di Unipegaso a Lecce, i nuovi progetti di formazione dedicati alla presa in carico delle patologie croniche. La conferenza stampa di presentazione del master universitario e dei corsi di alta formazione è stata presieduta da Mauro Minelli, responsabile sanitario del progetto PoliSmail e professore straordinario di Igiene generale e da Nicola Paparella, preside della facoltà di Scienze umanistiche nella Università telematica Pegaso di Napoli.

L’iniziativa parte da una premessa: lo scorso 27 aprile è stato ufficialmente presentato il XV rapporto nazionale sulle politiche della cronicità. E risultati non sono brillanti: i pazienti attendono esageratamente per ottenere un esame specialistico ed una diagnosi; i familiari fanno fronte, anche economicamente, alle carenze del sistema sanitario; le associazioni dei malati segnalano una grave mancanza di servizi dedicati sul territorio e difficoltà di ogni tipo, specialmente in ambito lavorativo.

La fotografia del rapporto mette quindi in luce una sostanziale incapacità del sistema di fornire risposte adeguate al bisogno di salute della collettività. Un bisogno peraltro importante, se si considera come il 40 percento degli italiani soffra di una patologia cronica (ipertensione in testa, seguita da artrosi e malattie allergiche) e nella maggior parte dei casi i pazienti sono piuttosto giovani.

I dati prodotti dalle stesse istituzioni meritano, dunque, una risposta efficace. Da qui l’iniziativa di progetti formativi in grado di produrre conoscenza e diffondere nozioni corrette ed esaustive, relative sia alle cause, sia ai percorsi più efficaci da seguire in ambito sanitario.

“Le malattie croniche rappresentano la prima voce di spesa nei bilanci dei servizi sanitari ma, paradossalmente, sono le uniche a non beneficiare di interventi strutturali – ha spiegato il dottor Minelli -. Alla base del fenomeno, tipico delle società industrializzate, vi sono fattori ambientali ed errati stili di vita, ma occorre segnalare anche una mancanza di interventi pubblici mirati”.

“La mia personale esperienza nel laboratorio Imid, dedicato alla presa in carico delle cronicità immuno-mediate all’interno di un piccolo ospedale della provincia, è servita a ideare un modello di assistenza per le patologie croniche ancorato al concetto della interdisciplinarietà – ha aggiunto -: in un ospedale tradizionale, configurato tradizionalmente per gli acuti, questo procedimento è ancora lontano dall’essere realizzato”.

“Oggi – ha proseguito Minelli – la medicina territoriale è incapace di accogliere il singolo paziente, tanto più se cronico, nella sua complessità patologica. Talvolta lo liquida come portatore di patologia rara. Da qui la necessità di una svolta: la prima ipotesi operativa è quella di una riconfigurazione degli ospedali per un uso più appropriato dei posti letto per acuti e una parte dedicata alla cronicità. È necessaria la creazione di un network, integrando posti di degenza e specialistica territoriale, impostato sui criteri della interdisciplinarietà”.

Il progetto formativo presentato oggi mira proprio a questo e si rivolge a soggetti in cerca di una specifica formazione professionale nel settore sanitario, che li prepari a gestire aziende e unità operative pubbliche e private.

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