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“Cultura e turismo, il nostro futuro”. Intervista al direttore di Coolclub

Dopo anni di esilio sul web è tornato in distribuzione cartacea il mensile che dal 2003 racconta il dinamismo culturale e artistico del Salento

Pierpaolo Lala (foto Verri).

LECCE – Nel 2003 l’esordio, il primo aprile il prossimo. Dopo circa cinque anni di “esilio” sul web, la rivista Coolclub è tornata in edizione cartacea. Uno sguardo corale su musica, arte, letteratura, teatro, che ha accompagnato la crescita della produzione artistica e culturale del Salento che, non senza contraddizioni, è comunque indicato come una delle esperienze più dinamiche nel panorama nazionale.

Da pochi mesi il direttore di Coolclub è Pierpaolo Lala, giornalista e socio fondatore dell’omonima cooperativa che da oltre dieci anni si occupa di organizzazione e promozione di eventi culturali, di uffici stampa e di editoria.

Nello scorso editoriale hai scritto che la risposta sensata alla domanda “a cosa serve oggi la carta?” sarebbe “a nulla”. Tornare in distribuzione significa quindi votarsi alla follia?

Sì. Assolutamente sì. Soprattutto se il giornale viene fatto come lo facciamo noi. Ossia senza un “business plan” vero e proprio. Ovviamente sottolineo che ce lo possiamo permettere. Non perché siamo ricchi o abbiamo soldi da spendere, ma perché noi siamo i primi a rimetterci il nostro tempo, le nostre notti per pensare e realizzare il giornale. Però, secondo me, se è fortemente in affanno la grande editoria, il mainstream da centinaia di migliaia di copie, perché i costi sono insostenibili, direi che nella nicchia – parola che molti considerano offensiva ma che io invece apprezzo molto – c’è la possibilità di resistere o addirittura di crescere. Ovviamente il giornalismo del ‘900 è morto. Tutto è cambiato intorno a noi. In molti casi la nostra categoria (quella dei giornalisti) tende a chiudersi a riccio e a non capire quali possano essere le cose positive della crisi. Forse perché, storicamente, i giornalisti sono dipendenti di qualcuno. Dell’editore brutto, sporco e cattivo. Dopo alcune brutte esperienze (alcune ottime per fortuna), dal 2003 io sono giornalista, addetto stampa, editore, organizzatore. Negli anni ho imparato a impaginare, fare e montare piccoli video, provo a stare sui social. I puristi del giornalismo storcono il naso e non mi considerano un collega. Io penso invece che questa sia l’unica strada possibile. Gli strumenti sono cambiati. Ognuno poi deve usarli nel suo settore. Io mi occupo di cultura e intrattenimento, non faccio inchieste e non scrivo di politica. Almeno non per professione.

Coolclub.it si occupa di musica e di cultura da anni: come è cambiata, secondo te, la Puglia da questo punto di vista?

Molto. Secondo me è migliorata molto. Ormai parlare male di Nichi Vendola è diventato uno sport nazionale. Ma io mi ricordo cos’era la Puglia nel 2005 nel comparto della cultura e della creatività. C’erano già molti bravi operatori ma erano soli. La Regione Puglia, secondo me, nonostante molti errori, soprattutto politici, nel nostro settore ha fatto moltissimo. Penso al lavoro svolto dall’assessore Silvia Godelli e soprattutto penso a Puglia Sounds, Apulia Film Commission, Teatro Pubblico Pugliese, Puglia Promozione e Bollenti Spiriti. Da queste esperienze è nato anche il Distretto Puglia Creativa. Ok, la sanità fa schifo, l’occupazione non è migliorata e Ilva e Cerano sono sempre lì, ma nel settore che mi riguarda posso dire con certezza che siamo considerati una regione che pullula di creatività. Non è un caso che per il nuovo corso del giornale abbiamo deciso di dare spazio al 90 per cento a quello che si muove in Puglia e dalla Puglia. E ti assicuro che un giornale ogni mese non basta. Mi auguro che il presidente Emiliano e l’assessore Loredana Capone abbiano l’intelligenza di non smantellare tutto ma di rilanciare e rinnovare.

Il moltiplicarsi degli eventi e degli appuntamenti ha migliorato o peggiorato la qualità della proposta culturale e di intrattenimento?

La pluralità fa sempre bene. Prima parlavo di nicchia. Nella cultura, nello spettacolo, nell’editoria vale quello che accade per la tv da quando esiste il digitale o il satellite o ciò che capita da quando si è diffuso il web. Il palinsesto lo decide lo spettatore. E così avviene anche per lo spettacolo dal vivo. Da queste parti abbiamo compagnie teatrali, molti locali dove si suona, librerie, associazioni e circoli arci attivissimi, rassegne cinematografiche. C’è un sacco di roba. Anche troppa secondo me. Troppa se consideriamo (e molte ricerche lo sottolineano) che c’è una maggioranza dormiente e profondamente indolente che non vuole fare le cose. Non legge, non ascolta musica, non va al cinema, non ne parliamo per quanto riguarda le mostre e il teatro. I dati, soprattutto nel Sud, sono (e non spreco un aggettivo pesante) agghiaccianti. Non so come, perché non sono un educatore, ma bisognerebbe ripartire da qui, da questi dati. E non bastano solo i 500 euro per i giovani o per i professori. Secondo me servirebbe un “Piano Marshall” per la cultura. Se l’istruzione, la cultura o la ricerca vengono considerate le cenerentole dei bilanci pubblici c’è un problema.

 Ci sono degli aneddoti, in questo lungo percorso, che non avresti mai potuto immaginare possibili?

La cosa che più mi ha colpito in questi anni è la totale inconsapevolezza di alcuni assessori alla cultura. Quello dovrebbe essere un ruolo chiave secondo me per qualsiasi amministrazione. E poi, lo dico sorridendo, c’è la buffa corsa all’accredito, all’omaggio o al pass. La Notte della Taranta da questo punto di vista rappresenta l’apoteosi. Ho visto cose che voi umani…

Schermata 2016-03-04 alle 18.34.52-2Tra tutti gli artisti che hai conosciuto grazie alla tua attività, quale ti ha colpito di più?

Dal 2003 a oggi ho conosciuto tantissimi musicisti, cantautori, band, scrittori, autori, studiosi, registi, attori, artisti. Non posso dire quanti perché sinceramente ho perso il conto. Posso dirti che da quando lavoro all’organizzazione di eventi ho perso ogni tipo di fascinazione nei confronti del “personaggio”. Perché nella maggior parte dei casi conosci il lato umano delle persone con le debolezze e con le piccole manie che ha ognuno di noi. Sicuramente mi hanno colpito molto la semplicità di Ennio Morricone, il carisma di Gilberto Gil e Caetano Veloso, la forza del regista Manuel De Oliveira, la professionalità di Ludovico Einaudi, il grande rigore di Lirio Abbate e la devastante simpatia di Marco Zamperini, tra gli ospiti di TedxLecce, la profonda semplicità di Marco Damilano. Tra i musicisti italiani mi hanno sempre colpito, per motivi diversi, Paolo Benvegnù e Niccolò Fabi. E poi mi manca molto Sergio Torsello, direttore artistico della Notte della Taranta, scomparso circa un anno fa. Non era un’artista ma un vero artigiano della cultura. A lui devo e dobbiamo molto professionalmente.

E qual è il sogno nel cassetto? Il concerto o l’evento che ancora manca?

Non lo so. Quando qualcosa ci piace, ci proviamo. Ovviamente sempre nei limiti economici perché organizzare un concerto, le persone spesso non lo capiscono, comporta rischi elevati. Forse mi piacerebbe organizzare Elvis Costello. È un personaggio che mi incuriosisce molto. Purtroppo quando nel 2002 venne in concerto a Lecce io ero in giro per l’Italia dopo la laurea. Il mio vero sogno nel cassetto, che condivido con la mia compagna Gabriella, è però quello di riuscire a organizzare un vero e grande festival della conoscenza a Lecce. Già facciamo TedxLecce e la rassegna “Xoff. Conversazioni sul futuro”. Va abbastanza bene e ogni anno muoviamo migliaia di persone. Ma il festival comporta un vero salto di qualità e di quantità: per numero di ospiti, di eventi e di spettatori. Immaginiamo qualcosa che abbia un forte impatto sulla città in cui viviamo.

Quali novità ci aspettano per il prossimo numero?

In apertura ci sarà una lunga intervista di Osvaldo Piliego al giornalista e scrittore Pierfrancesco Pacoda. Nella sezione musica racconteremo il ritorno dei Nidi D’Arac mentre tra i libri diamo spazio a Luciano Pagano, scrittore e editore. Nel cinema ci sono Alessandro Piva e Alessandro Valenti. E poi sono stato felice di aver intervistato Ernesto Assante che sarà a Galatina con l’inseparabile Gino Castaldo per una lezione di rock dedicata ai Beatles. Nelle 64 pagine c’è davvero tanto. E mi spiace aver tenuto fuori qualcosa.

Com’è strutturata la vostra redazione e come è possibile collaborare attivamente?

L’ossatura della redazione è composta dai soci della Cooperativa – io, Osvaldo, Cesare, Antonietta e Toni - e dai nostri collaboratori più stretti, in particolare Chiara Melendugno, che cura il nostro sito e i nostri social, e Dario Goffredo che è tra i fondatori del giornale. Alla notizia del ritorno su carta un po’ di vecchie “penne” sono tornate alla carica. Poi ci sono alcune nuove firme (in massima parte alla prima esperienza). Sono sempre sorpreso quando qualcuno si propone o ci propone qualche argomento. Io, per quanto possibile, provo a dare consigli e sistemare i pezzi. Non mi considero un bravo giornalista, ma metto a disposizione i miei 20 anni di esperienza. Purtroppo sono tendenzialmente un lupo solitario quindi non sono bravissimo a fare gruppo o delegare. Cercherò di migliorare numero dopo numero. Tra l’altro dopo il primo numero abbiamo lanciato “Coolclub.it live” una serata dove far vivere i contenuti del giornale. Novanta minuti per raccontare al pubblico il nostro lavoro. L’idea è piaciuta molto. Spero possa diventare un appuntamento fisso.

Infine una domanda sulla nostra città, spesso abbinata al fermento culturale, indicata come esempio virtuoso rispetto ad altre realtà provinciali. È tutto oro quel che luccica? Cosa auspichi di qui in avanti?

La sconfitta di Lecce2019 ha fatto aprire gli occhi a qualcuno. Lecce ha tanti difetti. Ma soprattutto si crede Capitale. Cerchiamo sempre lo scontro con Bari. Abbiamo velleità di metropoli quando siamo solo un grande paese. Io credo, e lo credo davvero, che per la nostra dimensione e per il fatto di essere una città del profondo Sud, cosa che ogni tanto dimentichiamo, siamo messi meglio di tanti altri. Lecce e la sua provincia sono un territorio vivo e in costante agitazione. C’è spazio per tutti. L’importante, secondo me, è essere felici per i successi altrui e non provare a mettere costantemente i bastoni tra le ruote. La cultura e il turismo devono essere il nostro futuro.

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