Darsena: verso una somma "una tantum" per l'impatto dei lavori sulla pesca

Nel consiglio comunale, con un solo voto contrario, è stato approvato un ordine del giorno: esclusa la via dell'indennizzo perché il cantiere della darsena è ancora nei termini contrattuali

Il momento della votazione in aula consiliare.

LECCE - Nella vicenda della darsena di San Cataldo è maturata oggi una mediazione con la votazione nel consiglio comunale di oggi di un ordine del giorno che impegna l'amministrazione comunale a verificare l'eventuale diritto alla corresponsione di una somma "una tantum" per i pescatori la cui attività è da tempo condizionata e ostacolata dall'intricata matassa della riqualificazione dell'infrastruttura.

I lavori, infatti, procedono a rilento per più cause, prima tra le quali l'interdittiva antimafia che ha colpito la ditta che si era aggiudicata la gara. L'effettiva ripresa del cantiere, assegnato dopo la rescissione del contratto all'azienda subentrante - che ha pure avanzato delle riserve -, si fa però attendere perché ci sono da sciogliere ancora alcuni nodi tecnici e altri burocratici, legati per esempio alla gestione delle alghe dragate dai fondali. 

La discussione in aula è stata avviata da Adriana Poli Bortone con la presentazione una mozione: l'obiettivo era quello di approvare lo stanziamento di una somma mensile, pari a 700 euro a titolo di indennizzo, per quei pescatori che dimostrassero di averneeffettivamente diritto, fino al termine dei lavori. L'esponente del centrodestra, a supporto di questa richiesta, ha ricordato che già nel 2015 l'allora amministrazione Perrone aveva concesso un indennizzo forfettario di 4mila euro a ciascuno dei richiedente e ha aggiunto di ritenere che oggi la platea potenzialmente interessata si è ridotta ulteriormente.

Il sindaco, Carlo Salvemini, ha replicato giudicando incompatibile con la situazione giuridica attuale lo strumento dell'indennizzo, dal momento che ci si trova nel bel mezzo dei tempi di esecuzione del contratto (il cui termine conclusivo è  fissato al 28 marzo del 2021). Il paragone con quanto accaduto nel 2015, ha aggiunto, non regge anche perché allora si trattava di un inadempimento riconosciuto dalla stessa amministrazione nel provvedere adeguatamente alla pulizia dei fondali. Il primo cittadino ha poi rinnovato la sua disponibilità a trovare forme di sostegno economico e di accompagnamento diverse da quella indicata nella mozione (il ritardo, insomma, potrà essere motivo di contenzioso solo una volta spirati i termini contrattuali).

Il dibattito ha registrato una serie di interventi, alcuni più accesi di altri. Antonio Rotundo, del Pd, ha introdotto un ulteriore tassello nella ricostruzione della complicata questione, rammentando come proprio il provvedimento del 2015 citato nella mozione fosse stato a fatto a saldo e stralcio di ogni ulteriore pretesa, con una liberatoria firmata da ciascuno dei comandanti delle 12 imbarcazioni per la pesca professionale ormeggiate allora nella darsena di San Cataldo.

La seduta è stata poi interrotta per problemi all'impianto audio della sala consiliare e durante la pausa c'è stato un confronto diretto tra Salvemini e Franchino, il pescatore la cui testimonianza davanti all'undicesima commissione, presieduta da Gianpaolo Scorrano, era stata riportata da questa testata

Nel faccia a faccia il sindaco ha ribadito che l'unica concreta strada percorribile, dal suo punto di vista, è quella della somma una tantum nei confronti del cittadino che ha parlato solo a suo nome, ritenendosi l'unico pescatore professionale di San Cataldo. Ripresi i lavori si è trovata dunque la convergenza su un ordine del giorno modificato nella direzione sollecitata da Salvemini. Il dispositivo fa riferimento anche alla "possibilità di individuare eventuali soluzioni alternative atte ad alleviare il disagio economico degli operatori del settore". L'unico voto contrario è stato quello di Luciano Battista, di Forza Italia, che così ha motivato la sua posizione: "La carità una tantum non fa sopravvivere nessuno".

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