Sabato, 19 Giugno 2021
Politica

Gli ospedali leccesi non sono posti per giovani: l’età media dei dipendenti è di 54 anni

I dati, divulgati dall'associazione "Salute Salento", dipingono gli ambienti Asl al collasso: su 6mila e 700 lavoratori, solo in tre hanno meno di 30 anni

L'interno del "Vito Fazzi" di Lecce

LECCE  - L’ospedale non è un posto per giovani. Scarseggia il personale, e la Asl di Lecce potrebbe ritrovarsi, a breve, al collasso. Alcuni, preoccupanti dati, li ha snocciolati l’associazione “Salute Salento”, vicina al mondo sanitario del Tacco. L’età media dei dipendenti si aggira attorno ai 54 anni, e su 6mila e 700 di loro, solo in tre hanno meno di 30 anni. “Con la legge Fornero buona parte del personale è andato a casa e non è stato mai rimpiazzato. Così oggi, i reduci di quello che fu un esercito di 8mila e 900  dipendenti, ha un’età media di 54 anni. Sui 6mila e 700 dipendenti di ruolo della Asl di Lecce, ben mille e 300, pari al 20 per cento, hanno un’età media attorno ai 60 anni. Un’età in cui non può esserci entusiasmo durante i turni di notte in corsia”, fanno sapere i portavoce dell’associazione, dopo ave raccolto gli ultimi numeri.

Un peggioramento significativo, inoltre, sarebbe stato registrato alla fine del 2015, con la Legge numero 161, che ha limitato a 11 le ore continuative di servizio, compreso l’ambulatorio intramoenia. “Nella Radiologia di Gallipoli  - fanno sapere- la maggior parte dei tecnici radiologi sarebbero stati dichiarati inidonei,  parzialmente inidonei (non fanno i turni di notte) o con limiti funzionali. In soldoni vuol dire che sono pochissimi quelli che possono spingere la barella del paziente per sistemarlo sul lettino di una Tac. Ecco perché poi, ci sono le macchine ma le tomografie non si possono effettuare e il malato di tumore è costretto ad attendere e sperare”.

Proseguono dall’associazione: “ L’altro beneficio che rischia di apparire come uno “status symbol” è la legge 104. Si stima che al “Vito Fazzi” circa il 35 per cento degli operatori sanitari godono dei tre giorni di permesso al mese previsti dalla 104. Ma è anche vero – ha osservato un sindacalista – che l’età media dei genitori si è allungata. Così le suocere, che proverbialmente sono sempre state sullo stomaco, improvvisamente hanno bisogno dell’amorevole assistenza del dipendente Asl. E non sempre i titolari dei permessi comunicano in anticipo al reparto i giorni delle loro assenze. Se lo facessero si potrebbero programmare meglio i turni”.

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