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Grillo, astensionismo, incognita Vendola. Primarie a rischio flop, serve uno sprint

A due settimane dalla scelta del leader del centrosinistra, la risposta dei simpatizzanti è tiepida. Se su base nazionale ci si attende un crollo rispetto al 2005, in Puglia bisogna capire se l'effetto "primavera" è finito

Pierluigi Bersani e Nichi Vendola.

LECCE – A due settimane dalle primarie del centrosinistra, la mobilitazione dell’elettorato di riferimento è tiepida. Ad oggi, un calcolo ragionevole porta ad indicare la cifra di oltre mille persone registrate: attraverso le procedure on line, infatti, risultano già iscritte circa 700 persone, alle quali se ne aggiungono un centinaio che, nel capoluogo, si sono recati personalmente presso la sede del Partito democratico di via Milizia. A queste si devono sommare, infine, quelle che hanno fatto la stessa cosa nei vari comuni del Salento. Naturalmente sarà possibile registrarsi, in rete o presso l’ufficio elettorale designato per ogni centro, anche il giorno stesso del voto, il 25 novembre, e poi recarsi al seggio per il voto.

Le regole introdotte per la registrazione da una parte sono state pensate per ridurre al minimo la temuta azione di disturbo degli infiltrati, dall’altra rappresentano un’operazione di semplificazione per consentire un voto spedito senza code e dichiarazioni da firmare direttamente al seggio.  Tutte le previsioni indicano un calo che potrebbe essere anche del 50 per cento, su base nazionale, rispetto alle ultime primarie di coalizione, quelle de L’Unione nel 2005, vinte da Romano Prodi. In quell’occasione furono circa cinquemila i votanti nel capoluogo. Nel 2009, invece, quando Bersani, Franceschini e Marino correvano per la segreteria del Pd, i partecipanti furono 35283 in provincia e 3502 a Lecce.

Per rimanere alla consultazioni più recenti, alle regionali del 2010 si sono recati alle urne 44922 salentini e 5303 solo a Lecce, mentre per le amministrative dello scorso gennaio hanno votato poco meno di 8mila leccesi. Stando così le cose, e per quanto le primarie elencate non siano tutte statisticamente omogenee, la sensazione a pochi giorni dalla scelta del leader della coalizione – tra Bersani, Renzi, Puppato, Tabacci e Vendola - è che, nemmeno in Puglia, ci sarà un bagno di folla. Del resto non si può non tener conto del clima di disillusione che circonda il sistema tradizionale dei partiti in un momento di perdurante stagnazione economica e il conseguente rischio di un elevato astensionismo alle elezioni politiche di primavera. C’è poi da pesare il MoVimento Cinque Stelle che, se ha eroso una parte dell’elettorato del centrodestra, qualcosa ha tolto anche all’altro schieramento.

Nello specifico pugliese, in particolare, bisogna considerare quanto influirà la partecipazione alle primarie del governatore Nichi Vendola, che sia nel 2005 che nel 2010 è riuscito ad avere un effetto trascinante in termini di partecipazione e di risultato. Il leader di Sel, del resto, nell’ultimo anno ha fatto una capatina a Lecce solo una volta, per presentare la lista di Lecce Bene Comune per le elezioni di maggio, mentre alle primarie che hanno preceduto le amministrative ha mantenuto una posizione neutrale tra Loredana Capone, sua vice alla Regione Puglia, e Carlo Salvemini, appoggiato anche dal suo partito. E’ finito l’effetto della primavera pugliese? Ancora una volta lo diranno le urne. Lecce, che a Vendola ha sempre dato un notevole sostegno, per ora sonnecchia con la sua proverbiale indifferenza.

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