La denuncia del centro "Renata Fonte": "La violenza non arretra"

I dati del primo semestre 2016 parlano di una leggera flessione del fenomeno; crescono anche le denunce delle donne che trovano la forza di reagire e di farsi aiutare

LECCE – La violenza nella relazione di coppia è un gigantesco problema all’ordine del giorno. Il trend delle aggressioni ai danni delle donne, nel mondo ovattato delle mura domestiche, è in leggera crescita: lo dimostrano i dati forniti dal centro “Renata Fonte” di Lecce relativi al primo semestre 2017.

Gli accessi al centro, che presuppongono la presa in carico della vittima e l’accompagnamento nel doloroso percorso di rinascita, sono stati 129. Più numerosi i colloqui telefonici (181) che rappresentano, di norma, il primo contatto con le professioniste del centro antiviolenza ma non sempre sfociano in un programma di assistenza psicologica e legale.

La consulenza ed il sostegno degli avvocati ha riguardato 102 casi mentre 129 sono stati i colloqui personali, volti a raccogliere ed esaminare le esperienze individuali per elaborare un programma su misura, e le consulenze psicologiche che hanno fornito gli strumenti utili alla elaborazione del trauma ed alla fuoriuscita dalla spirale della violenza.

E ancora: 8 donne, negli ultimi sei mesi, sono state accompagnate presso le strutture ospedaliere per ricorrere alle cure mediche; 23 vittime hanno denunciato i compagni e sono state accompagnate presso il tribunale e le forze dell’ordine; le testimonianze rese nelle aule giudiziarie sono state 12.

 “Sono numerose le donne che si rivolgono a noi chiedendoci aiuto e accettano di farsi sostenere lungo quel difficile percorso di fuoriuscita dall’incubo della violenza di genere – spiega la presidente Maria Luisa Toto - : la loro età media è 40 anni e provengono da diverse fasce sociali; nella maggior parte dei casi il livello di scolarizzazione è medio alto; poche sono le donne che hanno un’occupazione stabile ma quasi tutte hanno uno o più figli a carico. L’aggressore nel 75 percento dei casi è il coniuge oppure il partner convivente ed è per questo che parliamo di violenza nella relazione di coppia”.

“Il centro si occupa di combattere un fenomeno sociale odioso, che va contrastato in ogni modo e non accenna a diminuire, come dimostrano le continue telefonate che riceviamo giorno e notte. Io sono convinta che la violenza, in ogni caso, sia sempre esistita e la novità stia nella maggiore consapevolezza delle donne che oggi, finalmente, trovano il coraggio di reagire e denunciare appoggiandosi alle reti di sostegno”, aggiunge lei.

L’azione del centro è supportata dalla collaborazione delle istituzioni: quella assicurata dalla polizia di Stato e dalla magistratura, innanzitutto, che lavorano insieme anche per ridurre i casi di rivittimizzazione all’interno delle aule dei tribunali.

Il vulnus di questa rete di solidarietà starebbe, però, nella gestione dei servizi sociali: “La mediazione famigliare è ancora prevista nell’ambito della relazione padre violento e figli: c’è bisogno di migliorare la formazione degli operatori perché non siamo ancora in grado di cogliere la differenza tra conflittualità e violenza. Una relazione sentimentale conflittuale avviene tra due individui posti sullo stesso piano; la violenza si sviluppa nell’asimmetria e la donna ne è vittima inerme – puntualizza la presidente - . In questo secondo caso, il più drammatico, non si può e non di deve applicare alcun tipo di mediazione famigliare perché rigenera la violenza e scatena i processi di rivittimizzazione: le aggressioni vanno drasticamente bloccate e le donne protette”.

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Intanto i dissidi con l’amministrazione comunale di Lecce, relativi  all’uso di una delle stanze dell’attuale sede, sembrano essersi appianati:  “Questa è la casa delle donne, è il luogo della loro rinascita: noi siamo legittimate a stare qui e non abbiamo alcuna intenzione di andarcene”, conclude Maria Luisa Toto.

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