Deserto sulla Regione Salento. E salta anche il filobus

Lecce: il Consiglio è stato sciolto per mancanza del numero legale. Banchi vuoti in entrambi gli schieramenti. E così non si discute nemmeno del servizio di trasporto che i leccesi aspettano da anni

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LECCE - Con la mancanza non casuale del numero legale, il Consiglio comunale di Lecce - convocato per discutere sulla proposta di referendum per l'istituzione della Regione Salento, della infinita vicenda del filobus e del nuovo piano di edilizia economica e popolare - ha scelto di non discutere. Svuotando di significato la massima istituzione democratica cittadina.

Soluzione pilatesca per evitare imbarazzi trasversali. Per la maggioranza, nelle cui fila più di qualcuno ammiccava alla proposta referendaria nonostante lo scetticismo ufficiale; per il Partito democratico che, in una nota successiva allo scioglimento, ha espresso la propria contrarietà all'oggetto del referendum, ma non allo strumento della consultazione. "E' del tutto evidente - si legge nella nota a firma dell'intero gruppo consiliare del Pd - che non può essere politicamente ammissibile che, ancora una volta su punti qualificanti proposti dal governo cittadino, il quorum sia assicurato dall'opposizione".

Alle 17,30, al momento del terzo e definitivo appello del presidente dell'assise Eugenio Pisanò hanno risposto presente 14 consiglieri (più il sindaco Paolo Perrone e il presidente stesso dell'assise Eugenio Pisanò) su 41: Francesco Cannone, Corrado De Rinaldis, Pierpaolo Signore, Antonio Martella, Massimo Lanzilao, Marcello Ferrara, Alessandro Moschettini, Vittorio Solero, Gianluca Borgia, Luigi Valente e Antonio Pellegrino per la maggioranza; per Io Sud c'erano invece Maria Rosaria Ferilli, Angelo Tondo e Francesca Mariano.

Eppure la seduta era iniziata regolarmente con 19 presenze, ma dopo l'esecuzione dell'inno nazionale e di quello europeo, Paola Povero del Pd ha chiesto la verifica del numero legale perché, nel frattempo, erano usciti dall'aula Sergio Signore, Gianni Colucci, Carlo Benincasa e Angelamaria Spagnolo dell'opposizione di centrosinistra mentre prendevano posto nei banchi della maggioranza Antonio Martella e Luigi Valente, senza poter tuttavia assicurare il numero minimo. Al secondo giro hanno quindi risposto in 17. Troppi infatti i banchi vuoti nel centrodestra per pensare ad un'epidemia influenzale improvvisa.

Il presidente Pisanò, preso atto della situazione, ha aggiornato la verifica come da regolamento. Al terzo appello della serata la seduta è stata dunque definitivamente sciolta con grande disappunto dei sostenitori del referendum che avevano preso posto in sala, insieme ad un altrettanto nutrito gruppo di contrari. E così è saltata una seduta nella quale si sarebbe dovuto parlare anche di filobus, su esplicita richiesta del centrosinistra che avevo chiesto venti giorni addietro l'inserimento urgente della questione nel primo ordine del giorno disponibile.
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Evidentemente la "intromissione" nel dibattito politico cittadino - assai teso negli ultimi mesi per le divergenze su questioni vitali come, ad esempio, la tenuta dei conti pubblici e, per l'appunto, il filobus - di un tema come quello del referendum per la Regione Salento, per cui il comitato promotore ha comunicato di aver ottenuto il pronunciamento favorevole del numero di comuni richiesto dalla legge, ha indotto maggioranza e minoranza a liquidare la proposta con un'assenza di massa, una settimana dopo che il consiglio comunale di Brindisi aveva detto "no" con un voto trasversale.

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