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Destra di Base ha deciso: quattro sì al referendum

La componente che raccoglie gli ex aennini, che non sono confluiti nel Pdl, nel corso del coordinamento regionale, ha scelto di sostenere i quesiti referendari e di impegnarsi per le ragioni del sì

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BARI - L'appuntamento con i referendum si avvicina ed è tempo di schierarsi: mentre a livello nazionale, emergono i contrasti interni ai principali partiti, basti pensare alla querelle Bassanini-Bersani nel Pd, al presidente del Consiglio che dichiara "inutili" i quesiti, mentre il coordinamento nazionale Pdl lascia piena autonomia all'elettorato e l'Udc vagheggia in una "terzietà" esasperata, a livello locale qualcosa si muove.

Dopo il coordinamento regionale, svoltosi a Bari sabato scorso, infatti, Destra di Base, realtà territoriale che raccoglie molti ex Aennini, ha deciso di mobilitarsi per i referendum del 12 e 13 giugno 2011 a favore del "Sì" per tutti e quattro i quesiti, scegliendo di partecipare attivamente alle votazioni referendarie, pur non essendo state promosse o appoggiate ufficialmente da nessun partito di centrodestra: "Da mesi i circoli Destra di Base - dichiara il presidente Adriano Napoli - sono fuoriusciti dal Pdl e rappresentano autonomamente su tutto il territorio regionale, i valori di destra e i militanti provenienti da alleanza nazionale".

"Noi - precisa - pensiamo all'interesse del territorio e della gente, siamo per la parità di trattamento di tutti i cittadini davanti alla legge, siamo per la tutela dell'acqua come bene comune e indispensabile alla vita, che non può essere trattato alla stregua di un qualsiasi prodotto commerciale. Inoltre sul nucleare votiamo Sì non perché contrari completamente ma perché sia meglio aspettare altri cinque anni di tempo prima di considerare il nucleare come valida fonte alternativa di energia. Tra cinque anni magari i progressi tecnologici e scientifici potranno forse assicurare alle centrali nucleari le adeguate garanzie di sicurezza che sono indispensabili per l'utilizzo e lo sviluppo di questa risorsa".

Referendum, democrazia e nuovi modelli energetici per Save Salento
L'associazione Save Salento intanto firma una lettera aperta per il "sì" contro il nucleare, dove si legge "Tra i detrattori, tra gli speculatori, tra chi conserva interesse ad occultare ai cittadini le chiavi di lettura di una partita delicata e complessa come quella energetica, c'è chi è pronto a rilevare supposte contraddizioni nella scelta di Save Salento di appoggiare tutti i referendum abrogativi e, in particolare, il referendum sul nucleare".

"Nessuna contraddizione" - chiariscono dall'associazione ambientalista - "Spendere le proprie battaglie contro le rinnovabili industriali e selvagge non ha mai significato essere nuclearisti. L'equazione 'no alle rinnovabili industriali' uguale 'nuclearista' è una barbara e criminale semplificazione interna ed organica alla strategia di chi ormai ha l'interesse di tenere vita un sistema, un particolare modo di fare rinnovabili tra i tanti, i cui guasti sono sotto gli occhi di tutti, specie nel Salento e in Puglia: consumo di suolo, illegalità ambientale, sfruttamento del lavoro".

Save Salento ricorda come abbia sempre formulato la propria proposta, sin dall'atto di nascita con il convegno di Melpignano: "Rinnovabili domestiche, solarizzazione dei tetti con il fotovoltaico, efficienza energetica, rinnovabili come strumento di bonifica delle bombe ecologiche e dei siti inquinati".

"Più semplicemente - proseguono -, è la città che deve essere messa al centro delle strategie di trasformazione energetica non la campagna. La riqualificazione, non il consumo di territorio fecondo, di luoghi, di memoria, di pratiche, mentre la nostra agricoltura viene lasciata allo sbando proprio per giustificare la penetrazione di questo tipo di speculazione".


Il 12 e il 13 giugno, pertanto, Save Salento invita al voto referendario, come esercizio di democrazia, come riaffermazione del principio della centralità delle decisioni dal basso contro l'infrastrutturazione energetica forzosa, calata dall'alto. Ed invita a votare "si" per dire "no al nucleare", per "tenerci lontani da un pericoloso modello energetico, prodromo di mafie e militarizzazioni, nocivo per la salute e per la democrazia": "La questione energetica - concludono - richiede un esercizio di intelligenza. Mal si confà alle ideologie. O ai colori politici. L'intelligenza è un dono di tutti, il voto è una conquista quotidiana".

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