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La destra affonda radici a scuola e mette un'ipoteca sul futuro della città

Il successo della lista Carpe Diem alle elezioni studentesche conferma l'esistenza di un modello sociale e culturale egemone

Al centro Giorgio Pala, di Carpe Diem.

LECCE – Gli ottimi risultati della lista Carpe Diem alle elezioni studentesche sono la conferma di un radicamento della destra in città molto difficile da scalfire e di un modello sociale e culturale egemone.

A differenza della popolazione universitaria, quella scolastica è in gran parte composta da studenti nati e residenti a Lecce e non c’è dubbio che negli ultimi anni le liste che fanno riferimento alla destra del territorio abbiano fatto passi da gigante recuperando posizioni rispetto agli "avversari" che tra i banchi hanno sempre trovato terreno fertile.

Carpe Diem si conferma prima al liceo classico Palmieri (con Gino Starace e Ludovica Manco) e diventa prima allo scientifico De Giorgi (Emanuele Pati e Gianmarco Quarta) ed elegge in tutto sette rappresentanti di istituto (Lorenzo Panarelli al Deledda), Massimo Mancuso alle Marcelline e Alessandro Santoro al Salomi.

Due settimane addietro Carpe Diem ha registrato, nel distretto cittadino, due eletti su tre per il Parlamento regionale dei giovani (Filippo Conte e Francesco Leganza) e l’elezione di sei rappresentanti alla Consulta provinciale degli studenti (Roberta Ruggieri, Simone Battista, Virginia Centonze, Emanuele Pati, Lorenzo Panarelli, Marica Giancane).

A differenza dei movimenti studenteschi del passato, Carpe Diem, che ha oramai otto anni di vita, ha scelto una modalità diversa di confronto con la politica dei “grandi”. Se ai tempi del Fronte della Gioventù e dei Collettivi era piuttosto marcato il confine tra scuola e istituzioni locali, con invece forti richiami alle tematiche dello scontro ideologico a livello nazionale, l’associazione fondata da Giorgio Pala ha sin dall’inizio scelto il campo di una interlocuzione continua e diretta con i rappresentanti del centrodestra salentino. In tutto questo conta molto il discorso sulla “fine delle ideologie” e la rielaborazione di modelli operativi in ambiti più ristretti e caratterizzati da personalizzazioni più marcate.

Sta di fatto che non si contano le iniziative svolte fianco a fianco con amministratori locali – con il sindaco, con il presidente della Provincia, con il consigliere regionale Erio Congedo – ma anche con i parlamentari che costituiscono il terminale romano della filiera. Carpe Diem, che pure si definisce apartitica, interviene puntualmente nelle questioni squisitamente cittadine, come quella del trasferimento del marcato di piazza Libertini, e non si tira di certo indietro nel dibattito sulle scelte e i metodi per la campagna elettorale per le elezioni comunali che ci saranno in primavera.

E’ certamente un esempio di organizzazione giovanile efficiente, che dal mondo scolastico si è affacciata in quello universitario con lo sguardo già rivolto ai banchi delle istituzioni. L’attivismo di Carpe Diem è una delle tante prove dell’egemonia della destra a Lecce negli ultimi 20 anni, mentre dall’altra parte i legami tra le forze di sinistra, il Pd in particolare, e i movimenti studenteschi sembrano essersi quasi del tutto interrotti, così come del resto sono stati recisi i legami con le periferie della città. Essere di sinistra, insomma, a Lecce sta diventando l’equivalente di un’obiezione di coscienza mentre modelli alternativi, pur esistenti, tendono a chiudersi ciascuno nel proprio ridotto non sapendo o non volendo fare rete per proporre e praticare alla luce del sole un’idea di città diversa.

Non è un caso, in fondo, che Perrone abbia voluto esprimere pubblicamente il  proprio compiacimento: “Un grande che premia l'impegno, la passione e la testimonianza civica - ha detto il primo cittadino - di un'associazione che in pochi anni è diventata un'autentica realtà sul territorio, capace di ascoltare e sollecitare l'amministrazione su diverse problematiche. Capace, soprattutto, di far avvicinare i giovani alla politica e alle istituzioni”.

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