Dibattito sull'affaire 275: l’ennesimo Godot delle opere pubbliche italiane

La denuncia dei sindacati al termine di una riunione in Cassa edile: "Tempi lunghi e indefiniti non danno risposte all'emergenza"

LECCE – Ben 22 anni d’attesa per un’ infrastruttura che non si realizza mai, mentre il prezzo per la realizzazione del cantiere lievita e gli operai tornano a casa accompagnati da una lettera di licenziamento.

Volendo riassumere all’osso la vicenda della strada statale 275, potrebbero bastare queste poche righe. In realtà la vicenda è ben più complessa, specialmente da quando l’appalto ha imboccato il percorso tortuoso delle carte bollate nei palazzi di giustizia.

I dipendenti delle varie aziende che compongono il gruppo Palumbo, dal canto loro, non si sono mai arresi di fronte allo stop dei lavori e, dal mese di agosto, sono in sit-in lungo la strada che collega Maglie al Capo di Leuca. Avevano anche stabilito di riunirsi in assemblea oggi pomeriggio, presso la Cassa edile di Lecce, per comunicare le loro intenzioni alla luce dell’ultima novità: ovvero l’intenzione, resa nota da Anas, di portare a compimento i lavori per l’ampliamento dell’arteria stradale. Ma, considerata la tempistica, non c’è da stare allegri.

Gli operai hanno così affidato ad una nota stampa le considerazioni espresse dai loro rappresentanti sindacali di Fillea Cgil, Filca Cisl, Feneal Uil: “La situazione circa l’avvio dei lavori della strada statale 275 ci sembra stia assumendo sempre di più i contorni del teatro dell’assurdo – scrivono -. Da più parti giungono impegni e rassicurazioni che prospettano l’avvio dei lavori come imminente. Da ultimo il presidente del Consiglio che, ospite proprio della nostra città, annunciava impegni in tale direzione. Ma la realtà ci dimostra che non tutte le parti in causa si stanno adoperando realmente, e concretamente, per raggiungere quest’obiettivo in tempi certi”.

“Non una semplice convinzione, ma un dato di fatto, che più volte abbiamo denunciato e sottolineato e che è emerso con forza anche dall’incontro con i vertici nazionali di Anas la scorsa settimana a Roma”, rammentano i tre segretari. Dal tavolo, di natura esclusivamente tecnica, durante il quale i funzionari dell’Agenzia hanno prospettato tutti gli scenari e i contorni che influenzano la vicenda, è emersa la sola certezza che i tempi saranno lunghi. Nella migliore delle ipotesi un anno, laddove tutti gli aspetti legati a possibili ulteriori contenziosi che le varie aziende interessate continuano a mettere in campo venissero meno.

“Tempi lunghi e indefiniti che non permettono di dare risposte occupazionali urgenti che il nostro territorio richiede da tempo a gran voce - denunciano i sindacalisti - . Lo scenario non ci lascia per nulla sereni, così come non ci lasciano sereni le rassicurazioni del mondo politico ai suoi massimi livelli, stante anche il mancato, effettivo, riavvio dei lavori sulla Regionale 8. Non cadremo mai nelle provocazioni di chi, cercando capziosamente di dividere i lavoratori, cerca in realtà di allontanare da sé le proprie responsabilità”.

I tre segretari puntano il dito contro le aziende del gruppo Palumbo colpevoli, a loro dire, “di non aver voluto avviare possibili percorsi di ammortizzatori sociali quando avrebbero potuto e che oggi non sarebbero nella condizione, stando a quanto riferito da Anas, di avviare in tempi brevi i lavori se anche fossero aggiudicati loro immediatamente”.

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Ma le accuse non risparmiano neppure il mondo politico, da cui operi e sindacati attendono “segnali più concreti e non solo dichiarazioni di impegno e responsabilità dallo stucchevole sapore propagandistico”. “Non possiamo non rimarcare con disappunto la mancanza di riscontri ufficiali e concrete alle nostre ripetute sollecitazioni – concludono le organizzazioni sindacali di categoria - . Dal canto nostro, continueremo ad agire nell’esclusivo interesse dei lavoratori, a cominciare dalla richiesta di riconoscimento del Trattamento speciale edile (ex articolo 11 della legge 223/91), che indirizzeremo agli organi competenti, per verificare la possibilità di assicurare loro ulteriori forme di sostegno al reddito”.

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