Mercoledì, 4 Agosto 2021
Politica

Dieci comuni salentini pronti a ricorrere al Capo dello Sato contro l’ecotassa

"Ispirati" dal rapporto di Legambiente "L'ecotassa e il costo dello smaltimento dei rifiuti in discarica nelle regioni italiane", dieci sindaci ricorrono contro l'ecotassa della Regoione Puglia. "Paghiamo già la selezione negli impianti sul territorio"

La discarica Burgesi di Ugento.

LECCE – Perché i Comuni  salentini sono costretti a pagare 25 euro e 82 centesimi per ogni tonnellata di rifiuti che finisce negli impianti, così come prevede  l’ecotassa della Regione Puglia, se poi ci sono discariche che sul territorio garantiscono quantomeno la separazione a monte della raccolta non differenziata umido/secco? Se le amministrazioni comunali affrontano già un costo per differenziare direttamente nelle discariche, perché poi dovrebbe sobbarcarsi anche l’ecotassa qualora non raggiunsero gli obiettivi che la legge regionale si prefigge? 

Sbirciando nel rapporto di Legambiente “L’ecotassa e il costo dello smaltimento dei rifiuti in discarica nelle regioni italiane”, il vicesindaco di Botrugno ed assessore provinciale alle Risorse finanziarie della Provincia di Lecce, Silvano Macculi, insieme con altri amministratori, hanno notato che le Regioni Calabria, Campania, Emilia Romagna, Piemonte, solo per fare alcuni esempi, applicano un'ecotassa per i rifiuti detti “tal quali”, non differenziati per capirsi. Arrivano nelle discariche senza essere prima trattati, il costo si aggira intorno a 5 euro per tonnellata.  Come mai?a 001-28-5

Presto detto. I dieci comuni salentini pronti a ricorrere al Capo dello Sato contro l’ecotassa pugliese, hanno individuato un passaggio della legge nazionale sul trattamento dei rifiuti che potrebbe abbattere del 20 per cento il tetto della Regione Puglia di 25 euro e 82 centesimi per ogni tonnellata di rifiuti non trattati.

Per quanto attiene alla soggettività passiva dell'ecotassa – dice in buona sostanza la legge -  i soggetti tenuti al pagamento, così come disposto dall'articolo 3, commi 26, 32 e 40 della legge numero 549/1995, possono essere diversi, come per esempio per i gestori di impianti di stoccaggio definitivo di rifiuti ed i gestori di impianti di incenerimento senza recupero di energia. Queste, intanto, le amministrazioni comunali dell’Ato 2 che, assistite dall’avvocato Luigi Quinto, procedono con il ricorso: Botrugno, Casarano, San Cassiano, Nociglia, Porto Cesareo, Squinzano, Galatone, Monteroni, Acquarica del Capo e Minervino di Lecce. 

“L’inasprimento dell’ecotassa previsto dalla Regione Puglia – ha spiegato Macculi nella conferenza stampa tenuta a Palazzo Adorno - non ha tenuto conto di una legge nazionale che disciplina la stessa ecotassa, che passa da 15 euro a 25, 82 euro. Inasprimento che ha spinto i sindaci dei comuni salentini a fare una ricerca; in particolare abbiamo scoperto – ha aggiunto l’assessore provinciale - che non si è mai rispettata la legge nazionale nel punto in cui prevede che se il rifiuto ‘tal quale’ va in discarica, l’ecotassa deve essere di 25,82 euro”.

“E invece – ha tenuto a dire Macculi - nel momento in cui, come avviene in provincia di Lecce, questo genere di rifiuti hanno già un trattamento presso gli impianti di selezione e di biostabilizzazione di Cavallino, Poggiardo e Ugento, dove vengono selezionati ed essiccati, quindi già trattati a monte, sono soggetti ad un comma specifico della legge nazionale, che prevede l’aliquota scendere al 20 per cento. Quindi si passa da 25,82 euro a 5 euro”. 

Secondo l’assessore, “la Regione Puglia voleva tassare ingiustamente i cittadini. Al momento sono dieci i Comuni che hanno deciso di fare ricorso al Capo dello Stato contro la determina del dirigente della Regione che lo scorso gennaio ha già stabilito che tutti i comuni della provincia di Lecce pagherebbero 25 euro, 82 euro, contro i 3 euro o 7,5 euro che versavano l’anno scorso. A parte tranne Bagnolo e Palmariggi, che supervano il 30 per cento. Tutti gli altri 95 comuni invece rischiano di pagare il massimo, ma con questo ricorso al Capo dello Stato le cose cambiano.  Non abbiamo potuto ricorrere al Tar – conclude - perché sono già decorsi i 60 giorni per impugnare la determina regionale al Tribunale amministrativo, ma dimostreremo che tutti i Comuni debbono pagare una ecotassa al massimo di 5 euro e 17 euro”. 

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