Lunedì, 14 Giugno 2021
Politica

Democrazie, diritti, oligarchia e liberismo: parola a Dilma Rousseff

L'Università del Salento ha ospitato la ex presidente della Repubblica del Brasile, destituita ad agosto dopo una procedura di impeachment

Dilma Rousseff, al suo fianco il pro rettore Domenico Fazio.

LECCE - Non capita tutti i giorni di trovarsi al cospetto di un ex Capo di Stato, tantomeno di una donna che per cinque anni ha retto le sorti di uno dei paesi più grandi del mondo, contrassegnato da grandi contraddizioni ma anche da una notevole crescita economica: si tratta del Brasile quinto al mondo per popolazione e anche per superificie. 

Dilma Rousseff, già presidente della Repubblica Federale del Brasile fino allo scorso mese di agosto, è stata a Lecce nell'ambito di un'iniziativa dell'Università del Salento per i 25 anni dalla pubblicazione del volume "Teoria della società" di Niklas Luhumann e Raffaele De Giorgi, ordinario di filosofia del diritto presso l'ateneo salentino. La signora Rousseff ha prima incontrato la stampa e poi partecipato al seminario "La solitudine della democrazia".

Nell'agosto scorso è stata sospesa dalla sua carica attraverso una procedura di impeachment aperta con l'accusa nei suoi confronti di aver manipolato i bilanci statali. Rousseff ha sempre respinto le imputazioni a suo carico e anche oggi, a Lecce, ha difeso con determinazione il suo operato. Le sono stati contestati, ha spiegato, tre decreti di natura fiscale con i quali modificava alcune voci di spesa - per lo 0,01 per cento del bilancio totale - in favore di investimenti in istruzione, sanità e sicurezza pubblica.

La ex presidente, rieletta per il secondo mandato alla fine del 2014, si è detta vittima di "golpe parlamentare che si inquadra in una logica che vuole ottenere due obiettivi: fermare la vasta indagine in corso contro la corruzione (denominata Lava Jato, come la nostra Mani Pulite, ndr) e rilanciare il processo di liberalizzazione che però noi riteniamo incompatibile con la democrazia perché sottrae diritti". Dilma Rousseff, esponente del Partito dei Lavoratori, è stata ministro sotto la presidenza di Luiz Inacio Lula da Silva, per poi prenderne il posto dopo le elezioni del 2010. 

Già in fase di presentazione del seminario il professor De Giorgi aveva contestualizzato la vicenda brasiliana: "Negli ultimi venticinque anni, molti paesi dell’America del Sud hanno affrontato la questione della democratizzazione della politica e del diritto. A partire da una ricostruzione della loro memoria, hanno messo a nudo il loro passato originario, il loro passato recente, le forme della loro stratificazione sociale, aprendo così ampi spazi per il riconoscimento dei diritti. Contro le oligarchie, politiche, economiche, militari, ereditate da vecchie e nuove forme di colonialismo, contro le politiche neoliberiste volute dal Fondo Monetario Internazionale, alla fine degli anni Novanta del secolo scorso, si è affermato un nuovo protagonismo politico di movimenti sociali, organizzazioni politiche e sindacali, organizzazioni dei popoli indigeni che ponevano al centro del discorso la necessità di ripensare radicalmente la democrazia, e quindi la relazione tra politica, diritto, economia".

"Sull’onda lunga di tale congiuntura - sottolineava il docente leccese - forze politiche progressiste sono andate al governo in molti paesi dell’America del Sud. In Brasile l’elezione  di Lula e poi di Dilma Rousseff hanno aperto una nuova stagione politica. Negli ultimi due anni, questo processo di democratizzazione ha subito un brusco arresto. Sotto la pressione esercitata dalla crisi economica, le vecchie oligarchie ritornano con mezzi più o meno legittimi al potere, ponendo nuovamente la questione della democrazia, della tutela dei diritti umani, del riconoscimento della differenza".

Dopo l'intervento di Rousseff, quello di José Eduardo Cardozo, già ministro della giustizia. L'incontro si è tenuto presso il centro congressi del campus Ecotkne: presenti studenti, docenti e avvocati, ma di rappresentanze istituzionali nemmeno l'ombra.

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