Centrodestra, senza Gigante nessuna firma per le dimissioni: "Fermati dalla burocrazia"

A Palazzo Carafa tutti presenti tranne la consigliera che si trova all'estero. Un incontro con il segretario generale, poi l'annuncio: "Le posta certificata non sarebbe valida". Non ammesse domande

Una parte dei consiglieri: al centro Michele Giordano, sulla sinistra Mauro Giliberti.

LECCE – La presenza c’è, in blocco, ma di firme nemmeno una e dunque al voto entro l'estate non si torna. Di qui in avanti, se la giunta Salvemini dovesse cadere per dimissioni del sindaco e sfiducia da parte della maggioranza dell'aula, i leccesi sarebbero chiamati alle urne alla fine della primavera del 2019 e intanto ci sarebbe un commissario per l'ordinaria amministrazione. Non proprio edificante per una città capolugo.  

Oggi pomeriggio i consiglieri di centrodestra si sono ritrovati tutti a Palazzo Carafa, con l'eccezione di Paola Gigante, come noto in vacanza all'estero. Un breve incontro a porte chiuse e poi un annuncio, affidato a Michele Giordano di Fratelli d'Italia e riportato integralmente di seguito. Il messaggio, in sintesi, è che la coalizione è compatta, che né il centrosinistra né il M5S si sono resi disponibili per offrire la firma che mancava e che non era possibile seguire la procedura corretta (per via consolare) perché le dimissioni di Gigante fossero considerate valide. Insomma, colpa della burocrazia.

Prima del breve confronto Mauro Giliberti ha spiegato infatti la necessità di dover verificare con il  segretario generale del Comune, Vincenzo Specchia, la possibilità di accettare una semplice mail di posta certificata come manifestazione della volontà della consigliera assente: ipotesi però che era stata già ritenuta non praticabile nei giorni scorsi, dopo verifiche fatte presso gli uffici competenti (prefettura) e di cui vi era consapevolezza già nella nota stampa con la quale ieri il centrodestra invitava il consigliere pentastellato Valente a unirsi alle dimissioni.

Non solo, l'ex candidato sindaco ha dichiarato ai cronisti di attendere l'esito di una riunione cittadina del M5S che sarebbe stata convocata ad horas proprio per decidere se accettare o meno la proposta. Il diretto interessato, che già ieri aveva rifiutato categoricamente l'approccio, ha smentito la ricostruzione di Giliberti affermando di non aver convocato alcun incontro con gli attivisti. Quando le porte dell'ufficio del segretario si sono riaperte, infine, c'è stato solo il tempo di prendere atto delle dichiarazioni di Giordano.

Si chiude così, senza fuochi d'artificio, una settimana di grande tensione politica iniziata con la pubblicazione della sentenza del Consiglio di Stato che ha privato il sindaco di Lecce della maggioranza inizialmente attribuitagli dall'Ufficio Elettorale secondo una applicazione della normativa elettorale che è stata giudicata illegittima e quindi da correggere. Si è configurato così il caso classico dell'anatra zoppa: primo cittadino di uno schieramento, maggioranza consiliare di un altro.

La giunta, almeno per ora resta dunque al suo posto: a metà marzo è prevista la discussione sul bilancio di previsione documento al quale Salvemini attribuisce il valore di un test politico per un patto per la città. Il sindaco, a scanso di equivoci, ha dichiarato in consiglio comunale che sarà lui stesso a dimettersi nel caso in cui non andrà oltre i 14 voti di cui ora dispone in aula e che comunque potrebbero bastare per il varo del provvedimento alla luce di qualche assenza.

La dichiarazione di Michele Giordano

“Costretti dall’atteggiamento del sindaco Salvemini noi siamo qui compatti come centrodestra per presentare le nostre dimissioni. Abbiamo la difficoltà tecnica per quello che riguarda non la volontà ma aspetti burocratici in relazione a uno dei nostri consiglieri (Paola Gigante, ndr) e per sopperire a tutto questo abbiamo chiesto tanto ai colleghi del centrosinistra (Marco Nuzzaci, Udc) tanto a quelli delle opposizioni in generale (Fabio Valente del M5S) di venire qui a supportare questa azione compensando l’assenza forzata dal punto di vista fisico di Paola Gigante che pur avendo detto senza se e senza ma di essere favorevole alle dimissioni, ha delle difficoltà tecniche oggettive che potrebbero invalidare la procedura con la quale lei voleva rassegnare le dimissioni. Morale della favola è questo: noi oggi siamo senza se e senza ma per presentare le dimissioni, siamo nell’impossibilità di farlo perché nessuno ha raccolto l’invito che più voci hanno rivolto con chiarezza come appello in aula nel consiglio comunale quindi che nessuno domani ci venga a dire che se le dimissioni non ci sono state la colpa è nostra. Noi siamo qui compatti e senza se e senza ma è disponibile, diversamente non avremmo scomodato il segretario generale. Quindi ve lo diciamo con la massima tranquillità, il centrodestra è compatto, è venuto qui per firmare, c’è una problematica che purtroppo non riusciamo a gestire. Chi avrebbe dovuto supportarci non ha ritenuto di farlo e quindi siamo in queste condizioni. Naturalmente il centrodestra si oppone e continuerà a farlo, ovviamente, alla politica del sindaco Salvemini e della sua giunta. Non abbiamo niente da aggiungere”.

La reazione del sindaco Salvemini

Appreso l'esito dell'incontro, il sindaco Salvemini ha espresso il suo punto di vista: “Dopo il dibattito d’aula di ieri che ha messo evidentemente a nudo le diversità di posizioni all'interno delle forze politiche presenti in consiglio - tra chi si sente minoranza e intende porsi in forme dialoganti con il governo, e chi ribadisce il proprio ruolo di pura opposizione - oggi si è comunque voluto organizzare un’iniziativa simbolica davanti al segretario generale del comune, pur consapevoli di non avere i numeri per la presentazioni delle dimissioni contestuali dei 17 consiglieri eletti. Facendosi scudo di un’assenza annunciata per poter nascondere le proprie differenti posizioni. Tenendo sulla corda uffici della prefettura, ministero dell'Interno, Quirinale al fine di garantire tutti gli adempimenti eventuali per giungere alla firma del Presidente Mattarella entro il 24 febbraio, domani”.

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“Personalmente - come ho detto ieri - mi sento impegnato a verificare a partire da domani se la governabilità voluta dai leccesi può essere garantita dalla rappresentatività sancita dal Consiglio di Stato. É questo il compito di un sindaco che si trova a farei conti con gli effetti indesiderati della cosiddetta anatra zoppa. Lo farò in occasione del bilancio di previsione, entro il mese di marzo.  C'è chi lo chiama inciucio: per evocare accordi inconfessabili, spartizioni clientelari, accordi di potere da siglare dietro porte chiuse. Io la chiamo politica:  confronto e mediazioni con tutti, senza pregiudizi, sulle scelte per la città, alla luce del sole, dentro l’aula consiliare, davanti ai leccesi partendo da una proposta programmatica che non può essere cancellata ma migliorata e arricchita semmai. Se verificherò nel confronto e nella discussione che il centrodestra vuole solo opporsi - a prescindere da ogni proposta - e non intende condividere alcun impegno per il governo di Lecce fino al 2022 mi dimetterò. Andiamo avanti, fin dove saremo capaci. Devo, dobbiamo provarci nell'interesse della città”.

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