Dipendenti Axa, tutti a casa. L’assessore Capone: “Situazione incomprensibile”

I 29 lavoratori, in occupazione presso Palazzo dei Celestini, hanno incontrato i sindacati e la rappresentante regionale: "I fondi per l'appalto di 4 anni sono stati impegnati dalla Provincia: non si tratta di una previsione di spesa. Chiederò un incontro immediato con Gabellone"

LECCE – Lunedì nero, anzi nerissimo, per i dipendenti della società Axa: la loro occupazione di Palazzo dei Celestini, iniziata durante lo scorso fine settimana, a ridosso dell’ultims seduta del Consiglio provinciale, prosegue ad oltranza senza che il numero uno della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone, sia riuscito a sciogliere il nodo dei licenziamenti.

Di più, invitato a presiedere un incontro con i sindacati che spingono anche per l’attivazione di un apposito tavolo tecnico, il presidente non ha dato risposta. Nessun dietro front, dunque, sulla sospensione dei servizi erogati dalla società, a partire proprio da oggi. Così come l’ente sembra voler tirare dritto anche rispetto ai licenziamenti collettivi di una trentina di unità che, proprio all’interno delle sedi istituzionali, museali e culturali della Provincia, svolgono le mansioni di manutenzione, front-office e custodia.

Il grido di aiuto lanciato dai lavoratori è stato ascoltato, però, dall’assessore regionale allo Sviluppo economico, Loredana Capone, che ha voluto incontrarli in mattinata presso Palazzo Adorno. Le parti sociali ed i rappresentanti della società hanno fatto il punto della situazione, con tanto di riassunto delle puntate precedenti, suscitando lo stupore della rappresentante regionale.

L’appalto di quattro anni più quattro, che la società Axa si è aggudicato alla fine di maggio 2014, poggerebbe su somme di bilancio già stanziate e impegnate dalla Provincia di Lecce: una parte di quei 2,4 milioni di euro è stata erogata nel corso del tempo, fino alla fine dell’anno scorso. Le due mensilità di gennaio e febbraio, invece, sono state anticipate ai dipendenti dagli stessi dirigenti di Axa.

“I soldi evidentemente ci sono e ci devono essere, indipendentemente dai tagli previsti dalla legge di Stabilità cui fa appello Gabellone – ha precisato l’assessore Capone - : gli appalti si reggono su fondi autonomi degli enti che esistono in cassa. Diversamente, la relativa delibera dovrebbe essere dichiarata illegittima e l’ente provinciale ne risponderebbe al cospetto della Corte dei conti”.

Nessuna previsione di spesa, dunque, per cui “se quei fondi dovessero essere stati stornati altrove, dovrebbero esistere atti pubblici che lo testimoniano”. “Io chiederò immediatamente un incontro con il presidente Gabellone per chiarire questa situazione”, è l’impegno assunto dalla rappresentante regionale.

Ma che fine avrebbero fatto, dunque, i soldi necessari a garantire il proseguo dei servizi da parte di Axa? Lo chiedono a gran voce i lavoratori. Lo ribadiscono i sindacati: “Le procedure di licenziamento intanto vanno avanti senza che nessuno faccia niente – commenta Mirko Moscaggiuri di Cgil -. Il nostro problema è capire come far rispettare quest’impegno di spesa assunto dall’ente provinciale: esiste un appalto, valido per 4 anni e rinnovabile per altrettanti anni, ma d’improvviso ci è stato comunicato che non esistono più fondi per continuare. Come è possibile che quei soldi, già scritti nel bilancio 2014, non si trovino più?”.

Questi lavoratori che prestano regolare servizio da molti anni (prima ancora che venisse affidato ad una ditta esterna) ora si ritrovano con un pugno di mosche in mano. Mandati a casa di punto in bianco dalla Provincia di Lecce. Impantanati in una situazione d’incertezza e caos non molto diversa da quella vissuta dai colleghi assunti in altre società partecipate dall’ente di Palazzo dei Celestini.

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A monte del problema vi sarebbero i tagli previsti dalla legge di stabilità, lamentati a più riprese dal presidente Gabellone, ed il momentaneo vuoto nella ricollocazione delle funzioni scaturito dalla riforma Delrio. Ma il guazzabuglio che si è scatenato all’interno di Palazzo dei Celestini, secondo lo stesso assessore regionale, non si sarebbe verificato altrove. “La Regione Puglia non è responsabile di ciò che si sta verificando a Lecce, eppure si è resa disponibile a trovare una soluzione che non lasci per strada le famiglie, suddividendo i sacrifici tra tutti – ha aggiunto l’assessore - . Rimaniamo in attesa, però, che la Provincia di Lecce ci invii i documenti richiesti tesi riordinare la situazione delle società partecipate, con una rideterminazione della pianta organica e la presentazione del piano industriale. Fino a questo momento, gli unici documenti pervenuti sono quelli di Salento Energia: mancano tutti gli altri. Diversamente non possiamo procedere”.

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