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Foto di archivio.

Foto di archivio.

Dipendenti Lupiae minacciano di occupare il Comune. Confronto col sindaco

I lavoratori hanno avuto un nuovo colloquio con Salvemini che ha ribadito: "Senza cambio di contratti non ci sarà il rinnovo delle convenzioni"

LECCE - “Senza cambio dI contratto non c’è possibilità di ottenere la congruità economica e quindi di rinnovare le convenzioni per gli affidamenti dei servizi alla Lupiae Servizi nel 2019”: lo ha ribadito, nella tarda serata di oggi, armato di pazienza, il sindaco Salvemini ad un gruppo di dipendenti che minacciava di occupare la sede del Comune di Lecce.

Una replica, sostanzialmente, del confronto avuto nella stessa mattina con i lavoratori. “La società partecipata sconta una perdita d’esercizio di 1 milione e 400 mila euro nel 2017 cui dovremo aggiungere, molto probabilmente altri 800 mila euro relativi al 2018 – ha puntualizzato il primo cittadino-. Il privilegio di essere una società pubblica sta nel fatto che, pur essendo tecnicamente in stato di dissesto, la Lupiae può sperare in un futuro. Si fosse trattato di un’azienda privata, in queste condizioni gli amministratori avrebbero semplicemente chiuso bottega”.

Il messaggio è chiaro: l’alternativa all’istanza di concordato, presentata dal numero uno di Lupiae Servizi, Tatiana Turi, in tribunale, è il fallimento. Il sindaco ha anche garantito ai dipendenti, poche decine di presenti, che l’amministrazione sta lavorando alacremente allo sblocco del pagamento degli stipendi tramite il conto corrente aperto per la gestione della procedura di concordato.

I lavoratori intanto, svincolandosi dalle rappresentanze sindacali, stavano progettando di trascorre la notte lì, nei corridoi di Palazzo Carafa. Il proposito è poi venuto meno perché il sindaco è riuscito a sedare gli animi. In ogni caso non sono tutti disposti ad affrontare ulteriori sacrifici economici: "La colpa di una cattiva gestione della società, negli anni, non può ricadere ancora sulle nostre spalle e sulle nostre tasche”. E la tensione rimane alta.

Domani e dopodomani, qualunque sia l’esito dell’iniziativa, saranno giornate di lotta: sono stati già programmate due intere giornate di sciopero con blocco totale dei servizi. Diversamente da quanto accaduto il 26 novembre quando i dipendenti incrociarono le braccia garantendo, però, lo svolgimento minimo di alcuni servizi basilari. Il 6 e 7 dicembre si fermeranno invece tutti, compreso il personale amministrativo, per reclamare il pagamento degli stipendi già maturati (mensilità di ottobre e novembre) e ottenere garanzie sulle retribuzioni di dicembre e sulla tredicesima.

Quella di domani sarà anche la giornata per un nuovo vertice in prefettura. L’11 e 14 dicembre, invece, i sindacati siederanno insieme alla presidente Tatiana Turi intorno a un tavolo tecnico chiamato a sbrogliare la matassa burocratica. E mettere nero su bianco le differenze (e le perdite in busta paga) del passaggio di contratto dalla categoria del commercio a quella multiservizi.

“Il problema di garantire lo stipendio alle persone che stanno continuando a lavorare pur non prendendo il becco di un quattrino è serissimo – ammonisce Antonella Perrone di Uiltucs Uil -. È più che mai necessario trasformare l’impegno politico di salvare la società partecipata in un atto amministrativo”.

“Ieri è saltato il tavolo di discussione con la presidente Turi per discutere delle nuove convenzioni e delle altre tematiche aziendali a causa di un incontro con i tecnici della Lupiae, sicuramente necessario, ma il tema dei contratti non può più essere rimandato fino alla vigilia di Natale. Questa vertenza non può essere affrontata come un gioco politico, è un atteggiamento irresponsabile. Il tempo stringe e bisogna dare risposte alle famiglie”, denuncia la sindacalista.

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