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Domenica, 5 Febbraio 2023
Politica

Discordia sul futuro degli ulivi della statale 16: “Restino nel Salento”

Per i rappresentanti del movimento della Regione Salento, l’iniziativa assunta dal Wwf di trasportare alcuni esemplari nei parchi pugliesi sarebbe “insufficiente”: “Il reimpianto per noi deve avvenire nella provincia di Lecce”

LECCE – Pareri opposti, divergenze sul futuro degli ulivi della statale 16. Dopo la disponibilità da parte del Wwf a farsi carico di destinare gli esemplari privi di una collocazione in due parchi del territorio pugliese, arriva il commento degli esponenti del movimento Regione Salento che ribattono: “L’iniziativa assunta dal Wwf e la disponibilità mostrata in queste ore a volersi fare carico delle migliaia di ulivi che saranno espiantati a seguito della realizzazione della nuova strada statale Maglie Otranto è certamente un fatto positivo che il movimento Regione Salento apprezza, ma che, tuttavia, non appare del tutto soddisfacente”.

La sensibilità mostrata da una delle più note associazioni ambientaliste del mondo rappresenta “un primo passo importante” ma “il reimpianto degli ulivi, secondo noi, dovrà avvenire nel territorio della stessa Provincia di Lecce, senza privarci della ricchezza tutta speciale di alberi meravigliosi e secolari, caratteristici della terra d’Otranto”: “Pensare di portarli, allora, nel nord della Puglia – spiegano - e precisamente nel parco del Gargano non è la situazione ottimale”.

“La giusta via d’uscita – insistono dal movimento - sarebbe quella di salvare gli ulivi inserendoli all’interno di spazi verdi già protetti dalla normativa regionale al confine con le principali aree naturali del territorio salentino, compatibilmente con la disponibilità del sito e le caratteristiche del terreno. Specie per gli ulivi monumentali il trasferimento in aree omogenee ma di particolare interesse turistico ambientale, può contribuire a tipizzare quelle stesse zone senza far perdere a queste magnifiche opere d’arte della natura la loro collocazione tradizionale”.

“La nostra proposta – concludono - è quella di chiedere ai comuni interessati, alla provincia e chiunque voglia di adottare un certo numero di piante, ricordando che abbiamo a cuore la sopravvivenza di ogni singola pianta ma ancor più l’integrità complessiva del nostro paesaggio.

 

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