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Il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini (foto di Paride De Carlo).

Il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini (foto di Paride De Carlo).

Dopo Zara, Salvemini a Pd e astenuti: "Chiarezza con me e con gli assessori"

La delibera per il trasferimento dello store del noto marchio nell'immobile dell'ex Ariston che ha ospitato in precedenza una sala Bingo, ha portato a galla posizioni divergenti nella maggioranza

LECCE - Prima l'anatra zoppa e la maggioranza ballerina, poi, ricevuto un secondo mandato popolare pieno e senza più inghippi, l'irrompere della pandemia dopo nemmeno un anno di consiliatura alle spalle. Non è mai semplice la vita di un sindaco, ma quella di Carlo Salvemini, appare particolarmente "intensa".

Ultimi in ordine di tempo i distinguo da alcuni esponenti della maggioranza su provvedimenti che hanno avuto ampia eco nel dibattito cittadino. Tra questi la delibera sul trasferimento dello store del marchio Zara presso l'immobile dell'ex cinema Ariston: i dubbi e le perplessità principali hanno riguardato la monetizzazione degli standard urbanistici, cioè il corrispettivo in denaro - troppo basso si è detto - che si deve all'amministrazione quando non si possono realizzare, come in questo caso, i parcheggi che una struttura di medie dimensioni deve mettere al servizio della città contestualmente all'investimento. In questa intervista il primo cittadino ripercorre la vicenda.

Gestazione travagliata, approvazione sofferta della delibera su Zara: questi sono i fatti. Ma prima di arrivarci, cancelliamo il nastro. Le chiedo di illustrare ai lettori il senso di questo provvedimento, come fosse la prima volta.

"Come ho detto in consiglio, non è un provvedimento strategico, ma ha un valore importante dal punto di vista del riconoscimento del valore commerciale della nostra città. Per poterne cogliere il significato conviene ricostruire la cornice: il 2020 ci consegna alcuni dati impressionanti sulla crisi del commercio, ne cito uno su tutti, quello dello studio Ambrosetti che prevede per la fine dell’anno la chiusura di 90 mila negozi e la perdita tra i 220mila e i 380mila posti di lavoro. Più del doppio delle chiusure registrate in tutto il periodo 2013-2019. Ci sarà una perdita di occupati tra il 15 e il 27 percento del totale. Se facciamo esclusivo riferimento a Zara, il gruppo Inditex ha annunciato la chiusura di 1200 punti vendita nel 2020 tra Europa e Asia. Anche in Italia la crisi ha investito molti store, con conseguenti licenziamenti: a Roma c’è stato anche un corteo di protesta per la chiusura delle attività".

"In questo contesto di fortissima crisi, la decisione del marchio di passare a Lecce da uno store di 600 metri quadri a uno di 2.400, di confermare un investimento importante in strutture e personale, individuando Lecce come mercato importante del Sud Italia è un risultato strategico importante che noi garantiamo attraverso una operazione che, lo ribadisco, è lineare, trasparente, legittima".

È una delibera intersettoriale che porta la firma di due assessori, Rita Miglietta di Lecce Città Pubblica e Paolo Foresio del Pd, eppure ci sono state delle perplessità, delle tensioni nella maggioranza: quasi tutto il gruppo consiliare dei dem non ha partecipato al voto, il capogruppo di Lcp si è astenuto dopo aver manifestato più volte la sua posizione critica. Esiste una questione politica nella sua maggioranza?

"Questa delibera come quella con cui approvammo il debito fuori bilancio nei confronti dell’avvocato Quinto, ha confermato che dentro il consiglio comunale ci sono idee diverse rispetto al tema della responsabilità politica. Quella che ti impone di riconoscere i diritti dei creditori dell’ente e quindi di adempiere ai tuoi obblighi. Quella di guardare agli interessi della città e di dimenticarti di chi ti ha votato e chi no. Quella che ti impone di esercitare i compiti che ti sono assegnati consapevole degli oneri che ne conseguono, tra cui quello di esercitare il dovere del voto. Il mio impegno come sindaco è anche quello di affermare questo principio, di farlo diventare patrimonio di tutta la maggioranza perché credo che la classe dirigente si definisca attraverso l’acquisizione di consapevolezza sulla funzione del proprio ruolo".

"Io osservo rispettosamente gli esiti del confronto interno al Pd cittadino, tenuto conto che la delibera illustrata a nome del governo dall’assessore Paolo Foresio che è espressione autorevole del Pd cittadino non ha ricevuto il voto unanime del gruppo. Io ho un rapporto saldissimo con Sergio Signore, attuale vice sindaco e con Paolo Foresio, costruito sul rispetto, sulla stima, sulla condivisione degli obiettivi di governo e, fatto non meno importante, sul modo con il quale raggiungerlo. Ora si tratta di capire se la stessa sintonia c’è tra il Pd e i suoi assessori, tra il Pd e il sottoscritto, tra il Pd e la giunta ed è il Pd al suo interno che deve verificarlo ricordandosi che la linea di un partito non è responsabilità esclusiva di un singolo ma di un gruppo dirigente".

Nelle argomentazioni di chi ha ritenuto di non dare il proprio assenso alla delibera ricorrono termini come metodo, lealtà in contrapposizione a fedeltà, come se le venisse rimproverato un eccesso di potere esecutivo, un deficit di confronto dialettico all’interno della maggioranza. Insisto: è solo un problema di metodo o ci sono dei motivi politici di scontento che ultimamente stanno venendo a galla spesso, andando paradossalmente a riempire, nel dibattito cittadino, spazi lasciati dall’attuale minoranza di centrodestra, in fase di fisiologica riorganizzazione dopo la sconfitta alle elezioni comunali e poi a quelle regionali?

"Per formazione e per sensibilità, per valori e per la mia storia, credo nella politica come confronto anche quando si esercita una leadership. D’altra parte non ho mai chiesto un voto sulla fiducia, se non a valle di un serrato confronto sul merito dei provvedimenti. Non credo di poter essere tacciato di centralizzazione dell’attività amministrativa: ci atteniamo al riconoscimento del consiglio comunale e al rispetto delle sue funzioni. Fino al 2016 i provvedimenti di monetizzazione sugli standard venivano approvati con delibera di giunta. Credo che non sia neanche il caso, se non si vuole scivolare negli incantesimi della polemica politica, di utilizzare il termine fedeltà, che non mi appartiene minimamente. Io sono per i sì e per i no coscienziosi e di merito, naturalmente rispettando le valutazioni di ciascuno".

Veniamo agli aspetti tecnici: si è parlato di non congruità dell’importo determinato, e dunque di uno “sconto” più che generoso concesso alla Ariston Srl; si è parlato di mancanza di pareri sulla regolarità del provvedimento o della non adeguata motivazione degli stessi. Come risponde nel merito?

"Su questa delibera si sono addensate più critiche, con paziente esercizio di dialogo e confronto che attraverso il dialogo ho cercato di chiarire e fugare. Innanzitutto si tratta di una delibera pienamente legittima in applicazione di una legge regionale la cui ratio, vorrei ricordare, è quella di incentivare l’apertura di nuove attività nei centri urbani consolidati mediante riconversione di immobili esistenti con un duplice scopo: da una parte quello di evitare di lasciare vuoti edifici all’interno della città, dall’altra di evitare di consumare nuovo suolo. Questa è la ratio della norma regionale, cui aggiungiamo un terzo obiettivo con l’operazione di via Trinchese: non ricorriamo ad alcuna variazione di destinazione d’uso, essendo i locali già commerciali e quindi senza alterare in alcun modo il rapporto tra negozi di vicinato e medie strutture di vendita. Legittima è l’applicazione della deroga dello standard pertinenziale dei parcheggi, data l’evidente impossibilità di ricavarne di nuovi, nell’area interessata che ricordiamo è quella del centro consolidato e data la scarsa funzionalità nel prevederne la realizzazione in area esterna a quella interessata".

"Legittima e trasparente è la determinazione dell’importo richiesto, pari a poco meno di 600mila euro. Qualcuno ha sostenuto, pur in presenza di un parere di legittimità del dirigente del settore Urbanistica e Pianificazione del territorio oltre a quello del settore Attività Produttive, che non fosse congruo. Ma oltre la legittimità attestata, io ho ribadito in consiglio comunale quella sostanziale riportando alcuni numeri, questi: tra il 2013 e il 2018 abbiamo autorizzato a Lecce sull’asse Mazzini-centro storico nuove aperture per circa 1.115 metri e abbiamo chiesto agli investitori, nel complesso, poco più di 200mila euro. Oggi ne autorizziamo circa 2.300 e fissiamo un importo di poco meno di 600mila euro: il rapporto è più che proporzionale. Se avessimo applicato alla Ariston Srl le stesse condizioni scelte dalle amministrazioni precedenti, noi avremmo incassato un importo di gran lunga inferiore. In ogni caso si tenga conto che 2.361 metri quadri di superficie, equivalgono a circa 94 posti auto totali. Con l’applicazione della deroga avremmo previsto poco meno di 40 posti auto per i quali stiamo richiedendo circa 600mila euro e inoltre come è stato detto nel parere dell’assessorato alle Attività Produttive della Regione Puglia questa amministrazione, legge alla mano, si sarebbe potuta incaricare anche di prevedere la deroga al 100 per 100".

Sindaco, questa vicenda, insieme a quella del debito fuori bilancio per l’avvocato Quinto, insieme alle resistenze sulla delibera per la proroga tecnica triennale delle concessioni demaniali, rende opportuno, se non necessario un chiarimento nella maggioranza in vista della ripresa con il nuovo anno?

"Io sono molto tranquillo: considero segnale d’allarme quello che impedisce a un sindaco eletto con voto popolare di non poter perseguire il suo programma di mandato, o di vederne svuotati i principi cardine in ragione di una faticosa mediazione politica. Questo non lo vedo, non siamo in presenza di provvedimenti attinenti a obiettivi strategici – non lo è una delibera su un debito fuori bilancio, non lo è quella per il trasferimento di una attività commerciale -. Su quelli stiamo lavorando nel pieno rispetto del mandato ricevuto e in doverosa, purtroppo, applicazione dei tempi che per tutte le amministrazioni locali sono frenati dal particolare momento che stiamo attraversando, oltre alle specificità del nostro Comune che come ricordiamo è in manovra di riequilibrio e che, come ha certificato l’ultimo dato del Mef, dispone di circa 300 unità di personale in meno di quelle che sarebbe legittimata a impiegare".

Ecco, l’impegno annunciato di una riorganizzazione dei settori e del personale, a che punto è?

"Dal punto di vista delle specifiche responsabilità dell’ente, stiamo predisponendo una delibera di giunta per cercare di garantire la maggiore efficienza e funzionalità possibili, però è evidente che il problema lo si può risolvere solo se riusciamo ad avere una copertura normativa da parte del governo, per tutti i Comuni, ai fini delle deroghe per poter assumere personale. Questo annuncia per noi la necessità di dover tirare una linea e predisporre una manovra di riequilibrio pluriennale che, con gli stessi obiettivi, non sia costruita esclusivamente sulla riduzione della spesa per il personale altrimenti di qui a breve noi ci ritroveremo a dover garantire servizi senza personale, cosa oggettivamente impossibile".

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