Doppia preferenza di genere: voto palese per smascherare l'ipocrisia dei consiglieri

Si vota a settembre per le regionali: la modifica sulle opzioni di voto rischia seriamente un altro insabbiamento perché gli uomini non vogliono rinunciare a una situazione consolidata di privilegio

LECCE - Il dibattito sulla doppia preferenza di genere per la legge elettorale regionale sta attraversando quasi tutti le forze politiche della regione come un aquilone solca il cielo attaccato a un invisibile ma tenace filo di ipocrisia: quello che trascina le vicenda verso un insabbiamento, l'ennesimo. Cosa aspettarsi, del resto da un'assise con 46 uomini su 50 componenti?

Consentire di votare due candidati di sesso diverso non scioglie d’incanto tutti i nodi delle deformazioni di una società incardinata, dal punto di vista economico e sociale, non solo sul ruolo dell’uomo in quanto tale, ma anche sulla gerontocrazia: in Italia il potere – inteso come è direttamente proporzionale all’età, salvo alcuni casi ancora troppo rari, oltre che al sesso. In poche parole la donna è penalizzata rispetto all’uomo, ma è anche vero che tra gli uomini prevalgono spesso e volentieri i più anziani.

Un numero oramai infinito di approfondimenti, ricerche e censimenti documentano lo squilibrio strutturale che esiste in Italia tra uomini a donne, per ruoli, retribuzioni, possibilità di progressione di carriera. Le condizioni di sistema sono cioè del tutto distorte e non consentono una competizione alla pari, dove il merito e la determinazione possano prevalere come unico criterio per orientare le selezioni, le nomine, gli affidamenti.

Basta guardarsi attorno, insomma, per comprendere quanto asimmetrico sia l’universo sociale che viviamo. Le quote rosa servono a correggere queste distorsioni strutturali nel campo della rappresentanza politica: non sono la panacea di tutti i mali, ma una sorta di camicia di forza con la quale contenere lo strapotere maschile. In questo senso, la doppia preferenza di genere serve a dare una composizione equamente distribuita a un consesso legislativo le cui scelte e indirizzi incidono sulla organizzazione economia e sociale.  Detto altrimenti, è davvero stupido pensare che il sistema, per come è storicamente costruito, possa attenuare le discriminazioni di genere senza misure “coercitive” che vadano a incidere proprio laddove vengono adottate decisioni importanti per tutti.

La doppia preferenza di genere è un atto di consapevolezza, di ancoraggio a un principio di realtà che ci dice, oltre ogni ragionevole dubbio, che in tema di uguaglianza delle opportunità, tra uomini e donne non c'è storia. Non si aggira questa premessa.

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Ecco perché consiglio alle donne che andranno al voto, ma anche agli uomini che hanno a cuore la questione – e ce ne sono – di non sostenere candidati che non si esprimano chiaramente e urgentemente in favore della doppia preferenza, né attuali consiglieri (che aspirano alla riconferma) che non si impegnino, con atti vincolanti e non con dichiarazioni generiche, a cambiare subito la legge elettorale, chiedendo anche il voto palese nell’assise regionale. E se questa modifica restasse prigioniera delle sabbie mobili del consiglio regionale, allora il governo intervenga per chiudere la faccenda una volta per tutte.

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