"E ora che queste preziose anfore restino nel Salento"

Il rirovamento da parte dei carabinieri di antichi reperti strappati alle razzie dei predoni continua a destare vivo interesse. Interviene il consigliere regionale Buccoliero: "Contibuto alla storia"

Iniziano a farsi sempre di più le voci di chi vorrebbe che le preziose anfore ritrovate in modo quasi casuale, durante un controllo che ha permesso di inchiodare alle loro responsabilità due uomini che sondavano lo Jonio a caccia di reperti da trafugare, restassero ad Ugento, o comunque nel Salento. Già ieri una voce s'era espressa dalla minoranza ugentina. Angelo Minenna consigliere del Partito dei comunisti italiani, in un'interpellanza, ha richiesto al sindaco Eugenio Ozza che i reperti restino nel museo "Salvatore Specchia". Ora anche dalla Regione arriva una richiesta simile. E' quella di Antonio Buccoliero, consigliere e vicepresidente della VII commissione, Affari istituzionali.

"Il cammino della storia è fondamentale per delineare con precisione i contorni del nostro presente e per poter abbozzare, con meno incertezza, quelli del nostro futuro. Dobbiamo ricordare a noi stessi chi siamo e da dove veniamo, perché comprendere la nostra provenienza ci aiuta a comprendere meglio il senso del nostro viaggio attuale. Quello del nostro territorio - dice Buccoliero - è un passato importante, che possiamo oggi conoscere anche grazie alla professionalità, all'impegno e alla passione di tanti archeologi, che pur tra mille difficoltà, portano avanti un importante lavoro di ricostruzione. Ecco perché, il ritrovamento di questi reperti rappresenta un contributo importante dato alla nostra storia non solo passata, ma anche presente e futura. L'auspicio - conclude Buccoliero - è che questi importanti reperti, una volta restaurati e studiati, possano restare nel nostro Salento, pronti a soddisfare la sete di conoscenza delle generazioni presenti e future".

Le anfore, secondo una prima valutazione, dovrebbero risalire al II-III secolo a.C. ed essere di probabile provenienza Greco-Italia. Una vera rarità, per il Salento, il rinvenimento di reperti così remoti. Sotto il fondale è possibile che vi sia ancora qualche resto della nave che le trasportava, sebbene al momento delle prime immersioni il nucleo sommozzatori di Taranto non abbia rinvenuto del fasciame. Seguendo le orme dei due uomini (uno arrestato, perché contemporaneamente trovato in possesso di armi, l'altro denunciato) è sostanzialmente venuto alla luce un sito archeologico del tutto inedito, a circa tre miglia dalla costa, sotto una profondità di 50 metri. Buccoliero, plaudendo all'operazione compiuta dai carabinieri delle compagnie di Casarano e Tricase, con il personale della motovedetta di Santa Maria di Leuca e il nucleo sommozzatori di Taranto, aggiunge: "Al di là dell'ottimo risultato conseguito dai carabinieri, che ha permesso di scoprire degli insospettabili che "razziavano" queste ricchezze resta l'assoluta importanza di questi straordinari reperti, che andranno a scrivere una pagina importante della nostra storia. Grazie all'attenzione e all'impegno delle forze dell'ordine, questa pagina potrà andare, oggi, a beneficio di un'intera comunità e non soltanto di pochi eletti".

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Il rischio corso è stato quello di vedersi sfuggire questi reperti, senza neanche sapere della loro esistenza. Finire in qualche camion, o in una normale auto, arrivare chissà dove. Spesso chi trafuga e rivende di questi immensi tesori si sposta fingendosi un normale vacanziere, raggiungendo le località dove collezionisti di beni artistici senza scrupoli sono pronti a spendere migliaia di euro.

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