Politica

Ecco il nuovo anno. Le nostre domande, quelle di sempre

Lecce ha festeggiato un Capodanno austero. E al giro di boa fra 2009 e 2010, rimangono ancora tante, troppe le questioni irrisolte. La politica langue, pensando a se stessa. E i cittadini aspettano

Luci spente sulla città: un Capodanno austero.

LECCE - Si sono sentiti mento botti del solito, quando le lancette si sono fuse in verticale sulle ventiquattro. In alto, gocce di luci solo abbozzate, ombre plastiche di luminarie a riposo, penzolanti sul passeggio notturno, nel barocco avvolto dal chiaroscuro della luna, a cavallo fra un anno che ci saluta ed uno nuovo che arriva, bussando discreto alle porte di una Lecce seriosa. Austerità di Capodanno, un po' patetica e velata d'ipocrisia, dopo 365 giorni trascorsi fra chiacchiericcio frenetico, stallo amministrativo ad ogni livello e voluminosi incartamenti ammonticchiati in Procura. Il 2010 arriva un po' in sordina, preavvisato dal fragore di qualche bomba carta sfuggita ai controlli delle fiamme gialle, fra brindisi che sanno di rituale sbiadito. Lecce non è una città felice, e quelle lampade spente, impiccate sopra fili che s'intersecano su piazza Sant'Oronzo, quando l'orologio batte l'una e ci si aspetterebbe un gioco di luci e colori, ne sono la spia.

Lasciamo alle nostre spalle un 2009 amaro, in una città che si riscopre, intimorita, un po' più povera, trascinata nella spirale di una crisi diffusa, profondamente disillusa da scandali che emergono in tutta la loro misera chiarezza, e non sapendo bene cosa sperare per questo 2010 che emette, confuso, i suoi primi vagiti. Da destra a sinistra i venti trascinano voci che inneggiano alla rinascita, ma sembrano quasi deboli echi, subito assorbiti dalla porosità della pietra leccese. Il nuovo anno si aprirà - ne siamo quasi certi - con le stesse domande senza risposta del primo, anche perché chi dovrebbe replicare sono i volti pallidi e ammutoliti di sempre. Tastando il polso, difficile trovarvi la pulsazione della concretezza.

Così, mentre dignitari e giullari rinnovano la danza del potere stantio, intorno ci si domanda ancora da quasi un migliaio di giorni se quella fitta ragnatela di pali e cavi che ha offeso il volto di Lecce abbia un senso logico, se i grattacieli di via Brenta provocheranno davvero grattacapi ad eventuali mandati occulti, se l'opposizione ha veramente una voce in capitolo, presa com'è, oggi, dai propri arrovellamenti politici di cui al cittadino senza pane da portare in tavola frega davvero poco, se la Provincia sia un'istituzione che abbia ancora un senso pratico che ne legittimi l'esistenza, se le baruffe per un posto a tavola in Regione siano qualcosa di più serio di un teatrino che sta rasentando, in questi giorni, il grottesco.

L'avevamo già detto, lo ribadiamo: la distanza fra politica e cittadini si sta acuendo pericolosamente, mentre i problemi del vivere quotidiano aumentano, e qualche lettore ci chiede se non sia, ad esempio, il caso di mettere un nuovo contatore per verificare se, insieme al filobus, non siano un po' troppi anche i giorni d'assenza delle telecamere nel centro storico, già ampiamente presentate al pubblico quasi come fossero l'innovazione del secolo, e oggi ancora occhi ciechi puntati nel vuoto. E allora, cosa chiedere a questo 2010? Un sogno l'avremmo tutti: niente più che vivere in una terra con una parvenza di normalità. E' chiedere troppo?

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