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Ecotassa: "Necessari più impianti altrimenti rischiano anche Comuni virtuosi"

Conferenza stampa organizzata a Lecce dal Pdl. Molte critiche al centro sinistra ma anche proposte, come quella rivolta alla Regione di impegnarsi alla costruzione di impianti di smaltimento. Macculi: "Non possiamo più chiedere sacrifici ai cittadini"

LECCE – Se non raggiungi il 40 per cento della raccolta differenziata l’ecotassa ti sanziona. Da quando entrerà in vigore, gennaio 2014. Ma non sono pochi i sindaci che chiedono al presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, il rinvio. Tanti sono infatti i comuni che sanno bene di non poter rispettare quella percentuale, anche perché non tutti hanno a disposizione gli impianti di compostaggio della frazione umida dietro casa. E quelli che ci sono, a Modugno per esempio, sono stracolmi. E allora, che si fa? Più impianti per il trattamento dei rifiuti lì dove sono pochi, o inesistenti, vedi Salento.

La conferenza stampa organizzata questa mattina nella sede del Pdl a Lecce, ha avuto proprio proposte come queste, ma anche molte critiche per come il centro sinistra alla Regione sta affrontando la questione rifiuti con l’applicazione dell’ecotassa, appunto. Silvano Macculi, assessore provinciale alla Programmazione economica e commissario Ato Lecce, Il vice-presidente vicario del Gruppo PDL/FI alla Regione Puglia Saverio Congedo e il coordinatore provinciale Pdl Antonio Gabellone, nonché presidente della Provincia di Lecce, non hanno certo risparmiato critiche, definendo l’ecotassa un ingiusto fardello per i cittadini. 

Proprio Congedo ha detto che “in una fase particolarmente difficile per le imprese e le famiglie, l’ecotassa non può essere una ulteriore penalizzazione per la comunità pugliese. Ritardi e mancanza di programmazione da parte della Regione Puglia non possono scaricarsi sui cittadini. La nostra posizione – ha spiegato - è per il rinvio dell’ecotassa al 2015 e quindi mettere nelle condizioni le amministrazioni comunali di adeguarsi e fare fronte così ai ritardi della Regione. Che vive una lunga fase commissariale gestita dal presidente Vendola. Solo il 15 ottobre – ha aggiunto il consigliere regionale - è stato approvato il piano dei rifiuti, quindi è evidente che in questo contesto i Comuni non hanno avuto tempo di adeguarsi per fare fronte a quei parametri voluti dalla Regione Puglia, ma a farne le spese non possono esserne i cittadini. Ora vediamo qual è la soluzione che metterà in campo il governo regionale – ha concluso – ma certamente i parametri devono essere due: non aggravare la spesa sui contribuenti, non penalizzare quelle amministrazioni comunali che si sono comunque dimostrate virtuose, dare il tempo a quelle meno preparate di avere il tempo di farlo”.

Nel suo lungo e circostanziato intervento, Macculi ha esordito dicendo che “se la Regione è inadempiente non può chiedere i sacrifici ai cittadini, perché la Tares si applica al 100 per 100 e non è ripartibile, mentre l’ecotassa si ribalta automaticamente sulle famiglie. Quindi – ha sottolineato - la proposta è predisporre nelle province una graduatoria delle percentuali attuali e poi chiudere con un differenziale del 50 per cento in meno per quei territori provinciali che non hanno un impianto di compostaggio. Se un comune – spiega Macculli con un esempio – ha raggiunto al 25 per cento di differenziata e come se fosse al 75 per cento perché quel 50 per cento non è in grado di raccoglierlo in quanto la Regione non ha mai provveduto a realizzare l’impianto di compostaggio”.   

Secondo l’assessore provinciale “questo è il paradosso: il comune che fino ad oggi ha operato male si avvantaggia. I Comuni che stentano con la differenziata, per esempio Porto Cesareo e Gallipoli (30 per cento, ndr) con l’ecotassa in vigore non sarebbero sanzionati. Maglie, che invece differenzia al 42 per cento, se non provvede a selezionare l’umido rischia la sanzione. E possibile? In Regione fanno riferimento ai comuni del barese – continua Macculli – ma non fanno riferimento alle altre province. Quindi un appello agli assessori del centro sinistra è questo: per trovare una soluzione non penalizzino i territorio virtuosi, perché negli ultimi anni, i 32 comuni dell’Ato Lecce 2 sono esntrati nella graduatoria regionale delle prime 50 postazioni tra quelli più virtuosi, ma rischiano tutti di essere penalizzati. Non potremmo mai arrivare al 40 per cento se non c’è un impianto di compostaggio, salvo trasportare i rifiuti umidi presso l’impianto di Modugno, in provincia di Bari, con 33 euro di trasporto a tonnellata. E poi sono tutti impianti saturi di lavoro”. 

Sulla questione scende in campo anche Confindustria Lecce con una serie di incontri itineranti nei comuni per sensibilizzare sul riciclo dei rifiuti ienerti. “Spiace constatare che su una problematica scottante e strategica per il nostro territorio come il rispetto dell’ambiente ed il riciclo dei rifiuti inerti, si debba registrare la scarsa sensibilità dei sindaci dei comuni salentini”. Ad affermarlo è il vice presidente di Confindustria Lecce,Vito Margiotta, intervenuto questa mattina all’assemblea dei sindaci convocata dalla Provincia di Lecce per la seconda volta per discutere della problematica, dopo la prima riunione, andata deserta, del 13 dicembre scorso.
 
“Il settore del riciclo dei rifiuti inerti – continua Margiotta – oltre a rappresentare un importante volano per la nostra economia, se alimentato e valorizzato con la collaborazione dei comuni, considerata l’attenzione già dimostrata dalla Provincia, contribuirebbe alla tutela dell’ambiente e del Territorio e, allo stesso tempo, al risparmio delle risorse da parte degli stessi enti pubblici. Come imprenditori chiediamo di poter fare il nostro mestiere a vantaggio del territorio e dei cittadini, auspicando di trovare nella pubblica amministrazione una sponda e non un ostacolo, considerati i tanti paletti a cui l’attività d’impresa è già sottoposta”.
 
L’Assemblea dei sindaci, dal canto suo, ha proposto di creare degli incontri di bacino per sensibilizzare maggiormente al rispetto della normativa di conferimento dei rifiuti e all’utilizzo dei materiali riciclati nei lavori pubblici e privati per arrivare alla percentuale del 30% prevista dalla norma e già adottata dalla Provincia di Lecce. E Confindustria Lecce si è resa disponibile a realizzare gli incontri da subito.

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