Giovedì, 29 Luglio 2021
Politica

Elezioni senza prime pagine. “Il diritto all’informazione rischia l’estinzione”

Dal 24 al 26 febbraio gli edicolanti italiani non ritireranno quotidiani e periodici per sensibilizzare opinione pubblica e istituzioni sulla crisi che ha colpito il settore. "Responsabilità anche di editori e distributori"

@TM News/Infophoto

LECCE - La vendita dei giornali d’informazione subirà un brusco stop in concomitanza delle elezioni politiche 2013, quando maggiore è la richiesta da parte dei lettori di notizie e approfondimenti. In questo modo i politici non avranno vetrine sulla carta stampata e i lettori non riusciranno a informarsi attraverso il giornale.

Come spiega Antonio Sergio, vicepresidente dello Snag Lecce, sindacato nazionale autonomo giornalai, aderente Confcommercio, “la protesta nasce dalla necessità di smuovere l’opinione pubblica di fronte alla situazione di crisi in cui la categoria versa già da troppo tempo, sottolineando la necessità di un intervento urgente da parte del governo al fine di tutelare un settore che garantisce il diritto sancito dalla Costituzione italiana di informare ed essere informati.”

I numeri parlano chiaro: nel 2012 circa cinque edicole al giorno hanno cessato l’attività, per un totale di 4 mila edicolanti rimasti senza lavoro. Alla luce dei dati allarmanti, “le richieste che gli edicolanti fanno al governo sono ben precise - continua Sergio - a partire da una  riforma dell’editoria che consenta il libero esercizio della propria attività, senza subire la posizione dominante della grande distribuzione. Si chiede inoltre che Regioni, Province e Comuni garantiscano una equilibrata presenza sul territorio dei punti vendita, così come già stabilito dai piani di localizzazione comunali.”  

Ma, ad essere chiamate in causa non sono solo le istituzioni. Da un lato, infatti, precisa il vicepresidente, “anche gli editori giocano un ruolo importante in questa partita, dal momento che, mediante tale mobilitazione, sono chiamati ad impegnarsi affinché si riaprano le trattative per il rinnovo o la revisione dell’accordo sindacale esistente e offrano prodotti appetibili per i lettori con poche e precise regole che siano rispettate da tutti gli attori della filiera”. Dall’altro, è necessario che “i distributori siano arginati nell’abuso della loro posizione monopolistica.”

Un problema di particolare rilevanza sul quale la categoria pone grande rilievo, riguarda il basso guadagno sulla vendita di un quotidiano, che è pari a 18 centesimi di euro lordi. A tal proposito, secondo il sindacato, è necessario rivedere l’aggio affinché divenga proporzionale sia all’intensa attività svolta sette giorni alla settimana, dall’alba al tramonto, con pochissime ferie e feste, sia al reale costo della vita.

“Se i politici non inizieranno a mettere nella loro agenda la questione degli edicolanti- conclude Sergio - il diritto all’informazione verrà condannato all’estinzione”.

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