Risposte più chiare e un pizzico umiltà. Sono doti che non guastano mai

La Puglia arancione, Lopalco cita i pochi contagi nel Salento, ma il turismo locale viene da Lombardia, Lazio, Campania, nord della Puglia: quanto ha circolato il virus, intaccando l'esterno? Ed Emiliano, quando risponderà alle domande?

Ogni tanto, un po’ di umiltà, non guasterebbe. Umiltà, significa rispondere con chiarezza. Dati scientifici alla mano, evidenze, numeri intoccabili, davanti ad alcune domande e obiezioni di noi, comuni mortali senza scuola, ma con un minimo di raziocinio. Altrimenti, hai voglia a dare dei matti ai negazionisti del virus. A usare il loro stesso linguaggio, si finisce per disorientare tutti. Compresa quella maggioranza (per fortuna) di realisti che non mettono in discussione né questa, né le altre pandemie della storia. Ma che vogliono capirci qualcosa.

Non fraintendiamoci. Chiariamo subito un concetto. Un grande errore comune, in questi giorni, è parlare di “Puglia aperta” d’estate. Fino a quell’ingloriosa classificazione di colore arancione che segna una semichiusura, la quale equivale, a tutti gli effetti, a una chiusura. La verità è una, non scordiamolo: è stata allegramente spalancata l’Italia, tutta, dopo il lockdown. Non solo la Puglia. L’Italia, libera di essere percorsa da capo a piedi.

Perché è successo? A molti è parso inopportuno. Forse perché c’erano diverse elezioni regionali importanti, anche per la tenuta del governo centrale? Forse. La buttiamo lì, un po’ da complottisti. Magari siamo nel torto, e ci scusiamo. Ma è giusto uno di quei pensieri che restano sospesi fra i mille non detti. E poi, entrando nel vivo, la Puglia, si sa, catalizza attenzioni speciali. Le discoteche, il divertimento. Lu sule, lu mare, lu jentu, si dice da queste parti. L’anima del  Salento. E, a meno che non abbia le traveggole, di divertimento, da queste parti, se n’è visto. E non poco.

Il professor Pier Luigi Lopalco ha detto la sua e l’ha ribadito in questi giorni. Trascriviamo le domande e le risposte di Omnibus, su La7. “Dal punto di vista epidemiologico, quel che è successo durante l’estate - ha detto Lopalco, nella puntata andata in onda il 2 novembre -, non ha un grosso impatto, oggi. Siamo a novembre. Quindi, l’estate è un periodo abbastanza lontano”. “È un periodo lontano – domanda la giornalista Alessandra Sardoni (qui il video completo), non l’ultima arrivata su questo pianeta -, ma non è stata una catena? Non è ricominciato da settembre?”

“Sicuramente sì – risponde Lopalco -, ma durante l’estate il virus non circolava. Circolava pochissimo ed è l’andamento naturale della pandemia. Durante l’estate circolava molto poco e potevamo permetterci di fare quello che abbiamo fatto”. Quindi, le discoteche potevano rimanere aperte? Era giusto così? Questa l’obiezione. “Sì, perché  in discoteca non c’erano positivi. È vero che c’era gente ammassata - la risposta -, ma le faccio un esempio. La Puglia è stretta e lunga. Il turismo ha avuto il suo boom nel Salento, nel Tacco d’Italia. Lì ci sono state le discoteche affollate, un sacco di gente per strada. C’è stata una bella estate. Oggi, il Salento, è la zona della Puglia meno colpita dalla pandemia”.       

Ora, io non ho in mano alcun dato per confutare le tesi di Lopalco e non sono un epidemiologo come lui. La sua parola, rispetto alla mia, è il vangelo. Però, ho solo qualche piccola considerazione, così, da semplice conoscitore delle dinamiche di questa mia terra, il Salento (sule, mare e jentu), specie in tema di divertimenti estivi. Partendo da una domanda, alla quale rispondo da solo.

Chi frequenta le discoteche e le strade delle riviere locali, d’estate? Se il nostro fosse un turismo solo interno, di giovani e meno giovani di Lecce, Brindisi e provincia, saremmo fermi alla preistoria dell’economia. Invece delle consolle, nelle discoteche, avremmo i tamburi tribali a battere il tempo. Da ormai oltre un ventennio - forse di più -, piuttosto, il nostro turismo è composto da laziali, campani, lombardi, in generale, molti pugliesi stessi, specie del Barese. Persone che accogliamo ogni estate a braccia aperte da ogni regione. Migliaia di persone. Che ci fanno campare.

Sempre senza avere alcuna contezza scientifica dell’evoluzione di questa pandemia, ma semplicemente leggendo e informandomi ogni giorno su tempi d'incubazione e avendo avuto a che fare – come molti, temo – con ammalati di coronavirus, mi chiedo: ma quanti asintomatici, potenziali veicoli del virus, hanno girato in provincia di Lecce, fino a due mesi addietro? Spesso molto giovani, che non hanno manifestato particolari problematiche. È quello che temo. E ricordo, semplicemente osservando il calendario, che siamo solo ai primi di novembre, non a novembre inoltrato. Fino a ottobre, qui, si continua ad andare al mare. Quindi, non è che poi siamo così lontani dall’estate. L’estate, a ben guardare, è giusto dietro l’angolo. E gli ultimi turisti, sono andati via l’altro giorno.

Aggiungo: quanto tempo sosta, mediamente, un turista nel Salento? Un weekend di follia, una settimana di mordi-e-fuggi, massimo dieci giorni-due settimane se proprio i soldi ci sono. Quindi, sempre per non saper né leggere, né scrivere, è possibile che il  Salento sia stato un immenso incubatore del virus, poi veicolato altrove?

Il numero del contagio locale, ancora basso (e speriamo che tale resti), essendoci stata una scarsa promiscuità fra salentini e migliaia di visitatori da fuori, quanto realmente conta nella definizione di un dato più mirato e oggettivo, tracciato, volendo usare un aggettivo al momento molto in voga? Riassumo in termini pratici, con un’immagine: la promiscuità, semmai, potrebbe essere stata soprattutto fra gli stessi turisti che avrebbero così portato a spasso, inconsapevolmente – sia chiaro – il virus come fosse un cagnolino, veicolandolo altrove, fino alla nuova esplosione. Con poche tracce qui, molte nel loro territorio d'origine e, quindi, con un effetto generale dirompente, a ventaglio. 

È solo un’idea, magari sbagliata. E sono domande che butto qui, in rete. Avrei immenso desiderio di riposta, di essere smentito, magari. Pubblicherei immediatamente une replica. Ah, sia chiaro, restando sempre in attesa anche di risposte soprattutto dal presidente Michele Emiliano, poste, in questo caso, nelle vesti di BrindisiReport. Cioè, queste, che v’invito a leggere.

Al 21 ottobre, erano due settimane che tentavamo di chiedere i motivi dell’unica bocciatura elettorale in Puglia, quella in provincia di Brindisi. Siamo al 5 novembre, fate voi due calcoli. La verità? Ci è stato sempre detto che gli impegni pressanti impedivano di rispondere. Però, da Barbara D’Urso, il tempo di farsi immortalare, il presidente l’ha trovato.

Forse siamo un po’ troppo spiccioli nei modi, cronisti di strada, di quelli che si sporcano le scarpe cercando notizie con quel piglio da straccioni pieni dell’orgoglio e dignità dei piccoli, per essere degnati di una risposta. Ma forse, presidente, e torniamo all’attacco del pezzo, un po’ di umiltà dall’altra parte, e di chiarezza in genere, non guasterebbe. In Puglia, ci abitiamo noi. Le domande, sulla Puglia, le facciamo noi.

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