Mercoledì, 4 Agosto 2021
Elezioni Comunali 2012: Provincia di Lecce

Alleanza per Otranto. Tra analisi post voto e le cause della sconfitta

Ad una settimana dalla chiusura delle urne e dalla vittoria schiacciante del sindaco Cariddi, si analizzano i risultati elettorali: il rischio è che prevalga la logica del "capro espiatorio" su una riflessione più attenta ai dati

OTRANTO - La cultura del “capro espiatorio” è antica, ma allo stesso tempo decisamente attuale. Nelle tradizioni orientali, si riteneva che a scontare una particolare colpa a nome di una comunità dovesse essere un esemplare da sacrificare alla divinità, ed un secondo, detto “emissario”, da immolare nel deserto, per tenere buone le forze del male. Le figure del “capro espiatorio” e del “capro emissario”, ad Otranto, sono ben note, in quanto presenti nella navata della cappella dei Martiri tra le rappresentazioni del mosaico pavimentale della cattedrale. Eppure sembrano poter diventare il pretesto, ad una settimana dal voto, per una riflessione un po’ più profana del recente esito elettorale.

La logica politica, del resto, pretende, quasi come un protocollo da osservare pedissequamente, la presenza almeno del più classico “capro espiatorio” su cui affibbiare tutte le responsabilità di un risultato negativo. Accade ad ogni latitudine e in ogni schieramento (si pensi a Lecce e a quanto stia avverando nel Pd in questi giorni) ed è persino inevitabile che questo discorso ritorni utile ad Otranto, dove le urne hanno parlato piuttosto chiaramente, con la clamorosa sconfitta, senza appello di sorta, di "Alleanza per Otranto".

Capire le ragioni di un insuccesso è il compito più complesso per ogni compagine battuta, perché spesso rischia di mancare la lucidità giusta per leggere i dati. Certamente, però, vedere in Corrado Sammarruco, candidato sindaco, il "capro espiatorio" su cui scaricare l'insuccesso è riduttivo, quanto ingeneroso: l'avvocato ha le proprie responsabilità, in quanto non ha colto l'esigenza di una discontinuità della leadership o la necessità di pesare la propria attraverso lo strumento partecipativo delle primarie, che gli avrebbe permesso di acquisire sul campo il ruolo di guida, senza essere tacciato come "candidato forzato".

Ha, quindi, perso, per sua stessa ammissione, un elettorato molto vicino alla propria tradizione politica, ma, dei propri errori, ha fatto ammenda con la decisione di dimettersi da Palazzo Melorio. D'altro canto, analizzando i risultati personali degli altri consiglieri d'opposizione al ribasso, eccezion fatta, seppur di misura, per Francesco Bruni e Leonardo Salzetti, emerge un giudizio non proprio positivo sul quinquennio stesso della minoranza a Palazzo Melorio, apparsa agli occhi degli elettori poco incisiva nel proporre un'alternativa all'amministrazione. In virtù di questo principio, l'esempio di Sammarruco dovrebbe suggerire analoghe conclusioni a chi, comunque sia, ha condiviso il percorso di questi cinque anni, ha avallato l'idea di bypassare le primarie, sostenendo in nome di un vantaggio numerico la linea politica della candidatura del capogruppo.

Le primarie non sarebbero stata garanzia di un risultato diverso, in quanto i successi si costruiscono nel tempo, ma probabilmente avrebbero garantito una maggiore compattezza interna, rimotivando buona parte della base, che si è sentita, invece, esclusa da un processo di partecipazione necessario, soprattutto in una fase di stallo. Si è, invece, fatto troppo affidamento sul peso della terza lista, che, pur proponendosi come in grado di scardinare gli equilibri, ha dimostrato fin dall'inizio della campagna elettorale una fragilità di consenso evidente: in politica, comunque sia, affidare il proprio destino alle sorti altrui, appare sempre controproducente.

A queste valutazioni, si aggiungono i demeriti di chi non ha saputo leggere la realtà politica del territorio, continuando a giocare tutto su quello che potrebbe semplificarsi come "anti-cariddismo", atteggiamento dimostratosi inconcludente, visto che buona parte del mondo moderato, quello che tradizionalmente si riconosce nel Pdl (la vera essenza di Alleanza per Otranto), sembra essersi riconosciuto proprio nel modello dell'attuale sindaco.

Non occorre dimenticare che Alleanza per Otranto, cinque anni fa, nacque come una civica aperta a forze provenienti anche dalla sinistra, che, fin dalla scelta di sposare il modello Pdl, si sono lentamente allontanate. Uguale destino per buone fette di quei moderati che formano il centrodestra otrantino: i segnali chiave erano arrivati nel 2009, quando nel successo elettorale di Gabellone, si era consumata la frattura locale tra il Pdl e la componente di Azzurro Popolare, attorno alla candidatura a Palazzo dei Celestini di Francesco Bruni; e quelle indicazioni si erano rafforzate nel 2010, col pareggio elettorale tra centrodestra e centrosinistra in uno dei feudi storici di Fitto.

A qualsiasi osservatore politico non sarebbe sfuggito che un fronte moderato si fosse spaccato e che andava recuperato, cercando forme di inclusione e non di esclusione. Non è, quindi, vero che l'entità della sconfitta oggi non fosse più di tanto percepibile, né tanto meno ci si può rifugiare nella deleteria corsa all'untore.

Quanto a Sammarruco "unico capro espiatorio", occorre sottolineare, invece, il suo personale merito di aver garantito una lista per il 60% nuova (anche se forse l'idea del "cambiamento" in mancanza di radicalità, non appare prorompente), proponendo delle figure giovani che meritavano probabilmente maggiore sostegno, e di aver forse concesso ad "Alleanza per Otranto" (a conti fatti) di non subire un risultato elettorale ancora più penalizzante.

La sua vicinanza a Jacopo Ortis, in tal senso, non è segno di vittimismo, ma della lucidità di chi ha profuso il massimo sforzo personale (qualcuno lo interpreterebbe come titanismo) e sa di aver reso il possibile, non scappando dinanzi alle proprie responsabilità. In politica, invece, si è troppo abituati a soggetti abituati a dare le colpe ora agli elettori che "non avrebbero capito" ora agli alleati, ora ai partiti. Insomma, sempre agli altri. Servirebbero, invece, meno "capri espiatori" e più esami di coscienza.

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