Sabato, 31 Luglio 2021
Elezioni comunali 2012

Elezioni 2012. L'analisi dell'esperto: "Voti in uscita da Loredana Capone a Paolo Perrone"

Roberto Greco è direttore di Youtrend, rivista specializzata sui flussi elettorali. Da lui un'analisi tecnica del voto. Centrosinistra al minimo storico, ha perso 8mila preferenze sul 2007. Non c'è stato"l'effetto Grillo"

 

LECCE - (Roberto Greco*) - Le amministrative del 2012, sebbene abbiano rinnovato poco meno di mille Comuni, sono entrate nella storia della politica italiana, in quanto hanno registrato la peggiore sconfitta elettorale del centrodestra nella Seconda Repubblica . Lecce è stata l’unica realtà d’Italia dove il PDL non solo ha retto, ma ha visto aumentare notevolmente i suoi consensi, facendo schizzare il suo candidato ad oltre il 64%, quasi raggiungendo il record di Adriana Poli Bortone che arrivò ad oltre il 68%, in un periodo ben diverso della storia politica locale e nazionale.

Analizzando nel dettaglio, il primo dato è l’affluenza: nel 2007 votarono 6mila 142 elettori,  contro  i  55mila 813 di oggi, in sostanza  è andato a votare circa il 7% in meno.  Perrone nel 2006 prese 34.367 voti col 56.2% delle preferenze, oggi ne prende mille e 500 in più, ma proprio per la minor affluenza alle urne, si accredita il 64.3% dei voti validi. Si può parlare, invece, di debàcle del candidato del centrosinistra Loredana Capone, che non solo non è riuscita a conservare l’eredità di 22mila 429 voti (36.7%) conquistati da Rotundo nel 2007, ma anche perso esattamente 8mila preferenze, probabilmente dispersi verso i 2mila e 400 di Maurizio Buccarella (Movimento 5 Stelle di Grillo), verso l’astensionismo ma soprattutto verso Paolo Perrone. Loredana Capone registra peggior risultato della storia del centrosinistra cittadino, con poco più del 25%, quando i suoi compagni di partito in tutt’Italia veleggiano oltre il 40%, una vera anomalia difficilmente spiegabile se non con la forza trainante delle liste a sostegno di Perrone, PdL in primis con oltre il 27%. Una forza paragonabile è chiaramente mancata al centrosinistra che ha conquistato solo  7 seggi su 32, di cui 4 al PD che si è fermato poco oltre il 10%. Lecce non ha avuto l’effetto Grillo, al contrario del resto d’Italia dove il Movimento 5 Stelle supera il 15%: Buccarella, infatti, resta fuori dal Consiglio Comunale. L’UDC, partito storicamente debole a Lecce, si ferma a poco più del 4%, facendo eleggere solo il candidato Sindaco Melica.

Passando alle liste, il PdL con  15mila 104  voti, pari al 27.8% delle preferenze è la lista più suffragata, sebbene sia lontana dagli oltre 20mila voti presi nel 2007 dalla somma di AN e Forza Italia, non contando i circa 4mila 500 del movimento La Città, oggi confluito nel PdL. Il flusso in uscita di questo grosso patrimonio è rimasto in coalizione: FLI, Io Sud e La Puglia prima di tutto sommati superano i 9mila voti, non contando la civica Grande Lecce, non presente nel 2007, che raggiunge i 4mila 488 voti. Nel centrosinistra, il PD passa dai 9,ila 111 voti dell’allora Ulivo ai 5mila 738 di oggi (10.6%), quasi 3mila 400 voti in meno che non rimangono in coalizione, in quanto le civiche nel 2007 superavano i 5mila 100 voti, contro i  circa 3mila 600 di oggi. Un buon risultato per la lista unitaria della sinistra Lecce Bene Comune che con 2.511 voti (4.6%) supera di 500 voti la somma dell’allora sinistra (rifondazione, comunisti italiani e verdi).

* Direttore della rivista specializzata in trend elettorali, economici e sociali YouTrend (www.youtrend.it), già partner della società di ricerche demoscopiche Quorum di Torino

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