Cattolici in politica, “un impegno disinteressato e rispettoso della verità”

Appello di monsignor Domenico D'Ambrosio, alla vigilia dell'appuntamento elettorale, con speciale riferimento a quei politici che si professano cristiani: "È mio dovere richiamarvi ad un impegno coerente e scevro da asservimenti"

LECCE - Non teme di ricevere critiche per una presunta “invasione di campo”. Del resto, monsignor Domenico D’Ambrosio, arcivescovo di Lecce, negli anni in cui ha preso la guida pastorale della comunità diocesana, ha dimostrato sempre una predilezione ai richiami alla politica, affinché questa si dimostrasse davvero attenta alle esigenze della città.

Anche questa volta, il presule non disdegna di lanciare il proprio appello ai candidati alla vigilia dell’appuntamento elettorale nel capoluogo, con speciale attenzione ai cattolici impegnati nell’agone politico. E l’invito è quello dedito alla ricerca di un dialogo costruttivo e al confronto senza cedere alla “confusione”.

Nell’intervento che verrà pubblicato integralmente su l’Ora del Salento, monsignor D’Ambrosio afferma: “Forse per quello che dirò qualcuno mi accuserà di invasione di campo. C’è una profonda verità che accompagna la vita e l’agire dei cristiani. Dal momento in cui Cristo ha scelto di farsi uomo e ha scelto la terra come teatro della sua azione di salvezza, noi cristiani amiamo questa terra, la sua storia, il suo quotidiano tentativo di liberarsi dalle molte incertezze che rendono affannoso, incerto e deludente il suo andare verso i cieli nuovi e la terra nuova dove sarà di casa a pieno titolo la giustizia”.

“Poiché – prosegue l’arcivescovo -, prendo in prestito alcune affermazioni di un antico scritto cristiano, Dio ci ha messi nel mondo, in un posto cioè che non ci è lecito abbandonare, non restiamo a guardare ma partecipiamo a pieno titolo a tutto ciò che promuove e difende il bene comune e realizza le giuste attese di ogni uomo”.

D’Ambrosio si dice convinto che la chiesa non possa confondersi con la realtà politica “ma – sottolinea - è suo dovere richiamare i cristiani, soprattutto quelli che scelgono di mettersi al servizio della comunità nel libero gioco della sua organizzazione, a un impegno coerente e scevro da bizantinismi e asservimenti che mortificano dignità e verità”.

“Nel dovere che mi appartiene di annunziare la verità – asserisce -, ricordo soavemente e fortemente ai cattolici che scelgono il servizio alla polis, alcune priorità di ordine etico: il disinteresse, la lealtà, il rispetto della dignità degli altri, il rifiuto della menzogna, peggio ancora della calunnia come strumento di lotta contro gli avversari, l’attenzione ai poveri, la promozione di politiche per il lavoro, l’ascolto delle istanze giovanili”.

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“Mi piace ribadire – aggiunge - alcune mie passate affermazioni: quanti tra i cristiani sono chiamati a servire nelle istituzioni per scelta personale o per delega, ricordino che c’è la possibilità del conforto e del confronto con la comunità dei credenti ma anche la chiara consapevolezza che non è la comunità a delegarlo. È una personale responsabilità che deve farsi animare e sorreggere dalla fede che irrora tutta la propria esistenza”.

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