Elezioni comunali 2012

Compravendita dei voti, candidati indignati. Ma perché se ne parla?

Dopo la denuncia di Francesco Cazzella, candidato per il centro destra con Io Sud- Grande Sud,il Partito democratico chiede al Prefetto di Lecce di fare osservare scrupolosamente le operazioni di voto nei seggi elettorali

 

LECCE – Tutti saranno pronti a giurare che non lo fanno. Che non l'hanno mai fatto. E ci crediamo. E allora perchè se ne parla? Siamo di fronte alla solita campagna elettorale senza esclusione di colpi? Cose che si dicono ma poi non sono vere? Eppure è quanto di più vergognoso e indecoroso, violento e irrispettoso nei confronti di quei cittadini che di fronte ad una manciata di euro, un sacchetto della spesa al discount, un buono di benzina, una ricarica telefonica, per non parlare di promesse occupazionali (ma a quelle non ci credono più nemmeno i muri), si prestano al gioco sporco di beceri politicanti da strapazzo. Se mai questa categoria esiste. Aspiranti consiglieri comunali, mica stiamo parlando chissà di quale carica, retribuiti con denaro pubblico solo con gettoni presenza. Ma vuoi mettere essere chiamato “Consigliere”? “Assessore”? Lì, in Comune, che, al di là dei benefit, quando entri ti fanno pure l’inchino e al bar sempre caffè pagato. Ma per raggiungere questo risultato bisogna essere votati, altrimenti si resta quelli di prima. Niente più che quelli di prima. Un po’ sempre ai margini. Senza salto. 
 
“In quanti votate nella tua famiglia, siete tre, vero? Eccoti allora 150 euro, affare fatto. Ma niente scherzi, hai capito! Guarda che riesco a sapere sei mi votate, voi tre, oppure no. Come faccio? Tu non ti preoccupare. Anzi, tagliamo la testa la toro, mentre votate fammi il piacere di fotografare col telefonino il nome che tu e la tua famiglia scriverete sulla scheda elettorale”. 
 
La triste storia è più o meno questa. Si chiama compravendita di voti. Un serpente bavoso, velenosissimo, che morde chi di disperazione muore ogni giorno. Quella disperazione che offusca la dignità delle persone e alimenta l’ignoranza di chi non è riuscito mai ad emanciparsi. Ed è proprio verso questo sconforto che il serpente si muove. E morde. Morde. 
 
L’altro giorno, in queste ore convulse di corsa al voto, mentre rientravo a casa, nel centro storico di Lecce,  ho ascoltato una vecchietta che diceva alla sua amica, anche lei avanti con gli anni, qualcosa sul voto: “Ehi, ti sto dicendo che mi ha detto proprio così, che dobbiamo voltarlo, che se non lo votiamo se ne accorge dal libretto sanitario”. Ai vecchi, quelli poveri, puoi dire di tutto, o quasi. Hanno altro a cui pensare.
 
L’altro giorno Francesco Cazzella, candidato per il centro destra  con Io Sud- Grande Sud, ha messo il dito nella piaga, senza prendere di mira esplicitamente  qualcuno, anche se quelli del Pd, conferenza stampa questa mattina sull’argomento compravendita voti, immaginano che le sue parole fossero rivolte alla coalizione di cui fa parte. Tant’è.
 
Così, l’onorevole Teresa Bellanova e il senatore Alberto Maritati, hanno scritto al Prefetto di Lecce Giuliana Perrotta, per chiedere “attraverso l’emissione di specifici provvedimenti l’obbligo ai presidenti di seggi di verificare scrupolosamente l’osservanza del divieto di introdurre telefonini e macchine fotografiche all’interno delle cabine elettorali”.
 
“Insieme ad altri esponenti del Pd – hanno fatto presente al prefetto – abbiamo provveduto a segnalare alla Procura possibili irregolarità nella gestione degli alloggi popolari, dietro le quali potrebbero celarsi dinamiche distorsive della costruzione del consenso. Così come è forte il timore che simili dinamiche si celino anche dietro la straordinaria lentezza  con cui procede il concorso per istruttori amministrativi contabili, bandito dal Comune di Lecce il 29 giugno del 2009, che a distanza di tre anni vede 400 candidati, idonei a seguito delle prove scritte orali in coincidenza della campagna elettorale”.a 072-2
 
Ma quelle che continuano a fare discutere e che vedono tutti, di tutti gli schieramenti, compatti, sono le frasi di Cazzella:  “Questa campagna elettorale è l’ emblema della realtà di crisi che sta vivendo la città di Lecce, così come l’ intero Paese. Se prima le gente chiedeva uno spiraglio occupazionale o una casa dove poter alloggiare oggi è portata ad esprimere la propria preferenza in cambio di qualche decina di euro. E’ il drammatico spaccato che sta emergendo  prepotentemente in questa tornata elettorale e che è indicativo della grande sofferenza sociale. Vendendo il voto si vende la propria libertà, perché un cittadino non può più rivendicare nulla. In questo modo si snatura la vera funzione della politica che dovrebbe essere condivisione progettuale per il bene comune e non una soddisfazione contingente, mercanteggiando questo o quel voto”.
 
Poi sono seguite le parole della Gioventù leccese con Paolo Perrone: “Alla luce delle recenti dichiarazioni del candidato al consiglio comunale per la lista Io Sud, Francesco Cazzella, noi giovani di centro-destra abbiamo sentito il dovere di intervenire e di dire la nostra riguardo il mercato dei voti elettorali. Purtroppo ci meravigliamo che fino ad ora in pochi abbiano preso una posizione chiara ed univoca in merito all’argomento. Ogni volta che incontriamo il nostro candidato sindaco Paolo Perrone, ci viene più volte ribadito di impostare la nostra campagna elettorale sull’onestà, sulla trasparenza e sulla libertà del voto : pertanto quando sentiamo parlare di voti pagati 100 euro o di fotografie da scattare per certificare l’avvenuta votazione per un candidato, proviamo un sentimento misto di stupore e rabbia”. Ben detto.
 
Ancora sulla questione, il candidato sindaco per l’Udc Luigi Melica: “La denuncia choc sulla compravendita dei voti del consigliere di Io Sud Francesco Cazzella candidato a sostegno di Paolo Perrone Sindaco, non può, per quel che mi riguarda, essere catalogata tra le tante lamentele già denunciate in passato sui media locali. Questa denuncia, infatti, è troppo circostanziata. Sono pertanto certo che lo stesso consigliere- che è persona integerrima -  al di là della ribalta mediatica avrà certamente provveduto ad inoltrarla alla Procura della Repubblica. Se così non fosse, è sempre l’essere dettagliato, preciso ed articolato nelle modalità di realizzazione degli atti denunciati (un media addirittura titola:”pacchetti, “mediatori” ed assegni post datati”), che dovrebbe indurre la Procura a procedere d’ufficio”. 
 
Se non si hanno le prove sulla compravendita di voti, le denunce in Procura contano poco. Ma valgono, tanto, le parole,  quando  servono a costruire un consenso democratico sulla base di un programma elettorale, sull’onestà di coloro che scendono in politica intesa come bene per gli altri, prima che per se stessi.
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