Domenica, 25 Luglio 2021
Elezioni comunali 2012

Articolo 18 e sviluppo, Vendola attacca il governo Monti. Bordata a Perrone

Presentata "Lecce bene comune", capolista Carlo Salvemini. Sulla storia dei regali ad Emiliano, il governatore ammonisce: "La pagliuzza nel nostro occhio ci rende ciechi". Sul sindaco: "Con Fitto e Tremonti belava come una pecora"

Nichi Vendola (foto Claudia De Biasi)

 

LECCE – Le bordate che Nichi Vendola ha riservato a Paolo Perrone sono state quasi marginali nell’economia di un discorso incentrato soprattutto sulla questione del lavoro e dell’etica pubblica, ma hanno scatenato gli applausi del pubblico che ha riempito il cineteatro dei salesiani. “Come mai il sindaco di Lecce non si è indignato per il piano di rientro sanitario imposto da Tremonti che ci ha obbligato a tagliare quasi 500 milioni, oppure per il famoso comma Puglia inserito nella finanziaria con il quale il precedente governo ha bloccato tutte le stabilizzazioni?”, si è chiesto retoricamente il governatore pugliese, per poi aggiungere: “Ora ruggisce come un leone, a quel tempo belava come una pecorella”. Vendola ha voluto anche ricordare che “siamo nel 2012, non nel 2010 e che quella campagna elettorale l’ho vinta io”, come a dire a Perrone che non ci si accinge a votare per le regionali, ma per le amministrative in una città “moderna ma con dinamiche arcaiche che nascondono le povertà come la polvere sotto il tappeto”.

Il presidente della Regione Puglia è stato nel capoluogo salentino per la presentazione della lista “Lecce bene comune”, il cosiddetto listone che unisce sotto un solo simbolo, civico, i candidati di Sinistra ecologia e libertà, Federazione della sinistra, Puglia per Vendola e dell’associazione Lecce2.0dodici di Carlo Salvemini che è anche il capolista. E’ toccato a Loredana Capone – candidato sindaco - aprire l’incontro con un intervento calibrato sul tema del malgoverno cittadino, dei concorsi interminabili che l’amministrazione trascina nel periodo elettorale e delle graduatorie sempre rimandate per gli alloggi popolari, per poi concludere con un sollecitazione ad un impegno diffuso da parte di tutti gli elettori nel tentativo di cambiare il segno politico del governo della città

Con la stessa esortazione – “non mi stancherò mai di ripeterlo, è finito il tempo delle deleghe” – Carlo Salvemini ha voluto esortare gli elettori a contendere al centrodestra, metro per metro, il terreno del consenso elettorale, ma non prima di aver rivolto a Vendola un paio di considerazioni critiche: la prima sulla primavera pugliese, definita “più una suggestione letteraria, un argomento di discussione colta” che un fattore concreto per l’agenda della politica, la seconda sulla necessità che il governatore sia più presente sul territorio regionale e più vigile rispetto ad episodi – evidente il riferimento ai regali per Michele Emiliano – che contribuiscono a fare attecchire la convinzione che non ci sia alcuna differenza tra gli schieramenti politici. “Mi rivolgo a te come leader del centrosinistra nazionale”, ha aggiunto Salvemini, invitando Vendola ad aprire un vero cantiere di rinnovamento della coalizione che parta da un confronto serrato con l’elettorato, “l’unico azionista di riferimento che abbiamo” senza troppe preoccupazioni su chi debba essere “il direttore dei lavori”.

_MG_9133-2Il presidente della Regione ha attaccato il governo Monti, bocciandolo senza appello sulla riforma del mercato del lavoro e sulle politiche per la crescita economica. “Il cinismo dei tecnici è insopportabile”, ha dichiarato, aggiungendo come tutti gli sforzi dell’esecutivo sono concentrati sulla cancellazione dell’articolo 18 “mentre nulla si fa sulla legge 30 e le sue 47 forme atipiche di contratto”. Un secondo affondo all'esecutivo Vendola lo ha sferrato sull'eterna e irrisolta questione meridionale, raccontando dell'incontro con il ministro Corrado Passera sulla vicenda dei tagli ai collegamenti ferroviari: "La questione meridionale non è nelle corde dei bocconiani", ha chiosato polemicamento. Riprendendo la provocazione di Salvemini sulla questione morale, ha preso spunto da una parabola evangelica: “La pagliuzza nel nostro occhio ci rende ciechi”, quasi a ricordare a se stesso e agli elettori che la differenza con il centrodestra si misura anche dall’integrità dei comportamenti politici. 

I candidati della lista Lecce bene comune: docenti e studenti, ma non mancano le professioni.

Di seguito i candidati della lista Lecce bene comune (resta da definire una sola posizione): oltre a Carlo Salvemini ci sono Francesco Arigliano (ingegnere informatico), Fara Bandello (avvocato), Marcello Belgioioso (insegnante), Simona Bettini (ricercatrice universitaria), Franco Buia (impiegato), Carlo Chiappini (insegnante), Saverio Citraro (dirigente medico), Federica De Giorgi, Ada Donno (insegnante), Angelica Dusi (impiegata), Eugenio Nacci (commercialista), Valeria Giannone (bancaria), Andrea Giordano (studente), Innocenzo Graziuso (insegnante), Adelaide Lanzilao (puericultrice), Marianna Martina (dirigente delle poste), Amedeo Marzo (dirigente medico), Matteo Pagliara (studente), Massimo Melillo (giornalista), Carlo Mileti (commerciante), Giuseppe Nuzzoli (farmacista), Francesco Pasanisi (studente),  Fiorella Perrone (ricercatrice universitaria), Alessandro Presicce (avvocato), Giovanni Rango (informatore scientifico), Damiana Serra (imprenditrice), Irene Strazzeri (docente universitaria), Riccardo Tafuro (bancario), Roberta Tangolo (studentessa), Renato Vernaleone (bancario).

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