Elezioni comunali 2012 Via Pistoia

Case di via Pistoia, il disagio incontra la politica. Al quinto piano, a piedi

Sullo sfondo di una dialettica a orologeria tra gli schieramenti, i drammi quotidiani tra rabbia, disperazione e rassegnazione. Intanto in Procura va in scena il battibecco tra il sindaco Paolo Perrone e Antonio Rotundo

Le case di via Pistoia

LECCE - Le scene di questa mattina in via Pistoia, a Lecce, sono le stesse, identiche, che vanno in onda in molte città italiane, soprattutto del Sud, dove l'esigenza di una casa popolare è drammaticamente più elevata dell'offerta di alloggi disponibili. Fatto che innesca dinamiche spesso perverse tra politica e cittadini. Così, mentre in Procura andava in scena un battibecco tra Antonio Rotundo e Teresa Bellanova da una parte e il sindaco Paolo Perrone dall'altra, a poche centinaia di metri dallo stadio di Via del mare, in uno stabile adibito a "case parcheggio", la signora Rita Licci apriva le porte del suo appartamento al quinto piano, dove, da sei anni a questa parte, ci arriva a piedi. Con le buste della spesa, quando va bene.

Una vita dando il voto "sempre alla destra", controcorrente rispetto alla sua famiglia (e per essere dichiaratamente di sinistra al fratello verrebbe negata ogni speranza di una casa popolare), la signora lavora al mercato, le figlie sono disoccupate e ha perso un figlio, Omar, in seguito ad un incidente stradale verificatosi nel settembre del 2007. Il giorno del funerale hanno dovuto chiamare un montacarichi per trasportare la bara a terra perché l'ascensore non funzionava. A dire il vero, quell'ascensore non ha mai funzionato. Così bambini affetti da broncospasma - si racconta nella soggiorno dove si sono radunati cronisti e telecamere - impiegano una vita per salire le rampe di scale mentre una persona disabile vive letteralmente segregate a casa. C'è anche chi ha dovuto trasferire la madre in una casa di cura, impiegando per la retta tutta la pensione mensile e anche qualcosa di più racimolato nelle difficoltà perenni di un'occupazione sempre precaria. 

E' difficile ricostruire un prima e un dopo, capire la relazione tra causa ed effetto. Alcuni di questi alloggi - in mancanza di uno straccio di regolamento comunale - furono a suo tempo occupati. Da allora, con espedienti vari, ciascuno si è arrangiato come ha potuto, anche evidentemente con allacci abusivi al quadro generale dell'energia elettrica. Poi, in qualche modo, si è cercato di normalizzare l'emergenza, tanto che la signora Rita - dopo aver assistito al video che è stato preparato dallo staff di Loredana Capone e che la vede protagonista - esibisce sul tavolo le bollette pagate. Ma l'ascensore ha continuato a restare fermo, il relativo vano ad allagarsi, e i sopralluoghi dei tecnici comunali sono andati avanti a cadenza periodica. I muri sono umidi, il riscaldamento a metano resta un'utopia , l'acqua scorre dai rubinetti con pigrizia. Non è mai stato diversamente, raccontano.

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viapistoia 002-2A tre settimane dal voto amministrativo, i fari si sono riaccesi su questo spaccato di periferia sospeso tra il bisogno e la rabbia. Ed è forse il richiamo delle urne che ha fatto assumere ad un dramma silenzioso, contraddittorio e quotidiano, una veste pubblica che agli inquilini serve - legittimamente - per ottenere un briciolo di attenzione, quella che troppo spesso sono costretti a vivere come gentile concessione. Doveva essere una sorta di assemblea pubblica, convocata da Loredana Capone, candidata sindaco del centrosinistra e da Adelaide Lanzilao (nella foto a destra, con la signore Licci) della lista "Lecce Bene Comune", che per ragioni di amicizia personale ha avuto accesso all'appartamento della famiglia Monaco-Licci. Era stato infatti invitato  anche il sindaco a confrontarsi con i residenti di via Pistoia, ma il primo cittadino è andato al secondo piano del palazzo di giustizia, perché - aveva detto ieri - se il centrosinistra ha delle prove sulla gestione clientelare delle politiche abitative, allora faccia un esposto. Si è presentato, invece, Roberto Martella, consigliere uscente con delega ai servizi sociali. 

Non sono mancate accuse incrociate, ma la situazione è rimasta sostanzialmente sotto controllo. Particolarmente acceso un diverbio tra l'esponente della maggioranza e Carlo Salvemini, con il primo che parlava di speculazione elettorale degli esponenti del centrosinistra (c'erano anche Roberto Chiappini e Massimo Melillo, anche loro della lista "Lecce Bene Comune") e il secondo che gli faceva notare come quella di oggi fosse la conseguenza di quasi un quindicennio di governo di una coalizione che non ha saputo fare nulla per affrontare la crisi sociale in città. 

In Procura il Pd si presenta con l'avvocato alla "sfida" del sindaco Paolo Perrone.

Negli stessi minuti, al secondo piano del Tribunale di Lecce, nell'anticamera della Procura della Repubblica, andava in scena il battibecco tra Antonio Rotundo e Paolo Perrone. Il primo cittadino aveva pubblicamente sfidato il Partito democratico a presentare un esposto alla magistratura riguardo all'accusa di gestione clientelare delle politiche abitative che il partito di opposizione aveva lanciato venerdì scorso durante una conferenza. 

a 032-2Gli esponenti del Pd - c'era anche l'onorevole Teresa Bellanova - in Procura ci sono effettivamente andati, accompagnati dall'avvocato Stefano Prontera. Nessun esposto, al momento, ma l'anticipazione di una denuncia intorno alla quale i democratici avrebbero in mano prove documentali e dichiarative delle quali si occuperà il legale. Il sindaco ha invitato i suoi interlocutori ad agire di conseguenza e a non sparare nel mucchio: "Oggi l’urgenza è di dare seguito alle accuse del Pd - ha dichiarato Perrone - e se queste loro accuse dovessero rispondere al vero io sono il primo ad essere arrabbiato, ma se invece non hanno le prove il fatto è altrettanto grave perché siamo di fronte al solito malvezzo di questo Pd leccese che cerca di sparare nel mucchio nel tentativo di gettare discredito sugli avversari  e di arraffare qualche voto così, sparando delle accuse, come hanno fatto cinque anni fa per la vicenda Iskenia".

 

"In campagna elettorale - ha proseguito - queste cose sono delicate, perche sono questi comportamenti, assolutamente scellerati, di sparare nel mucchio senza avere prove, che allontanano i cittadini dalla politica, e buttano discredito su tutta la categoria di operatori della politica". Infine, da parte del sindaco un'accusa nemmeno tanto velata alla Regione Puglia e allo Iacp: "Chi è deputato a costruire gli appartamenti? Gli enti locali, in parte, ma soprattutto lo Iacp, che è un ente della Regione. Quindi è un problema che dovrebbe risolvere in Regione. Dico che in questi sono state costruite pochissime case, e le poche che sono state edificate lo sono state grazie al Comune di Lecce. Lo Iacp non ha costruito un appartamento in questi anni".

Dopo aver ascoltato queste parole, è intervenuta Teresa Bellanova che ha chiesto conto a Perrone del perché manchi una graduatoria per gli accessi agli alloggi popolari dal 1999. "Questo è un altro problema", ha tagliato corto il primo cittadino che proprio rispetto ad una vicenda legata al nuovo bando, pubblicato un anno addietro, dovette accettare e in qualche modo sollecitare le dimissioni dell'allora assessore al ramo, Lucio Inguscio, travolto da una serie di polemiche per un sms inviato a conoscenti ed amici potenzialmente interessati ad un alloggio popolare.

 

 

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