Elezioni Politiche 2013

Chiusa una campagna elettorale a colpi di tweet e urla. Ora silenzio

Cosa resta di un mese di comizi, dibattiti, confronti? Una ressa di slogan, annunci e profezie tra le piazze riempite da Grillo, gli assalti di Berlusconi, il ritmo da passista di Bersani. E le dimissioni di Giannino per una bugia

Piazza del Duomo, Milano.

LECCE - Dalla mezzanotte di venerdì è calato il silenzio su una campagna elettorale piuttosto scarsa di contenuti e proposte concrete, e ricca invece di tweet, post e urla che ben si adattano alla perversione sloganistica del dibattito politico in Italia. Restano, come immagini di primo impatto, le piazze riempite da Grillo, l’invasione dei palinsesti televisivi da parte del Cavaliere che si è battuto strenuamente con i mezzi che gli sono sempre stati più congeniali, il volto sornione di Bersani e poco altro.

C’è una strana attesa, quasi da fine del mondo: il leader del Movimento Cinque Stelle urla dal palco di San Giovanni “tutti a casa”, sapendo di rispecchiare il pensiero comune di una buona parte dei cittadini. Ha il vento in poppa, ma tradisce anche alcuni sintomi da ubriacatura da vittoria: denigrare il lavoro i cronisti precari – che scrivono per una manciata di euro e sono sottoposti a sfruttamento intensivo – o tenere lontano i giornalisti italiani dal palco per una non meglio specificata responsabilità collettiva, sono scivoloni non privi di suggerimenti per ulteriori riflessioni. Che si faranno a risultati acquisiti.

Il Pd ha giocato di rimessa, cercando di non esporsi troppo per non prendere gol in contropiede: le primarie e le parlamentarie, per quanto imperfette, hanno costituito un trampolino di lancio che è mancato agli altri schieramenti, ma l’esplosione dello scandalo Mps ha posto sotto gli occhi dell’opinione pubblica la degenerazione di un sistema di relazioni per la gestione del potere economico, rispetto al quale è necessario fare tabula rasa. Per non essere travolti al prossimo giro.

Chiuso nell’angolo solo pochi mesi addietro, il Pdl ha provato coraggiosamente e in tutti i modi a ribaltare le previsioni, dispiegando una propaganda aggressiva soprattutto sui temi sensibili per la pancia dell’elettorato italiano, il fisco e le tasse, ma ha ancora una volta dimostrato di essere troppo legato alle sorti personali del suo leader: tenere la primarie, come pure una parte dei dirigenti aveva chiesto, sarebbe stato un segnale di concreta volontà di rinnovamento.

A margine, ma estremamente significative, restano alcune vicende personali. Come la parabola di Oscar Giannino, temuto a destra e rispettato a sinistra, che presenta le dimissioni irrevocabili da responsabile del suo movimento per aver mentito su un titolo accademico mai conseguito: a ben pensarci, è il primo politico a farsi da parte per una bugia, cosa che è invece abbastanza comune nel resto del mondo, quando si viene scoperti e sbugiardati davanti all’opinione pubblica. Tecnicamente resta candidato, ma ci si aspetta, a questo punto, che tenga fede all’impegno qualora fosse eletto.

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