Venerdì, 30 Luglio 2021
Elezioni Politiche 2013

Nichi Vendola, cuore in Puglia, sguardo al Parlamento: “Rivoluzione ancora possibile”

Il leader di Sel a Lecce con il capolista al Senato, Dario Stefàno. Lavoro, diritti, uguaglianza, giustizia, energie rinnovabili e welfare sociale: i temi caldi di una proposta politica che vuole pesare nel centrosinistra

Dario Stefàno e Nichi Vendola.

LECCE – Con un occhio alla Puglia e l’altro al Parlamento, Nichi Vendola arringa il popolo di sinistra che, sotto la guida attenta delle sue parole, sembra riprendere vita e speranza. In un comizio del governatore uscente di Puglia, capolista alla Camera nella circoscrizione Puglia con Pierlugi Bersani presidente, c’è tutto quello che ci si aspetta di trovare da lui. Così è stato anche oggi a Lecce, presso l’Hotel Tiziano, in cui l’eloquio brillante e sopra le righe del mattatore ha cavalcato i temi “caldi” della proposta politica di Sinistra Ecologia e Libertà. Sempre gli stessi, da quando è salito sugli scranni del parlamentino di via Capruzzi. Vagamente sciupati, forse, da quell’alone di stanchezza post – traumatica da campagna elettorale “insostenibilmente violenta” (come lui stesso ammette), ma rinfrescati dai risultati del suo governo che Vendola presenta, inanella, come piccoli gioielli da esporre con soddisfazione.

La Regione Puglia, nelle parole del suo braccio destro Dario Stefàno, già assessore alle Risorse agroalimentari e capolista al Senato, diventa la più visitata in Italia negli ultimi tre anni: “Questa non è una contingenza, è il risultato del lavoro di una giunta in cui gli assessori dialogano tra loro”. Poi l’impennata registrata dall’imprenditoria agricola, settore considerato da metà secolo il termometro dell’arretramento culturale e produttivo di un territorio. Oggi “volano dell’economia”, nelle intenzioni dei leader regionali che si sono lanciati nella sfida di “invertire una tendenza dominante”. Per passare, tappa obbligata, attraverso il business delle energie rinnovabili.

A ben guardare, il comizio procede – non a caso – per antitesi. La logica che muove i ragionamenti di Stefano e Vendola è quella del ribaltamento di uno stato di fatto da cui entrambi prendono tenacemente le distanze. Per guardare nella direzione contraria, in forma deliberatamente rivoluzionaria. “Non siamo tutti uguali, questo è un governo di persone per bene”, incalza Stefàno che rivendica il ruolo attivo del suo governo nel salvataggio economico di una città sull’orlo del “baratro finanziario”. Lecce, ovvio. “Siamo intervenuti economicamente per impedirne il dissesto, e senza guardare il colore politico della sua amministrazione”.

Le distanze con tutte le destre, indistintamente, si allungano quando la lingua batte sul dente che fa più male: il precariato giovanile. A chi ha voluto l’introduzione, in buona o mala fede, della flessibilità del mercato del lavoro, il proliferare dei contratti atipici, anzi “al minutaggio”, Vendola risponde con parole chiave: dignità, diritti, uguaglianza sul posto di lavoro, formazione, prospettive occupazionali, qualità dell’offerta, innovazione. E vanta investimenti concessi ad aziende che volessero guardare alla crescita, anziché “acquistare un biglietto di sola andata per la delocalizzazione all’estero”.

092H3128-2Le distanze diventano incolmabili, poi, quando i due esponenti di via Capruzzi si avventurano sul terreno minato della globalizzazione, del capitalismo, della speculazione bancaria di cui l’attuale governo tecnico sarebbe la massima espressione. In linea di continuità con la ben nota “ricetta berlusconiana”.

I veri scandali degli ultimi tempi non sarebbero solo politici. Ma sono quelli che “vedono alla sbarra i grossi nomi delle imprese, da Finmeccanica ad Mps, Eni ed Ilva”. E non a caso l’elite capitalistica sarebbe stata travolta da un’ondata nera: “Questo è’ il segno di un’era in cui la corruzione non è più una malattia, come negli anni di Tangentopoli, ma una regola. La fisiologia su cui si regge il sistema”.

Il leader si scalda al pensiero di un’ industria bellica foraggiata con soldi “che dovrebbero essere destinati ad altro, a partire dall’assistenza ai disabili”. Strappa applausi calorosi quando rivendica con orgoglio il diritto ad amare, “liberi da uno Stato che ficca il naso nelle scelte personali, anche quelle relative alla morte, e spia dal buco della serratura decretando quale forma di amore sia legittima e quale no”.

In chiusura si elevano le barricate in difesa dei capisaldi del welfare sociale: dalla pubblica istruzione al diritto alla salute. Prima dell’immancabile frecciata al nemico di sempre, Silvio Berlusconi, che coincide con un omaggio a quella fetta di signore che non si sente rappresentata dalla pidiellina Nicole Minetti. “Di lei Berlusconi dice che ha solo un difetto: essere bella. La volgarità delle sue battute strappa il sorriso per un istante, ma è intollerabile in uno Stato in cui le donne continuano a morire per mano degli uomini”.

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