Elezioni Politiche 2013

Giannino mette in scena l'Italia del voto: "Un calcio alla vecchia politica"

L'economista a Lecce fa il suo esordio da attore, nella singolare formula di campagna elettorale del movimento di cui è candidato: "Il teatro emoziona e smuovere le coscienze". Strali contro tutti i volti noti dei partiti in campo

Un momento dello spettacolo

LECCE - Il teatro come rappresentazione della realtà e come opportunità di liberazione dall'esistente. È una scelta controcorrente, coraggiosa, curiosa, quella messa in campo da Oscar Giannino, giornalista, economista e candidato premier di "Fare per Fermare il declino", per affrontare la campagna elettorale in corso.

Nella prima nazionale di "Una cena italiana", ieri sera, a Lecce, al teatro Db d'Essai, attraverso il ricorso alla formula della recitazione, ed accompagnato da attori professionisti (Alberto Mancioppi, Anna Coppola, Claudia Bucur e Federico Manfredi, con la regia di Aldo Cassano e testi di Magdalena Barile), Giannino racconta l'Italia di oggi che si appresta al voto, attraverso gli occhi di una famiglia "campione", dove sono rappresentati tutti gli umori e le simpatie politiche, spiegando le soluzioni del proprio movimento, nato in pochi mesi, ma che, come si direbbe in gergo, muove l'opinione pubblica, pur non godendo della visibilità di altre forze politiche.

Un movimento che, secondo i sondaggi, a livello nazionale si starebbe attestando attorno al 2%, ma che in regioni chiave, soprattutto al Nord, godrebbe di un consenso superiore, tale da poter far scattare la quota per la rappresentanza in Parlamento. Giannino, tuttavia, chiarisce di non essere interessato al risultato fine a se stesso: la volontà è quella di offrire un'alternativa, dopo che, nei mesi scorsi, le attenzioni erano state rivolte su Matteo Renzi e alla sua scalata alla leadership del centrosinistra, poi naufragata: "Si è fatto fregare - afferma - con le primarie chiuse: se avessero fatto come con Prodi, primarie aperte, forse oggi avremmo davvero la possibilità di cambiare tutto".

Ed ecco che, nella cena italiana, il giornalista-economista diventa un ospite interlocutore, che dialoga e si confronta con una madre lavoratrice ex berlusconiana, pentita del suo passato fino a piangere e a fare "mea culpa" come i battenti nel giorno del Venerdì Santo, con un diciottenne perdigiorno senza alcun interesse nella politica, con figlia neolaureata, disoccupata e in attesa di un bambino, iscritta al Movimento 5 Stelle, con un nonno pensionato, ex operaio, sostenitore del Pd: ad ogni personaggio corrisponde una fascia d'età, un ruolo nella società, ambizioni e problematiche della vita politica e sociale di tutti i giorniCIMG6901-2-2. Con riferimenti anche all'attualità stringente come il caso Monte di Paschi.

In questa chiacchierata a tutto campo, Giannino esprime i principali punti programmatici della "ricetta" per l'Italia del movimento, a cui partecipano economisti, che "hanno lavorato tutta la vita per capire come si maneggiano i conti pubblici", lanciando strali contro la vecchia politica "arraffona", fatta dai soliti noti e dalle stesse formule: dal dimagrimento della spesa alla "patrimoniale" sullo Stato (per dismettere tutto ciò che non serve), dall'abbassamento delle tasse alle agevolazioni per i giovani, dalla meritocrazia nell'Università al sostegno della ricerca, dal taglio agli sprechi sino al rilancio demografico.

I temi sono tanti, affrontati in maniera analitica e attraverso la conversazione diretta, con critiche a Monti ("ha messo Imu e redditometro ed ora ci dice che forse se n'è pentito") come a Grillo ("la protesta la comprendo, ma non con l'ambulanza", ndr), a Berlusconi ("dopo diciotto anni di tradimenti, c'è ancora qualcuno che può credergli?") e a Bersani ("ha accolto come manna il piano della Cgil, che dice recuperiamo 40milioni dall'evasione, ma è il modo di chi non sa che le questioni si affrontano operando prima sui conti certi"), sino ad Ingroia, attaccato sulle sue recenti dichiarazioni sui patrimoni nell'ultima partecipazione a Ballarò, e a Casini ("ama la famiglia, tanto che candida la cognata").

Infine, Giannino torna a spiegare il senso del teatro come metodo: "Nell'antichità si portava sulla scena il potere e le sue contraddizioni, per emozionare e spingere le coscienze degli spettatori ad unirsi e a combatterlo, prendendolo a calci nel sedere". Il senso è quello: un calcio nel sedere alla vecchia politica, che si ripropone a governare l'Italia, sapendo che "Fare per fermare il declino" è discontinuo rispetto a quella storia.

Ma forse, in tal caso, quando si parla di vecchia politica più che al teatro servirebbe il ricorso al giallo, che, in genere, insegna una verità ancora più semplice: chi annuncia l'omicidio (in questo caso dello Stato italiano), ne è quasi certamente l'autore.

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