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Xylella, documento dell’assemblea dei sindaci: “Facciamo rete per fermare l’epidemia”

Risorse economiche e azioni immediate per ristorare i danni alle aziende. Un commissario straordinario e soste-gno alla ricerca. I parlamentari si rimboccano le maniche prima dell'arrivo dei commissari Ue. Nardoni si oppone all'abbattimento degli alberi

Lecce - Chiedono sostegno finanziario i sindaci dei Comuni salentini, e la costituzione di un commissario straordinario di alto profilo tecnico, o scientifico, per gestire l’emergenza xylella. Soprattutto, chiedono di pervenire a soluzioni concrete facendo rete e agendo subito sugli strumenti economici e normativi regionali, nazionali e comunitari.

Questo, in buona sostanza, è ciò che emerge dall’assemblea dei sindaci che si è tenuta questa mattina nella sala conferenze della Provincia di via Botti. Convocata dalla presidente dell’Assemblea dei sindaci, Sonia Mariano, a braccetto con l’Assessorato provinciale all’Agricoltura, l’iniziativa ha registrato un’affluenza senza precedenti dei sindaci del Salento, ma anche dei parlamentari salentini e dei consiglieri regionali che, a tratti, hanno trasformato la seduta leccese in una sorta di Consiglio regionale straordinario, caratterizzato da un serrato faccia a faccia tra i primi cittadini e il principale interlocutore, l’assessore regionale Nardoni.

Invito già esteso il 10 settembre scorso ma non raccolto dalla larga parte degli odierni convenuti, attratti, forse, dalla presenza degli attori politici di primo piano. Grande assente il direttore dell’Osservatorio fitosanitario regionale, Antonio Guario, che dalla sua ha il fatto di non aver ricevuto nemmeno l’invito. E chissà come mai, ci sarebbe da chiedersi, visto che proprio una figura come la sua avrebbe potuto rispondere alle decine di interrogativi rimasti, nonostante tutto, senza risposta. Come senza risposta è rimasta anche la domanda che nessuno ha voluto, o saputo porre, e che, peraltro, potrebbe svelare parte del mistero xylella: com’è arrivato – ma sarebbe più corretto dire “da dove” – il cosiddetto “batterio killer” sul nostro territorio? E, in particolar modo, come ha fatto a dilagare giungendo a interessare ben 26mila ettari di terreno agricolo, con aree colpite anche a grandissime distanze dal focolaio iniziale?

Va chiarito, anzitutto, che la xylella non è un “patogeno”, anche perché dai laboratori dell’Osservatorio regionale, ad oggi, non è pervenuta alcuna risposta scientifica che ne indichi gli elementi di patogenicità. Anzi a dirla tutta, dai laboratori non è pervenuto granché, finora. Ed è uno dei motivi che ha indotto i sindaci a chiedere delle risposte precise attraverso uno strumento ad essi proprio, ovvero la redazione di un documento di sintesi che individui modalità e tempi per le azioni finanziarie e operative finalizzate alla risoluzione, o contenimento, della calamità.

“La situazione è estremamente grave – ha detto la presidente dell’assemblea dei sindaci Sonia Mariano –  sia dal punto di vista paesaggistico, che da quello economico, con ricadute su tutte le attività produttive del territorio. Non possiamo rispondere in maniera concreta ai nostri cittadini e le situazioni si aggravano sempre più. Non ci sono risorse economiche per far fronte alle esigenze delle piccole economie locali. E, a breve, si preannuncia un effetto domino.”

Sono 65.738 le aziende agricole sul territorio, pari a circa il 29 % del totale regionale e al 7% nazionale, con una superficie destinata all’olivicoltura di 97327,28 ettari; cioè l’8% dell’intero territorio nazionale. Mentre le piante sono addirittura 9milioni e di queste buona parte secolari e ultrasecolari che ormai vengono definite “monumentali”, non tanto per la dimensione quanto più per l’importanza che assumono nell’ambito del patrimonio paesaggistico.  Numeri che confermano il ruolo di primo piano dell’olivicoltura salentina e pugliese nel panorama nazionale.

Su alcuni punti i sindaci del Salento sono stati irremovibili, la figura del commissario dovrà essere individuata tra le personalità estranee alla politica, possibilmente un tecnico o uno scienziato, e questi dovrà, necessariamente, operare in loco all’interno di una sede opportunamente prevista. Dovrà, inoltre, essere affiancato da un comitato tecnico-scientifico che poterà a un tavolo composto anche da esponenti della politica locale e regionale.

C’è stato accordo anche sul coinvolgimento di agronomi, agrotecnici e associazioni dei produttori. Ma la questione più urgente resta quella d’individuare risorse finanziarie a sostegno e ristoro delle aziende e dei vivai danneggiati. Risorse che, però, dovranno essere affidate ai diretti interessati e non, come spesso è accaduto in passato, a soggetti terzi.

Ampiamente contestata dai presenti la versione di Nardoni sul “tempestivo intervento” della Regione nella vicenda che, soltanto a distanza di un anno dalla conclamazione dell’emergenza, ha portato l’Ente di via Capruzzi a dichiarare lo stato di calamità. Ma i primi cittadini chiedono anche precise garanzie sulle modalità di azione per contrastare il fenomeno xylella. Quali sono i criteri secondo i quali l’Europa ha intimato ai proprietari d’intervenire? Qual è il confine tra “buone pratiche agricole” e utilizzo massivo di fitofarmaci? E quale, ancora, sarà l’impatto sul territorio e sulle comunità residenti nelle adiacenze delle zone colpite?

E poi c’è il problema dell’eradicazione delle piante incriminate. Tanto i sindaci quanto i proprietari dei terreni non ci stanno. E, stavolta, trovano l’appoggio dell’assessore regionale. Il vincolo di condizionalità, recepito dal governo su delibera comunitaria, imporrebbe ai privati l’intero esborso delle somme. L’economia locale, già duramente provata da anni di crisi della produzione e da un’impennata del costo della manodopera, non ce la farebbe a sostenere l’ulteriore aggravio. Tutto ciò senza contare che oltre al danno si aggiunge la beffa: ovvero la procedura d’infrazione da parte del parlamento di Bruxelles a causa dei ritardi nelle azioni di contenimento. Ritardi che avrebbero per l’appunto prodotto il peggiore dei risultati, che è quello sotto gli occhi di tutti, e che l’assessore Nardoni non vuole farsi assolutamente addebitare. Ad essere addebitata, invece, alla Puglia è la sanzione che corrisponde alla chiusura dei rubinetti delle erogazioni comunitarie.

A ciò si aggiunga che la riforma della Pac – politica agricola comunitaria - e il nuovo Psr – piano di sviluppo rurale - sugli aiuti accoppiati al settore prevedono un’assegnazione di solo il 16% delle risorse destinate all’agricoltura.

 “Il problema, ormai, interessa l’intero territorio salentino – ha detto Francesco Pacella – al contrario di ciò che accadeva più di un anno fa. L’agricoltura di fatto non ha mai rappresentato una priorità nell’agenda politica regionale ed è bene che l’assessore Nardoni ne prenda atto. S’imputa, in massima parte, la colpa di quanto sta avvenendo allo stato di abbandono dei terreni. Ma ci sono ben altri fattori. Primo tra tutti che questa malattia è una novità. Anche per la scienza. E per quanto si debba riconoscere l’impegno e la solerzia dei ricercatori dell’Osservatorio regionale, è il caso di ammettere che il problema è stato colpevolmente sottovalutato.”

L’atto della giunta regionale dell’ottobre 2013 prevedeva una serie di attività ordinatorie a carico dei proprietari. Il decreto ministeriale prevede e conferma tale indirizzo. Un obbligo che si potrebbe definire, senza tema di smentita, vessatorio per gli imprenditori che potrebbero veder sfumare definitivamente i frutti di tutta una vita di sacrifici e mettere in ginocchio, se già non lo fosse, l’economia dell’intero comparto. Molti imprenditori, evidenziano infatti gli intervenuti, sono stati colpiti dall’effetto di ritorno della questione xylella, che ha visto un preoccupante calo di ordinativi a causa del timore, ingiustificato, di infezione del prodotto. L’olio, è stato chiarito a gran voce da Coldiretti e Aprol, non è soggetto a infezione.

NondiIMG_0137-4meno quest’anno, che poteva essere un anno fondamentale per la ripresa economica locale, si avrà un’ingente riduzione della produzione di olive da mensa e di olio. A incrementare questa possibilità c’era il segno negativo della produzione spagnola che l’anno passato aveva immesso sul mercato 1milione e 800mila tonnellate di prodotto, mentre nel 2014/15 sfiorerà meno della metà. Una ghiotta occasione per i produttori salentini e pugliesi che, purtroppo, non ne potranno approfittare.

Intanto i sindaci s’interrogano sull’effettiva utilità delle zone cuscinetto previste dal decreto ministeriale e dall’Europa. Quello che potremmo definire un cordone di sicurezza fitosanitaria per mettere in quarantena le aree colpite dal batterio. Nel mese di aprile, infatti, si era intervenuto nel nord-Salento con l’abbattimento di circa 100 piante compromesse dalla xylella. Ma poi la legna abbattuta è stata consegnata ai proprietari che invece di bruciarla, come sarebbe previsto, ne hanno ricavato economia. Cosa che potrebbe aver veicolato il batterio altrove. E altrove potrebbe essere finita la xylella a causa di vettori inconsapevoli, o meno, quali automobili, mezzi di carico merci, turisti e quant’altro.

In questo senso il commento del consigliere regionale Saverio Congedo e del suo collega Luigi Mazzei, di una “navigazione a vista” del governo regionale, è più che appropriato: “Sono preoccupato da ciò che diranno e faranno i commissari europei quando verranno qui nei prossimi giorni – ha dichiarato Congedo. – Intanto non possiamo procrastinare la nomina del commissario, che dovrebbe essere estraneo all’ambiente politico, trovare le risorse per ristorare proprietari e vivaisti, ma anche da destinare alla ricerca.”

A completare il pensiero di Congedo ci pensa il presidente dell’Ente provinciale Antonio Gabellone: “Gli alberi d’ulivo sono un patrimonio che non appartiene al singolo proprietario, ma alla collettività. Ecco perché il pubblico ha il dovere di supportare e sostenere le azioni dei privati. Non possiamo abbandonare gli imprenditori a se stessi. E per far sì che concluda qualcosa ci vuole un esperto che guidi e concerti il nostro operato. Dobbiamo trasformare la calamità in opportunità per far confluire risorse importanti sulle nostre aziende”. Aspetto più volte ribadito dai sindaci e che, fino a ora, avrebbe acuito la percezione da parte delle comunità di totale abbandono delle istituzioni e dei rappresentanti politici.

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