Emiliano punta su primarie partecipate: "Difendiamo la Puglia, un bene comune"

Il 12 gennaio la consultazione per scegliere, tra quattro, il candidato del centrosinistra per le regionali. Monito sui malumori interni allo schieramento: "Nessuno pensi di far saltare il tavolo"

Michele Emiliano alla Officine Cantelmo.

LECCE - L'obiettivo del governatore della Puglia è chiaro: ricevere dalla primarie del 12 gennaio una legittimazione democratica significativa per presentarsi in buone condizioni alla sfida delle elezioni regionali. Michele Emiliano in mattinata è stato a Lecce per rivolgere un accorato appello alla partecipazione: sul fatto che sarà lui il primo tra i quattro - gli altri sono Fabiano Amati, Elena Gentile e Leonardo Palmisano - gli addetti ai lavori non hanno dubbi, ma il presidente della Regione, naturalmente, non dà nulla per scontato, anche perché il messaggio di un esito scontato potrebbe rivelarsi un boomerang. 

Dal voto del 12 gennaio si aspetta una spinta che possa proiettarlo per primo ai blocchi di partenza della vera e propria competizione, assodato il fatto che con ogni probabilità il centrodestra non annuncerà la sua candidatura prima dell'esito delle elezioni in Calabria ed Emilia Romagna, a fine mese: Giorgia Meloni, stufa del tira e molla con la Lega, ha giocato d'anticipo presentando pubblicamente il nome di Raffaele Fitto, ma i malumori del Carroccio (e non solo) non sono trascurabili, anzi, non sembra facile contenere le mire di Matteo Salvini che, in ragione del peso egemone della Lega, vorrebbe un proprio candidato in almeno una regione del Mezzogiorno.

Emiliano, davanti a una folta platea di amministratori locali, esponenti di partito e sostenitori, si è speso per far comprendere l'importanza non solo simbolica del passaggio del 12 gennaio, richiamando la continuità con le primarie che hanno sempre accompagnato la stagione del centrosinistra al governo, sin dal 2005: "Dobbiamo mantenere un diritto che ci siamo conquistati perché nessuno ha mai imposto ai pugliesi un candidato calato dell'alto. Il programma lo scriveremo subito dopo attraverso forum di partecipazione".

Il governatore ha ribadito la sua strategia politica: "Noi siamo un popolo largo che ragiona sulle cose. La Puglia è come il mare, non appartiene a nessuno, è un bene comune. Per noi il colore della pelle non conta, le differenze religiose sono un arricchimento". Il tema dell'espansione del perimetro della sua coalizione, che per i suoi critici è una forma di trasformismo onnivoro, lo ha poi ricondotto a precedente illustre: "Nel 2004 ho vinto le amministrative a Bari, una città difficile, un laboratorio anche avanzato della destra italiana: Pinuccio Tatarella per anni aveva parlato di allargamento oltre i recinti tradizionali". E, infine, come sorta di rassicurazione ha aggiunto: "Io non sono un democristiano, non mi sento un moderato. La mia identità di sinistra non l'ho mai negata". 

Sollecitato sulle frizioni con Italia Viva, Emiliano ha dichiarato: "Io penso che la posizione romana sia distante dal comune sentire. Io ho fatto l'impossibile, quando Renzi era segretario, per evitare la scissione che è una cosa che non appartiene alla nostra cultura: mi sono candidato, sapendo di condurre una battaglia impari, ho fatto il mio comizio finale a Lecce con Dario Stefano (senatore del Pd, su posizioni molto distanti da quelle del governatore) che sono disponibile a incontrare, ma noi siamo una comunità di pari. Non ho mai fatto male al centrosinistra. Se qualcuno pensa di far saltare il banco, allora avrà un intero popolo contro".

L'incontro si è svolto alle Officine Cantelmo: tra i presenti i sindaci di Lecce, Gallipoli, Martano, Corigliano d'Otranto, Guagnano, Campi Salentina, Uggiano La Chiesa, Patù, oltre ai vertici locali del Pd, di Puglia Popolare e dei movimenti che gravitano nella coalizione di centrosinistra. Emiliano ha insistito sulla necessità di far prevalere le ragioni dello stare insieme: utilizzando la metafora del calabrone, la cui struttura sembrerebbe incompatibile con il volo, ha spiegato che il centrosinistra magari annaspa a livello nazionale ma si rivela vincente in quello amministrativo perché sa essere una comunità nella quale si esprime rispetto e considerazione per i singoli territori. 

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