Martedì, 3 Agosto 2021
Politica

Lo strano caso del piccolo terreno che indebita le casse di Palazzo Carafa

Debito inatteso per il Comune di Lecce, condannato a pagare 650mila euro per l'esproprio di un lotto di 2mila mq per pubblica utilità: Torricelli, sorpreso dalla valutazione, sottolinea come nessuno abbia impugnato la sentenza

LECCE – Il Comune di Lecce si “regala” un altro debito fuori bilancio per una cifra vicina ai 650mila euro (647.578 euro per l’esattezza pari ad oltre un miliardo delle vecchie lire): le casse già provate di Palazzo Carafa, dunque, si preparano ad aprire una nuova falla nel già precario bilancio. L’incredibile somma, infatti, è frutto di una sentenza della Corte di Appello di Lecce, che ha condannato il Comune a pagarla, dopo aver espropriato nel 2004, per pubblica utilità, poco più di 2000 mq con destinazione urbanistica in parte f14 (verde attrezzato) ed in parte f16 (parcheggi pubblici), determinando la relativa indennità di 23.683 euro.

Il proprietario dell’area, ritenendo la cifra non congrua, si è appellato ai giudici, che, a distanza di qualche anno gli hanno dato ragione, dando al terreno un valore esponenzialmente superiore a quello con cui il Comune lo aveva indennizzato. Il vicepresidente del consiglio comunale, Antonio Torricelli, trova, dal canto suo “incomprensibile” il fatto che un piccolo lotto di terreno di circa 2.200 mq, espropriato per la realizzazione della piazza, con parcheggi e verde attrezzato in zona Settelacquare, venga valutato in maniera tanto alta, neppure adattandone la destinazione in “attrezzature e servizi di quartiere ed interesse collettivo ad opera del pubblico ma anche del privato”, come ha argomentato la sentenza, adeguandola alla destinazione delle aree contigue.

Allo stesso tempo, Torricelli trova “altrettanto incomprensibile” e “sicuramente discutibile” che l’avvocatura o chi per essa “abbia lasciato – precisa - trascorrere inutilmente un anno e 45 giorni dal deposito della sentenza, il tempo utile per impugnare sotto il profilo della illegittimità questo primo giudizio, ma soprattutto esperire tutte le iniziative possibili per evidenziare l’inspiegabilità di un valore, secondo me, chiaramente fuori mercato, consentendone così l’esecutività e la puntuale procedura di precetto con tutte le conseguenze”.

Inoltre, è irresponsabile, ma “ormai ripetitivo”, per il vicepresidente del consiglio di Palazzo Carafa che i “dirigenti interessati rendano dichiarazione di inesistenza di debiti fuori bilancio nei due anni successivi alla esecutività della sentenza”. Per Torricelli, doveva essere impugnata “non soltanto perché incerta e complessa è la giurisprudenza in ordine alla reiterazione dei vincoli”, ma anche “perché, tra le altre ragioni che meglio di me esperti legali possono individuare, una è evidente motivo di contraddizione per una, sempre secondo le mie personali valutazioni, non corretta valutazione economica”.

In buona sostanza, nel decidere il valore, il giudice si è “adeguato” a quello indicato dal secondo dei periti incaricati (e anche qui Torricelli si chiede come mia il Comune non si sia costituito con un perito di parte), che riferisce del valore di un contratto di vendita di terreni limitrofi nell’anno 2001: “Questi ultimi – spiega -, non è dato conoscerne la destinazione urbanistica, riguardano un lotto di 11.200 mq, vale a dire 5 volte l’estensione del lotto di 2.200 oggetto della sentenza, valutato 430mila euro. È chiaro che una corretta proporzione corrisponde ad un quinto del valore riferito e quindi a non più di 85mila euro, oltre ad un modesto incremento di valore se riferito a due anni dopo (2003), e sempre che i proprietari avessero prodotto richieste di variante per ‘realizzare opere di interesse e fruizione pubblica’, circostanza non verificata”.

“Un valore di 512mila euro per soli 2.200 mq abbandonati ed in periferia ed altri 150mila di interessi ed altri oneri concessi, rappresentano – conclude Torricelli - per i ricorrenti un vero terno al lotto ed il mio pensiero, solidale e sentito, va agli altri cinque proprietari espropriati per quella stessa piazza che hanno ritenuto più che congrua l’indennità di poche migliaia di euro stabilita dall’ente: hanno perduto un importante ed irripetibile appuntamento con la fortuna”.

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