Domenica, 13 Giugno 2021
Politica

"Europa garanzia di pace": Camusso contro i totalitarismi al Sabir Festival

La sindacalista in ateneo: "L'Unione deve cambiare, con le elezioni, a garanzia dei diritti delle persone e non solo della circolazione delle merci". Critica su decreto sicurezza 2

In foto: Susanna Camusso, l'esponente Cgil in ateneo

LECCE – L'Europa, la grande “assente”, è stata richiamata all'ordine e alla coesione politica da Susanna Camusso. “Ogni l'Unione  Europea immagina di mantenere rapporti commerciali bilaterali con ogni singolo Paese, incentrati sulla libertà d'impresa mentre passano in secondo piano i diritti dei lavoratori e l'obiettivo complessivo della crescita sociale”.

L'ex leader di Cgil è intervenuta al Festival Sabir che è in corso a Lecce per rileggere, in chiave europeista, i passaggi cruciali della delicata congiuntura politica: l'emergere dei nazionalismi e degli imperialismi connessi al il rischio di derive antidemocratiche.

L'occasione è stata la lezione su "Mediterraneo e lavoro”, organizzata in collaborazione con UniSalento e Università di Strada, che ha messo a confronto due leader sindacali di due sponde del Mediterraneo: Camusso appunto, ex segretaria generale ed oggi responsabile delle politiche europee di Cgil, e Ahmed Dhifalli, segretario aggiunto Ugtt Tunisia.

“Questa è un'epoca di grandi contraddizioni in cui è invece necessario schierarsi per una idea positiva del Mediterraneo e per il sostegno effettivo alla pace ed alla libera circolazione delle persone, oltre che delle merci”, ha chiosato la sindacalista, lanciando un appello al voto europeo del 26 maggio.

Un appuntamento elettorale di peso. L'Europa infatti rischia di trovarsi schiacciata tra due imperialismi speculari: quello statunitense e quello cinese.

Il futuro del mondo passerebbe, quindi, da questo corridoio: “Se vogliamo un mondo davvero democratico, dobbiamo impedire che sia al centro di una tenaglia tra Cina e Usa, una tenaglia che governerà la creazione del lavoro, i fenomeni migratori e gli assetti della società più in generale. Da solo nessuno, neppure la Germania, può competere su questo piano. Oggi l’Europa è una straordinaria necessità per continuare a vivere in pace”.

L'ottica della Camusso è squisitamente politica. Se è vero, infatti, che a partire dagli anni '90 le relazioni internazionali hanno avuto un carattere prevalentemente commerciale e tuttora passano dagli accordi di libero scambio con i Paesi del Sud del Mediterraneo, l'Europa deve però cambiare: “Non può continuare ad essere un'unione di mercati che favorisce i nazionalismi. Oggi l’Unione è una sommatoria di governi, senza veri spazi di democrazia. Per cambiarla bisogna esserci: ecco perché è necessario votare”.

L'ex numero uno del sindacato ha parlato della connessione a doppio filo tra diritti umani e la qualità del lavoro definendola una questione comune a tutti i popoli.

“Riteniamo che le economie dei Paesi che affacciano sul Mediterraneo debbano essere condivise e supportate nella dimensione di una Grande Europa. Abbiamo mantenuto un dialogo privilegiato con la Tunisia, uscita dai moti della cosiddetta Primavera araba con un grande processo di democratizzazione, ma esistono focolai preoccupanti, come quello della guerra in Libia, che non vanno ignorati. Anche il modo in cui si tratta il tema dei processi migratori può favorire o meno l'emergere di regimi totalitari”.

E, a proposito dei processi migratori, Camusso parla di una popolazione mediterranea che è mediamente molto più giovane di quella europea e spinge per trovare una prospettiva di vita nel Vecchio Continente: “Gli africani non stanno venendo tutti qui – aggiunge - in realtà i processi migratori si svolgono prevalentemente all'interno dei Continenti. Il ministro dell'Interno, piuttosto che sparare cifre non sempre coerenti, dovrebbe dire che negli ultimi anni le persone che dall'Italia se ne vanno sono di più di quelle che arrivano. Oggi i giovani del Nord Africa non hanno scelta tra restare o emigrare: bisogna lavorare per offrire loro un'alternativa".

Camusso ha colto l'occasione per accendere i riflettori anche sulla condizione del nostro Paese: “Vedo segnali preoccupanti di intolleranza che sfociano nel razzismo e disattenzione rispetto a questi sentimenti di odio e paura nei confronti delle diversità. Chi siede in ruolo chiave, come il ministero dell'Interno, deve contrastare queste tendenze”.

L'esponente Cgil si è già messa di traverso al decreto sicurezza 2, ancora in fase di discussione e sul quale si preannuncia un'accesa battaglia politica: “Il solo fatto di averlo scritto, anche se non è ancora stato approvato, rappresenta un problema perché segna un'inversione sul principio dei diritti umani: le persone non hanno un prezzo, non sono merci”.

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