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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Politica

Ex Manifattura, l’addetto ai lavori: “Progetto prototipo per una città davvero smart”

Sulla destinazione dell'area di via Birago, sulla quale si è aperto un dibattito dopo l'ipotesi di costruzione di un un'università islamica, interviene l'architetto Giovanni Pasquino per il quale si deve puntare all'edilizia residenziale sostenibile

LECCE – Il dibattito sulla destinazione dell’ex Manifattura tabacchi si arricchisce di nuovi contribuiti. E senza dubbio alcuno, la proposta di costruire nell’area di via Birago un’università islamica, con un investimento esclusivamente privato, ha il merito di aver aperto una discussione in cui LeccePrima ha voluto coinvolgere, ben oltre i soliti noti, chiunque avesse voglia di manifestare la propria opinione in merito. Anche per scardinare l’idea che la riflessione sul futuro della città appartenga ai frequentatori delle stanze dei bottoni, giornalisti inclusi.

Questa settimana il primo contributo è quello dell’architetto Giovanni Pasquino.

Il recente dibattito aperto da Lecceprima sul futuro dell’ area sulla ex Manifatturi tabacchi di Lecce mi porta a sviluppare una riflessione ; L’ ipotesi di un recupero della struttura da destinare ad una non meglio precisata Università dell’Isla mi ha fatto trasecolare, soprattutto alla luce degli avvenimenti degli ultimi tempi in Medio Oriente; così come l’idea stessa di recupero del complesso in quanto considerato (da chi? sic.) archeologia industriale, senza sapere che in verità nel Salento da sempre a vocazione agricola ed artigianale di vere e proprie aree di antica industrializzazione non ve ne sono mai state. La verità è che la struttura in questione, non riveste alcun interesse storico architettonico (non stiamo certo parlando di un opera di Ferdinando Fuga), ed anche esteticamente non certo attraente.

E’ inoltre curioso, quasi un ossimoro, ragionare sul futuro di una ex struttura guardando al passato e alla periferia del mondo. Credo, invece, che la città di Lecce debba confrontarsi con idee urbanistiche improntate ad un respiro maggiormente europeo e moderno, mettendo in atto piani, progetti urbani e buone prassi edilizie volte ad una architettura moderna ed a basso consumo energetico; torno così alla domanda iniziale : quale futuro per la ex Manifattura?

Sulla base di quanto precedentemente esposto, provo a rovesciare completamente l’assunto iniziale che prevede come punto fermo il recupero dell’immobile quasi come fosse un dogma imprescindibile . L’idea è quindi quella di una ristrutturazione urbanistica dell’area e relativa sostituzione edilizia con una concreta applicazione dei principi della smart city. Per ampiezza , ubicazione, collegamenti etc., l’area urbanisticamente ha un certo interesse per pensare di realizzarvi un moderno quartiere di edilizia residenziale improntato all’housing sociale (ad esempio appartamenti per giovani coppie) e improntato ai principi dell’abitare sostenibile (bassi consumi energetici degli edifici, bassa impermeabilizzazione dell’ area con predilezione per una mobilità di quartiere principalmente ciclopedonale, ampia presenza di aree a verde con alberature d’alto fusto per un migliore microclima dell’ area soprattutto in periodo estivo).

In un Salento dove il comparto edile ha da sempre rappresentato un pilastro dell’economia, e che lo vede oggi in forte crisi, la progettazione/realizzazione di un progetto pilota dell’area in questione innescherebbe un processo virtuoso volto a sperimentare concretamente un nuovo modo di costruire o meglio di “de-costruire” , spingendo il settore a confrontarsi su tematiche più attuali ed energeticamente più sostenibili. Sarebbe questa, insomma, una bella sfida per una città come Lecce sempre in bilico in un difficile equilibrio tra antico e moderno, richiami europei e sirene mediorientali.

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