Giovedì, 29 Luglio 2021
Politica

Festa della donna: la vera emancipazione è la normalità

Come ogni anno, lodevoli iniziative culturali e sociali ricordano la necessità di un definitivo passo in avanti verso l'eguaglianza con gli uomini. Ma le statistiche confermano quanto ancestrali siano pregiudizi e retaggi

@TM News/Infophoto

LECCE - “E’  impressionante, e richiede ancora ben altro, lo stillicidio di barbare uccisioni di donne nel nostro Paese”.  Così, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in uno dei passaggi del suo ultimo discorso di fine anno, il 31 dicembre del 2012.  Nel giorno  dedicato alla festa non si può che partire dal più crudo dei dati di cronaca che racconta di 110 donne uccise nell’ultimo anno, secondo un trend crescente negli ultimi sei.

Anche oggi, in un’alluvione di iniziative pubbliche, reading di poesie, flash mob, mostre, conferenze, tavole rotonde e quadrate,  la rabbia cieca si abbatterà su corpi indifesi. La violenza contro le donne non conosce sosta. Ecchimosi, lacrime, umiliazioni: e solo una tra tante troverà la forza di denunciare il suo carnefice (il numero sempre attivo è il 1522).

Affondano nella storia dell’umanità le radici di un fenomeno che troppo a lungo, anche in tempi recenti, si è cercato di ridimensionare, giustificare, mistificare. E del resto, basta ripercorrere rapidamente la cronologia delle “conquiste” – anche la terminologia è indicativa di un certo retaggio – femminili, dal diritto di voto alla possibilità di arruolarsi nelle forze armate per rendersi conto di quanto ritardo culturale ci sia ancora oggi nella considerazione della donna quale soggetto autonomo e indipendente. La stessa tardiva e cervellotica codificazione delle pene spiega molto di come sia stata considerata la donna anche nel dopoguerra, quando per altri versi, l’Italia si è lanciata a passo spedito verso la modernità.

Tra i pochi meriti che ha avuto il 68’ italiano, c’è sicuramente quello di aver posto la questione femminile tra le priorità dell’agenda politica che, da allora, non ha potuto fare a meno di occuparsene, seppur svogliatamente e con un certo pressapochismo. E’ stato poi grazie al coraggio di singole figure che, nell’immaginario delle italiane, si è fatta strada l’idea che fosse possibile un’alternativa alla condizione di subalternità sociale, professionale e culturale. 

Ma le eccezioni, ché di questo si è trattato, non hanno quasi mai cambiato la regola tanto che ancora oggi gli apparati burocratici, istituzionali, politici, sindacali, imprenditoriali e accademici denotano marcatamente una caratterizzazione maschile. L’Italia, insomma, è una nazione non solo sempre più vecchia, ma che di femminile ha poco più che il nome.

Poderose e sempre più frequenti, negli ultimi decenni, sono state le spinte verso una definitiva emancipazione, ma insufficienti: innanzitutto c’è stata una presa di coscienza collettiva, che ha riguardato anche gran parte degli uomini e che ha portato a significativi passi in avanti. Ma che ci sia molta strada ancora da percorrere, lo dimostra l’inflazione di figure come quello delle consigliere di parità e la questione, anche un poco stucchevole, delle quote rosa. La necessità di uno spazio maggiore non esaurisce il problema, ma anzi potrebbe finire per essere un palliativo se il germe della violenza contro le donne non lo si sradica dalla mentalità maschile.

Una cosa che non si risolve da un giorno all’altro, ma che ha bisogno dei tempi lunghi della storia. Per modificare pregiudizi e sfatare tabù una legge o un primo ministro donna non bastano. Ci vuole il lavoro paziente di tutti i giorni, la semina nella normalità quotidiana per arrivare al ribaltamento di una prospettiva ancestrale per la quale, in fondo, lo schiaffo ogni tanto ci vuole perché “se l’è cercata”. Non ci sono alibi possibili – tradimenti, bugie, scelte autonome, esigenze di affermazione professionale - che possano giustificare il minimo gesto di violenza. L’uomo che solleva il braccio per colpire, anche solo una volta, sprofonda sotto il livello della bestia. 

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Festa della donna: la vera emancipazione è la normalità

LeccePrima è in caricamento