Festa della Liberazione: celebrazione e corteo, tra memoria storica e polemica

Un presidio rumoroso e polemico dei collettivi giovanili antifascisti ha fatto da sfondo alla manifestazione ufficiale: disturbati gli interventi delle autorità. Lungo applauso alla memoria del presidente Anpi Salvatore Sicuro, scomparso il 20 aprile

Il gonfalone dell'Anpi.

LECCE – Le memoria di ieri, la rabbia di oggi, l’incertezza sul domani. La ricorrenza della Liberazione dal nazifascismo – di cui si celebra il 70esimo anniversario – è una data particolare per l’Italia. Per come è stato elaborato il passato della dittatura, per come è avvenuta la transizione alla forma repubblicana, per come è stata usata la storia a fini politici. Chi l’ha brandita come un’arma per allontanare gli spettri di un incubo che ha lasciato, in Europa, decine di milioni di morti, chi l’ha negata fin nella sua stessa evidenza pur di non riconosce che, alla fine, non c’è niente di giusto in un’ideologia fondata sull’imperialismo, sulla supremazia razziale, sulla società patriarcale e muscolare.

Quest’anno, a Lecce, la celebrazione è stata diversa dal solito: più rumorosa, sicuramente polemica. Da una parte la cerimonia ufficiale, con le istituzioni e l’associazione nazionale partigiani d’Italia; dall’altra il presidio dei collettivi antifascisti che hanno sovrapposto la loro voce a quella degli interventi programmati  - del prefetto Giuliana Perrotta, del sindaco Paolo Perrone, del presidente della Provincia Antonio Gabellone, del presidente Anpi Murizio Nocera, del sottosegretario al Lavoro Teresa Bellanova – per poi dar luogo ad un corteo, accompagnato dalla forze dell'ordine.

IMG_5528-2Chiaro il messaggio: il 25 aprile è pratica quotidiana, non esercizio di retorica. Ma a prendersela di più per l’esercizio della contestazione è stato proprio Maurizio Nocera, rappresentante dell’Anpi, che ha esordito al microfono chiedendo che anche la sua voce venisse ricoperta da musica e slogan esattamente come avvenuto per le autorità. Da sempre l’antifascismo è pietra fondante dell’associazione, la ragione stessa della sua esistenza, e solo chi ha una certa età può comprendere come sia faticoso impegnarsi nelle piazze, nelle scuole, addirittura nelle istituzioni perché quella di oggi sia vista come una festa dell’Italia, per la semplice consapevolezza di vivere, per fortuna, in un’epoca diversa da quella del Ventennio dove il dissenso era gestito a colpi di confino, omicidi, percosse e olio di ricino.

Centinaia le persone che hanno partecipato alla ricorrenza, che quest’anno si è riappropriata di piazza dei Partigiani dove sono stati ultimati i lavori di rifacimento della piazza: In prima fila, con il fazzoletto tricolore dell’associazione, Umberto Leo, partigiano leccese che ha combattuto in montagna per tutto il periodo della Resistenza.

Da segnalare, tra l'altro, il rimprovero del prefetto alla stampa per non aver dato notizia della celebrazione odierna. Un lungo applauso che accomunato tutte le anime di questo 25 aprile è stato tributato alla memoria di Salvatore Sicuro, presidente dell’Anpi provinciale dal 1993, deceduto a 92 anni il 20 aprile scorso: dedicato a lui anche uno degli striscioni della "contro manifestazione". 

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