Fibrillazioni per le parcelle di Quinto: maggioranza divisa al voto

In commissione tiene banco la delibera per il riconoscimento del debito fuori bilancio: Patti, Giannotta e il Pd si astengono. L'avvocato vanta crediti per prestazioni fatte dal 1990 ai primi anni del Duemila

Pietro Quinto.

LECCE - Il riconoscimento del debito fuori bilancio relativo alle vecchie parcelle dell'avvocato Pietro Quinto apre una divisione all'interno di Lecce Città Pubblica, gruppo di riferimento del sindaco, Carlo Salvemini e pone un problema più generale all'interno della maggioranza a Palazzo Carafa.

Le astensioni di Pierpaolo Patti, capogruppo di Lcp, di Marco Giannotta, esponente di Noi per Lecce e presidente della commissione Bilancio, oltre a quelle dei tre consiglieri del Partito Democratico, non hanno impedito l'approvazione della delibera, passata con 10 voti favorevoli (altrettanti astenuti, un contrario). Si tratta di un passaggio, quello in commissione, non vincolante ma è chiaro che per il primo cittadino ci sono alcuni nodi politici da sciogliere, tra qualche ruggine che si trascina da un po' e l'orizzonte delle elezioni regionali che portano con sé un ventaglio di aspettative e ipotesi rispetto a equilibri presenti e futuri. Patti ha intanto messo a disposizione il suo mandato, specificando di aver bisogno di fare ulteriori approfondimenti nella convinzione di dover essere certo "al centesimo, dell'utilizzo dei denari pubblici". Natasha Mariano Mariano, sua collega di Lcp, ha cercato subito di stemperare la tensione, sottolineando come la diversità di veduta sia una garanzia di libertà e di franca discussione. Discussione che, è evidente, tornerà a farsi calda il 30 giugno, quando è stato fissato il consiglio comunale.

La vicenda si riferisce a incarichi che il noto amministrativista ha ricevuto da Palazzo Carafa fini ai primi anni del Duemila, a partire da un primo mandato del 1990 relativo a cause sorte dopo l'approvazione del Piano Regolatore Generale (1983) e per i quali ha iniziato a inviare al Comune note di pagamento a partire dal 2000, dopo la pubblicazione delle prime sentenze. Da allora il professionista ha iniziato con frequenza a sollecitare il pagamento per le sue prestazioni che non sono mai state contestate dalle varie amministrazioni, ma anzi più volte riconosciute, da ultimo nel 2016, dall'allora dirigente Maria Luisa De Salvo, per un importo complessivo pari a un milione e 211mila euro. Questo sarebbe bastato a Quinto per richiedere un decreto ingiuntivo. 

La responsabile del settore Avvocatura, Maria Teresa Romoli, è riuscita, dopo un serratissimo "contraddittorio" con Quinto, a rimodulare l'importo, spesso con l'applicazione dei parametri minimi tariffari e, laddove non accettato dalla controparte, di quelli medi, ottenendo così un potenziale risparmio che consentirebbe all'ente di risparmiare oltre mezzo milione di euro.

Nella lunga ricognizione fatta dalla dirigente sono oggettivamente emerse tante anomalie, prima tra tutte l'assenza di qualsivoglia determina di impegno di spesa, di delibera di giunta, tanto che oggi ci si ritrova a dover trattare la questione come un debito fuori bilancio. Durante le tante sedute di commissioni dedicate all'argomento più volte gli esponenti della maggioranza hanno sollevato dubbi e critiche sull'opacità procedurale relativa a quel periodo: da Gabriele Molendini di Lecce Città Pubblica, per il quale resta necessaria l'accensione di un faro con possibili risvolti penali, a Ernesto Mola, di Civica., fino ad Antonio Rotundo, del Pd.

Non c'è nulla, dunque, che possa essere nel merito imputato all'attuale maggioranza ma il paradosso che si profila è quello di fibrillazioni che si riverberano su Salvemini, intenzionato nella sua operazione di "pulizie generali" a chiudere alcune vertenze arretrate che si trascinano da lungo tempo. In tutto questo il centrodestra sta a guardare, ma a sua volta deve fare i conti  con Adriana Poli Bortone, di fatto il sindaco del periodo messo "sotto accusa", che ha già annunciato il suo voto favorevole in consiglio comunale: quelle prestazioni, del resto, sono state effettuate e la mancata liquidazione potrebbe determinare un contenzioso tra il professionista e l'amministrazione comunale con un possibile danno economico ancora maggiore per la casse del Comune..

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